Итальянский язык «l’arte lirica». Хрестоматия по чтению специальных текстов для студентов 1-2-го курсов направления 070100 «Музыкальное искусство», сп
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Luigi Cherubini
(1760–1842)
Luigi Cherubini nacque a Firenze nel 1760. II padre, suonatore di cembalo, fu il suo primo maestro. A tredici anni Cherubini scriveva una "Messa solenne" a quattri voci e orchestra. Nel 1778 egli si trasferí a Bologna. Dal 1780 al 1788 compose fra le altre opere "Quinto Fabio", "Armida", "La finta principessa", "Ifigenia in Aulide" che fu l’ ultima sua opera, eseguita in Italia. Nel 1788 si stabilí definitivamente a Parigi, dove presentò le opere: la"Lodoiska" che ebbe gran successo, "Medee" ("Medea") che Brahms defini "la vetta suprema della musica drammatica", "Pigmalione", ecc. "Le due giornate" sono state rappresentate nel 1800 a Parigi. Con i suoi capolavori (specialmente "Medee") Cherubini si colloca tra Glück e Beethoven, ricollegandosi al primo per la severità dello stile e per la rinuncia alla melodiosa aria italiana a favore di un declamato-arioso, al secondo per l'accentuato sinfonismo. Come direttore d'orchestra cooperò alla diffusione della musica italiana all'estero. Ma la sua celebrità la deve come teorico e sinfonista, scrisse pure molta musica sacra: messe, requiem, cantate, ecc. Luigi Cherubini fu invitato a Vienna, dove furono eseguite le sue due opere la "Fanisca" e la "Lodoisca" che riportarono anche l'approvazione di Beethoven. Cherubini divenne popolare come autore di molti canti rivoluzionari all'epoca del la Grande Rivoluzione francese.
Cherubini fu nominato professore di composizione al Conservatorio di Parigi.Nel 1821 gli venne affidata la direzione del nuovo conservatorio che mantenne fino al febbraio 1842, poche settimane prima della sua morte. A 75 anni scrisse le mille pagine di musica dell' "Ali-Baba" che suscitarono entusiasmo. Le opere di Cherubini si distinguono per una più ricca strumentazione. Cherubini trasformò l'opera mitologica nell'opera classica eroica, scrisse inni rivoluzionari per il coro con orchestra e fu uno dei più grandi compositori nell'epoca della Grande Rivoluzione francese. Morí nel 1842, e nel 1869 gli fu eretto un monumento a Santa Croce¹ di Firenze.
1 Santa Croce – город в Италии.
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Gioacchino Rossini
(1792–1868)
Nacque a Pesaro da famiglia povera. Suo padre era suonatore du corno e di tromba in orchestra; sua madre era cantante. Gioacchino rimase sette anni a Pesaro, poi passò a Bologna in compagnía di sua madre Anna Rossini che aveva una bella voce, cantava al teatro e volle che anche Gioacchino studiasse musica. Nel 1792, Gioacchino Rossini entrò al Conservatorio di Bologna all'età di quattordic anni. Nel 1810 debuttò a Venezia con "La cambiale di matrimonio", farsa in un atto accolta con successo, cui seguì il trionfo alla Scala di Milano nel 1812 con "La pietra del paragone", opera giocosa in due atti su: forma, questa, in cui espresse pienamente il proprio talento, nonostante l'esordio, ancora da studente nel 1806, fosse stato "Demetrio e Polibio", opera di genere serio, messa in scena a Roma solo nel 1812. E proprio con un'opera seria, il "Tancredi", rappresentata nel 1813, Rossini – appena ventenne e già famoso in Italia – conquistò le platee di Vienna. Nello stesso anno compose anche una delle sue più grandi opere comiche, "L'italiana in Algeri", messa in scena a Venezia.
Con "Elisabetta, regina d'Inghilterra", presentata a Napoli nel 1815, inizia il periodo napoletano del compositore, alla guida dei teatri reali della città fino al 1817. Nel 1816, in meno di tre settimane, Rossini scrisse "Il barbiere di Siviglia" per il teatro Argentina di Roma,, ispirato a quello già musicato da Paisiello, tratto dall'omonima commedia del 1775 di Pierre Augustin Beaumarchais. I tempi stretti portarono inevitabilmente ad un fiasco della prima, ma le rappresentazioni successive confermarono il valore della composizione, che otterrà il plauso di Verdi: " Non posso che credere”'Il Barbiere di Siviglia”, per abbondanza di idee, per verve comica e per verità di declamazione, la più bella opera buffa che esista".
