Итальянский язык «l’arte lirica». Хрестоматия по чтению специальных текстов для студентов 1-2-го курсов направления 070100 «Музыкальное искусство», сп
.pdfDmitrij Sciostakovich sulle "Rime" di Michelangelo Buonarroti in URSS e in Italia, al teatro alla Scala di Milano.
Capace di approfondire il testo poetico dei drammi musicali, Nesterenko riesce bene a integrare nell'opera con la sua voce bellissima e profonda. Nesterenko dedica molto tempo anche all'insegnamento del canto al Conservatorio "Ciajkovskij" di Mosca, dove egli sta a capo della cattedra di canto. "La voce di questo cantante, – scrive "l'Unita", – è degna della grande tradizione russa, sostenuta da una pronuncia limpidissima, da una chiarezza di fraseggio davvero esemplare. Toni così morbidi e forti insieme, suoni gravi così facili non si ascoltano troppo spesso".
In occasione del bicentenario del Teatro alla Scala nel 1978 Evghenij Nesterenko si è esibito a Milano nella parte di Filippo II, re di Spagna, in mondovisione del "Don Carlos" di Verdi (per la TV) insieme a Elena Obrastzova (Eboli). I due cantanti sovietici hanno avuto un successo trionfale in quel la recita.
Nel 1981 a Vercelli Nesterenko era a capo della giuría internazionale nella sezione del canto e fu decorato della medaglia il "Viotti d'oro" per la lirica "quale interprete insuperabile delle musiche di compositori russi e per la sua magistrate interpretazione del "Boris" nei più famosi teatri del mondo". "Il pubblico che gremiva il salone Dugentesco, ha festeggiato a lungo il cantante russo Eugenio Nesterenko che ha offerto ai vercellisi un recital di canti russi e di brani lirici, mandando in visibilio il pubblico”.
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ТЕКСТЫ АРИЙ
Duetto di Euridice e di Orfeo |
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dall’opera «Euridice» |
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Musica di J.Peri |
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Orfeo: |
Euridice: |
Gioite al canto mio, |
Quella son io, |
Selve frondose |
Per cui piangeste |
Gioite, amati colli, |
Sgombare ogni timore, |
E d’ogni intorno |
Donzelle amate |
Eco rimbombi |
E spiro e vivo anch’io |
Da le valli ascose. |
Mirate, donne, il mio crin, |
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E del bel volto mio. |
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Aria di Orfeo |
dall’opera «Orfeo» di C. Monteverdi |
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Tu se’morta, se’morta mia vita |
A più profondi abbassi |
Ed io respiro, |
E intenerito il cor |
Tu se’da me partita, |
Del Re de l’ombre |
Per mai più, mai più tornare |
Meco trarotti a riveder le stele |
Ed io rimango: no, no, |
O se ciò negherammi empio destino |
Che se i versi, |
Rimarrò teco in compagnía di morte |
Alcuna cosa ponno, |
Addio terra, addio cielo e sole, addio! |
N’andrò sicuro |
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Arietta |
Alessando Scarlatti (1660–1725) |
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Sento nel core |
Splende una face |
Certo dolore, |
Che l’alma accende |
Che la mia pace |
Se non è amore, |
Turbando va. |
Amor sarà |
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Aria di Rosaura dall’opera «Rosaura» di A. Scarlatti
Qual mia colpa, o sventura M’ha rapito il mio ben L’idòlo mio?
Dimmi, o caro infidel, Che t’ho fatt’io?
Se delitto è l’adorarti,
Io son rea d’un grande error. Tu, signor de’ miei voleri
E tiranno di pensieri Altra colpa che l’amarti Non ritrovo nel mio cor.
Aria di Rosina
Dall’opera «Il barbiere di Siviglia» di G. Piasello
Già riede primavera |
La pace del mio cor |
Col suo fiorito aspetto |
Io piango afflitta e sola |
Già il grato zeffiretto |
Misera pastorella |
Scherza fra l’erbe e i fior. Tornan le |
Non la perduta agnella, |
fronde agli alberi, |
Ma il pastoral Londor |
L’erbette al prato tornano,
Ma non ritorna a me
Aria
G. Piasello
«Nel cor più non mi sento»
Nel cor più non mi sento Brillar la gioventù Cagion del mio tormento Amor,sei colpa tu.