Nel 1817 il compositore torna all'opera comica con "La Cenerentola", presentata a Roma, e, nello stesso anno, compone la semiseria "La gazza ladra", messa in scena a Milano. Intanto a Napoli Rossini aveva presentato l'"Otello", tratto dal modello shakespeariano. Più gradita al pubblico conservatore napoletano, l'opera seria fu il genere che in quegli anni Rossini rinnovò con il "Mosé in Egitto" (1818), "La donna del lago", ancora su libretto di Tottola, "Maometto II" (1820). Nel 1822, invece, alla conclusione della sua
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attività in Italia, il compositore tornò alla tradizione settecentesca con "Semiramide", rappresentata a Venezia nel 1823. Trasferitosì a Parigi nel 1824, Rossini iniziò con il rielaborare in francese il "Maometto II" e il "Moisé" e, dopo qualche anno di silenzio, compose, direttamente in lingua, il "Comte Ory" messe in scena all'Opéra nel 1828.
All'apice del successo, il musicista dette il proprio addio al teatro con un'ultima opera, il "Guglielmo Tell", ispirato alla tragedia "Wilhelm Tell", rappresentata all'Académie Royale de Musique di Parigi nel 1829, capolavoro di perfezione, destinato ad influenzare il teatro francese e quello italiano, di cui Donizetti scrisse "Rossini ha composto il primo ed il terzo atto, Dio il secondo....".Il silenzio compositivo di Rossini fu interrotto da lavori sporadici, tra cui lo "Stabat Mater" del 1841, la "Petite messe solennelle" del 1863 e un gruppo di pezzi da camera, per pianoforte, e per voce e pianoforte, raccolti sotto il nome di "Péchés de vieillesse" (Peccati di vecchiaia). Gioacchino Rossini morì a Parigi nel 1868.
Vincenzo Bellini
(1801–1835)
Vincenzo Bellini, il cigno catanese, nacque a Catania nel 1801 in una famiglia di musicisti. Vincenzo a cinque anni suonava il cembalo e a sette anni componeva. Diciotenne amesso al Conservatorio di Napoli, dove ebbe per maestro lo Zingarelli, creatore di opera teatrali. Studiando al Conservatorio, Bellini musicò un vecchio libretto “Adelson e Salvini “; l’opera venne eseguita con sucesso nel carnevale del 1825 al teatro del Conservatorio. Nel 1826 esordì al Teatro San-Carlo di Napoli con l’opera “ Bianca e Fernando “, avendo fra gli interpreti cantanti illustri come Rubini e Lablanche. L’opera fu applaudita e fece buona impressione al Donizetti.
La sua prima opera matura “ Il pirata “ebbe strepitoso sucesso al Teatro alla Scala, e il célèbre tenore Rubini eseguí la parte principale. Ora la fortuna e il genio di Bellini seguono insieme. Le sue opera “ La straniera “, “ I Capuleti e I Montecchi “, la deliziosa “ Sonnambula “ sono accolte trionfalmente.
La “ Norma “ invece, il perfetto capolavoro, fu un vero fiasco; quella
sera, il 26 dicembre 1831 il pubblico della Scala ascoltò mal volotieri la
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solenne e tenera musica dell’opera. Ben presto però l’opera conquistò e affascinò il pubblico d’Italia, di Londra e di Parigi. Vi sono episode imeravigliosi nello spartito: il coro dei Druidi¹ nella foresta di Irminsul², la commovente scena dei fanciulli nel second atto. Il finale della “ Norma “ è così drammatico, così patetico che ispirò Wagner a comporre il finale del suo “ Tristano”. Ma tutto e vinto dalla bellissima romanza: “ Casta diva che inargenti queste sacre antiche piante …”.
Il compositore continuava il suo cammino di gloria; dal febbraio all’agosto 1833 fu a Londra,poi a Patigi. La sua opera “ I puritani “ ebbe pure un grande sucesso nel 1835. Ma nello stesso anno, al culmine della sua fama il compositori morí in una villa presso a Parigi (a Puteaux). La triste notizia addolorò musicisti e amatori di musica; quell giorno tutti i teatri a Parigi furono chiusi. Quaranta anni dopo, le ceneri di Bellini furono riportate a Catania. Nel 1924 la casa a Catania, dove nacque Bellini, venne dichiarata monumento nazionale.
Legato alla tradizione italiana del bel canto, Bellini seppe farne una trasfigurazione romantica. Lirico per il carattere del suo talento e romantico per la sua concezione del mondo,Bellini, esprimeva nella sua musica le speranza del popolo italiano che soffriva sotto il giogo austriaco e lottava per la liberazione della sua patria. Nelle opera di Bellini, nell’inno dei “ Puritani “, come nel coro “ Guerra, guerra!” della “ Norma “ ritroviamo l’influsso delle idee di libertà. La cabaletta “ Suoni la tromba “ da “ I puritani “ fu definite la marsigliese italiana.
Le opere di Bellini portarono ad una fioritura interpreti famosi, come la Malibran, la Pasta, le due Grisi e il grande Rubini, il cantante belliani per eccelenza. Le difficoltà del canto belliano esigono degli interpreti di eccezione: quali Maria Callas, Montcerrat Caballe³.
1I druidi – жрецы древних кельтов (кельты – коренные жители Западной Европы, маги и ученые).
2Irminsul – ясеневая роща в долине Рейна (согласно сказаниям кельтов).
3M. Callas, M. Caballe – известные итальянские певицы (сопрано).
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Giuseppe Verdi
(1813–1901)
Nato a Le Roncole di Busseto, in provincia di Parma, il 10 ottobre 1813 da una famiglia umile, Giuseppe Verdi apprese le prime nozioni sulla musica dall'organista della chiesa locale. Trasferitosi a Milano, non fu ammesso al Conservatorio perché aveva superato i limiti di età e si formò alla scuola di Vincenzo Lavigna, maestro del Teatro alla Scala.
A contatto con l'ambiente culturale milanese, Verdi scelse la strada del teatro in musica e presentò la sua prima opera "Oberto, conte di San Bonifacio" al pubblico scaligero nel 1839, con un discreto successo. Nel 1840 seguí l'opera buffa "Un giorno di regno" che si rivelò un fiasco, ma, su insistenza dell'impresario Bartolomeo Merelli chi aveva già firmato due contratti con il compositore, Verdi scrisse il "Nabucco", con cui trionfò alla Scala nel 1842. Il talento verdiano fu confermato dalla successiva opera "I lombardi alla prima crociata", rappresentata nel 1843 ed animata dalla stessa tensione alla potenza dello spettacolo, grandioso e a toni forti. Una novità giunse con "Ernani", l'opera presentata a La Fenice¹ di Venezia l'anno successivo, in cui il compositore introdusse motivi dedicati all'approfondimento psicologico dei personaggi, dal carattere appassionato, che ben si adattava al clima dello slancio patriottico destinato a culminare nei moti del 1848. L' attività prolifica di Verdi, che poi definí quel primo periodo di creazione, che lo impose sulle scene delle principali città italiane e ne costruí la fama internazionale, come "anni di galera", produsse "I due Foscari", rappresentati a Roma nel 1844; "Alzira", inaugurata al San Carlo² di Napoli nel 1845; "Giovanna d'Arco", presentata alla Scala lo stesso anno; "Attila", proposta a Venezia nel 1846; "Macbeth", la prima opera del compositore su modello shakespeariano, rappresentata al teatro La Pergola di Firenze nel 1847.
Il prestigio del musicista fu consolidato dalla situazione politica che ne fece il portavoce del fervore patriottico: la vetta più alta di quello spirito si concretizza ne "La battaglia di Legnano", eseguita a Roma nel 1849 in pieno clima repubblicano. Seguì "Luisa Miller", rappresentata a Napoli l'anno successivo e "Stiffelio", presentata nel 1850. La capacità di Verdi di padroneggiare le possibilità del melodramma, di raccontare con la musica gli
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snodi della vicenda e le sfumature dei personaggi, si sviluppò nella "trilogia popolare" dei capolavori: "Rigoletto", rappresentato a Venezia nel 1851, tra le massime opere verdiane per equilibrio della composizione; "Il trovatore", in scena a Roma nel 1853, in cui il gesto musicale esalta l'azione drammatica; "La traviata", presentata lo stesso anno a Venezia,, incentrata sull'individualità e scandita dall'intensità del ritmo.
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1La Fenice diVenezia – театр в Венеции.
2San Carlo – второй по значению оперный театр в Италии (г. Неаполь).