Mi pizzichi, mi struzzichi,
Mi pungichi, mi mastichi Che cosa è questo, ahimè? Pietà,pietà, pietà!
Amore ù un certo che Disperar mi fa!
Duetto di Carolina e di Paolino dall’opera «Il matrimonio segreto» di D. Cimarosa
Carolina: |
Carolina: |
Io ti lascio perché uniti |
No, non viene |
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Che ci trovi non sta bene. |
Paolino: |
Ah tu sai ch’io vivo in pene |
Sí, sí adesso |
Se non sono vicina a te. |
Carolina: |
Paolino: |
Dammi un altro amplesso, |
Vanne, sí vane non è prudenza |
Non vienne, |
Di lasciarci trovar soli. |
Ah, pietade troveremo |
Ah, tu sai che il cor m’involi |
Se il ciel barbaro non è. |
Quando vai lontan da me. |
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Aria di Migacle dall’opera «Olimpiade» di N. Piccinni
Se cerca, se dice: L’amico dov’è? L’amico infelice Rispondi, morí.
Ah, no! sí gran duolo Non darle per me:
Rispondi, ma solo, Piangendo, partí. Che abisso di pene Lasciare il suo bene. Lasciarlo per sempre, Lasciarlo così.
Aria di Dircea
dall’opera «Demafoonte» di L. Cherubini
In te spero, o sposo amato; Fido a te la sorte mia;
E per te, qualunque sia, Sempre cara a me sarà.
Pur che a me nel morir mio Il piacer non sia negato
Di vantar che tua son io Il morir mi piacerà.
Cavatina di Almaviva
dall’opera «Il barbiere di Seviglia» di G. Rossini
Se il mio nome saper vio bramate Dal mio labbro il mio nome ascoltate, Io son Lindoro, che fido v’adoro Che sposa vi bramo che a nome
L’amoroso e sincero Lindoro
Non può darvi, mia cara, un tesoro, Ricco non sono, ma un core vi dono. Un’anima amante che fida e
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Vi chiamo
Di voi sempre parlando così, Dall’aurora al tramonro del dí.
costante,
Per voi se la sospira così, Dall’aurora al tramonto del dí.
Aria di Elvira dall’opera «Puritani» d V. Bellini
Qui la voce sua soave |
Ah! Mai più qui assorti insieme |
Mi chiamava … e poi sparí. |
Nella gioia de’sospir |
Qui giurava esser fedele, |
Ah! Rendentemi la speme, } Bis |
E poi, crudele, e mi fuggí! |
O! lasciatemi morir |
Duetto di Elvira et di Arturo dall’opera «I Puritani» di V. Bellini
Elvira: Dunque m’ami, mio Arturo?… Sí? …
Arturo: Vieni fra queste braccia, Amor, delizia e vita,
Vieni, non mi sarai rapita. Fimché ti stringo al cor Ad ogni instante ansante
Ti chiamo …a te sol bramo … Ah, vieni, mi ripeti; io t’amo d’immenso amore.
Elvira: Caro, non ho parola Ch’esprima il mio contento: L’alma elevar, mi sento in estasi d’amor.
Ad ogni instante asante
Te chiamo, e te sol bramo… ah Caro, vieni,tel ripeto,t’amo T’amo d’immenso amore, sí
Tel ripeto,sentilo Artur, dal mio cor Dunque m’ami, mio Artur?
Cavatina di Rosina
dall’opera «Il barbiere di Siviglia» di G. Rossinni
Una voce poco fa
Qui nel cor mi risuonò Il mio cor ferito è già
E Lindor fu che il piagò. Sí Lindoro mio sarà
Lo giurai,lo vincerò
Il tutor ricuserò
Io l’ingegno aguzzerò, Alla fin sí accheterà
E contenta io resterò… Sí, Lindoro mio sarà Lo giurai, lo vincerò.
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Aria di Otello dall’opera «Otello» di G’Verdi
Niun mi tema
S’anco armato mi vede. Ecco la fine del mio cammin …
Oh! Gloria! Otello fu.
E tu … come sei pallida! E stanca, e muta, e bella,
Pía creatura, nata sotto maligna stella.
Fredda, come la casta tua vita, e in cielo assorta.
Desdemona! Desdemona! Ah!… morta! … morta!… Morta! …
Pría d’ucciderti… sposa… Ti baciai, oh morendo… Nell’ombra… ov’io giacio Un bacio, un bacio ancora Un altro bacio
Aria di Eboli dall’opera «Don Carlos» di G. Verdi
O don fatale, o don crudel
Che in suo furor mi fece il cielo! Tu che ci fai si vane, altere, ti maledico,
Ti maledico, o mia beltà
Versar, versar sol posso il pianto, Speme non ho, soffrir dovrò!
Il mio delitto è orribil tanto Che cancellar mai nol potrò Ti maledico, o mia beltà!
O mia Regina, io t’immolai al folle error di questo cor.
Sono in un chiostro al mondo Ormai dovrò celar il mio dolor Ohimè, ohimè!
O mia Regina, solo in un chiostro al mondo
Ormai dovrò celar il mio dolore!
Oh ciel! E Carlo? A morte domain… Gran Dio! A morte andar vedrò!
Ah! Un di mi resta, le speme m’arride, sia benedetto il ciel!
Lo salverò! Un di mi resta, ah sia benedetto il ciel!
Lo salverò!
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Aria di Rodolfo dall’opera «La Bohème» de G. Puccini
Che gelida manina, Se la lasci riscaldar. Cercar che giova?
Al buio non si trova. Ma per fortuna
E una notte di luna, E qui la luna L’abbiamo vicina. Aspetti, signorina,
Le dirò con due parole
Chi son, che faccio e come vivo. Vuole?
Chi son? – Sono un poeta. Che cosa faccio? – Scrivo. E come vivo? – Vivo.
In povertà mia lieta Scialo da gran signore
Rime ed inni d’amore. Per sogni, per chimere E per castelli in aria L’anima ho milionaria. Talor dal mio forziere Ruban tutti i gioelli
Due lardi: gli occhi belli, V’entar col voi pur ora Ed i miei sogni usati Tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora Poiché v’ha preso stanza Una dolce speranza.
Or che mi conoscete Parlate voi. Chi siete? Vi piace dirlo?
Arioso di Canio
Dall’opera «I Pagliacci» di R. Leoncavallo
Vesti la giubba e la faccia infarina. Le gente paga e rider vuole qua.
E se Arlecchin t’invola Colombina, Ridi, Pagliaccio e ognun applaudirà!
Tramuta in lazzi lo spasmo ed il pianto;
In una smorfia il singhiozzo e’l dolor …
Ah!... Ridi, Pagliaccio sul tuo amore infranto!
Ridi del duol che t’avvelena il cor!
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Romanza di de Grieux dall’opera «Manon Lescaut» di G. Puccini
Donna non vidi mai simile a questa A dirle! Io t’amo
A nuova vita l’alma mia si desta. “ Manon Lescaut mi chiamo! ” Coma queste parole profumate
Mi vagan nello spirito,
E ascose fibre vanno a carezzare.
O sussuro gentil,deh! Non cessare!...
Manon Lesacut mi chiamo! Sussuro gentil, deh! Non cessare!
Сavatina di Norma dall’opera «Norma» di V. Bellini
Dormondo entrambi …
Non vedran la mano che li percuote! Non pentirti, o core: viver non ponno…
Qui… supplizio, e in Roma obbrobrio avran peggior supplizio assai …
Schiavi d’una matrigna … Ah, no: giamai, muioano,sí!
Non posso avvicinarmi, un gel mi prende e in fronte mi si solleva il crin
…
I figli uccido!
Teneri figli, essi, pur dianzi, delizia mia …
Essi, nel cui sorriso il perdono del ciel mirar credei!
Ed io li svenerò! Di che son rei!
Di Pollion son figli:ecco il diletto; essi per me morti, muoian per lui, e non si pena anche la sua somigli.
Feriam… Ah, no!
Son miei figli!
Aria di Giulietta
dall’opera «I Capuleti e Montecchi» di V. Bellini
Eccomi in lieta vesta |
In qual terra t’aggiri? |
Eccomi adorna come vittima all’ara. |
Dove inviarti i miei sospiri? |
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Oh! Almen potessi qual vittima Cader dell’ara al piede!
O nuzialli tede,abborrite cosí, Cosí fatali per me faci ferali! Ardo, una vampa, un foco Tutta mi strugge,
Un refrigerio al venti Io chiedo invano Ove sei Romeo?
Oh quante volte ti chiedo Al ciel piangendo,
Con quale ardor t’attendo E inganno il mio desir! Raggio del tuo sembiante
Oh parmi il brillar del giorno, Oh,l’aura che spira intorno Mi sembra un tuo sospir.
Romanza del dottore Malatesta dall’opera «Don Pasquale» di G. Donizetti
Bella siccome un angelo In terra pellegrina, Fresca siccome il giglio Che s’apre sul mattino, Occhio che parla e ride
Sguardo che il cor conquide, Chioma che vince l’èbano, Sorriso incantator.
Alma innocente ingenua, Che sé medesma ignora, Modestia imparreggiabile Bontà che v’innamora. Ai miseri pietosa, Gentil, dolce amarosa,
Il ciel l’ha fatta nascere Per far beato un cor
Arietta di Pollione
Dall’opera «Norma» di V. Bellini
Va, crudele, al Dio spietato Offri in dono il sangue mio; Tutto, ah, tutto ei sia versato, Ma lasciarti non poss’io, No, non posso.
Sol promessa al Dio tu fosti, Ma il tuo core a me si diede. Ah, non sai quell che mi costi Perch’io mai rinunzi a te
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Scena ed aria di Violetta dall’opera «la Traviata» di G. Verdi
E strano! E strano! In core scolpiti ho quegli accenti!
Saría per me sventura un serio amore?
Che risolvi, o turbata anima mia? Null’uomo ancora t’accendeva… O gioia ch’io non conobbi,
esser amata amabdo!
E sdegnarla poss’io per l’aride follíe del viver mio?
Ah fors’è lui che l’anima, solinga ne’tumulti, godea sovente pingere de’ suoi colori occulti … Lui, che modesto e vigile all’egre soglie ascese e nuova
febbre accese destandomi all’amor! A quell’amor ch’è palpito dell’universo interno, misterioso,
altero, croce e delizia al cor. Follíe! Follíe!
Delirio vano è questo! Povera donna, sola, abbandonata in questo popoloso deserto che appelano Parigi, che spero più?
che far degg’io Gioire… di voluttà ne’ vortici,
Di voluttà perir! Gioir! Gioir! Sempre libera degg’io follegiare di gioia in gioia,
vo’che scorra il viver mio pei sentieri del piacer.
Nasca il giorno, o il giorno muoia, sempre lieta ne ritrovi,
a diletti sempre nuovi dee volare il mio pensier.
Aria di Violetta dall’opera «La Traviata» di G. Verdi
Violetta legge la lettera:
“ Teneste la promessa… La disfida ebbe luogo …
Il Barone fu ferito, però migliora … Alfredo è in stranio suolo.
Il vostro sagrifizio io stesso gli ho svelato.
Egli a voi tornerà pel suo perdono…
Oh, come son mutata! Ma il Dottore a sperar pure m’esorta!
Ah, con tal morbo ogni speranza è morta!
Addio del passato bei sogni ridenti; Le rose del volto già sono pallenti L’amore d’Alfredo perfino mi manca, conforto,
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