GIACOMO PUCCINI
(1858–1924)
Nato a Lucca nel 1858 da una famiglia di musicisti, Giacomo Puccini frequentò il conservatorio di Milano dal 1880 al 1883 sotto la guida d'Amilcare Ponchielli¹. Nella città lombarda ottenne la fama di "sinfonista" prima per sue proprie composizioni, secondo la moda diffusa tra i giovani dell'epoca, ed ebbe modo, grazie all'attività del Teatro alla Scala d'intraprendere la carriera di operista. Le prime due opere, "Le Willis" (1884) e "Edgar" (1889), su libretto di Franco Fontana, non ebbero particolare fortuna. "Le Willis", rivista dopo una prima rappresentazione al teatro Dal Verme di Milano, e messa in scena alla Scala nel 1885 in due atti con il titolo "Le Villi"; "Edgar", invece, venne ritirata.
Il capolavoro arrivò alla terza opera, "Manon Lescaut" (1893), in cui i caratteri essenziali della composizione di Puccini, che fondeva intensità lirica ed emotiva con una ricca orchestrazione, erano già chiari. In questi anni, il compositore spostò la propria residenza ed iniziò a collaborare con Luigi Illica e Giuseppe Giacosa², i librettisti che interpretarono con maggior finezza la sua sensibilità. Nel 1896 "La Bohème", opera di taglio verista, con personaggi tratti dalla realtà quotidiana, lontani dall'eroismo, fu presentata al Teatro Regio di Torino con la direzione d'Arturo Toscanini ed aprì a Puccini la strada per la notorietà in Europa. Nel 1900, con "Tosca", il compositore sperimentò il dramma verista a tinte fosche, con scene violente e ritmo sostenuto, mentre nel 1904 con "Madama Butterfly" – ancora su libretto di Giuseppe Giacosa – tornò al personaggio della fanciulla innamorata ed infelice, destinata ad una
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triste sorte per la propria ingenuità, nell'ambientazione esotica del Giappone. La prima scaligera fu fischiata, ma la successiva rappresentazione a Brescia segnò il trionfo del compositore. Con "La fanciulla del West", rappresentata a New York nel 1910, la cui ambientazione americana determinò la scelta di ritmi sperimentali, Puccini raggiunse l'apogeo della propria fama internazionale. Seguirono l'operetta "La rondine" e gli atti unici "Il tabarro", "Suor Angelica", "Gianni Schicchi", chi ha il titolo di "Trittico" nel 1918. Negli ultimi anni di vita, il compositore si dedicò alla "Turandot", rimasta incompiuta per la morte sopraggiunta nel 1924 a causa di un tumore alla gola, in seguito, terminata da Franco Alfano sulla base degli appunti di Puccini. La prima rappresentazione dell'opera d'ambientazione cinese tratta su favola che segnava il rinnovamento del linguaggio pucciniano, ebbe luogo a Milano nel 1926.
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1A. Ponchielli – итальянский оперный композитор XIX века, в начале своей карьеры преподавал в Миланской консерватории.
2L. Illica e G. Giacosa – либреттисты, помощники Д. Пуччини.
Ruggero Leoncavallo
Ruggero Leoncavallo compositore italiano, nato a Napoli nel 1857, figlio di un magistrato, inizia privatamente a studiare il pianoforte, per poi entrare nel 1866 al Conservatorio di San Pietro di Napoli, dove si diploma nel 1874. Contemporaneamente si iscrive alla facoltà di lettere dell'università di Bologna; si laurea all'età di 20 anni, dopo aver anche finito la partitura dell'opera storica "Chatterton", che verrà rappresentata solo nel 1896 e raggiuse la fama. Si mantiene insegnando privatamente il pianoforte e suonando nei caffè concerto in Francia e in Inghilterra, quando suo zio, direttore della Stampa al Ministero degli Esteri, lo invita in Egitto dove dal 1882 è attivo per qualche anno presso la corte. Ma la guerra anglo-egiziana costringe Leoncavallo a lasciare l'Egitto e a trasferirsi in Francia: qui, grazie al baritono Maurel, entra in contatto con l'editore Ricordi, da cui ottiene la commissione per una trilogia, il "Crepusculum", che nelle intenzioni del compositore deve comprendere "I Medici", "Savonarola" e "Cesare Borgia". Leoncavallo riuscirà solo a comporre "I Medici", che andrà in scena senza troppo successo nel 1893.
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Nel frattempo, stimolato dal successo di "Cavalleria rusticana" di Mascagni¹, Leoncavallo si dedica febbrilmente alla stesura di una nuova opera. In 5 mesi di lavoro a Vacallo, in Svizzera, mette a punto musica e testo dei "Pagliacci".Il libretto è tratto da un processo tenuto dal padre durante l'infanzia del musicista: i "Pagliacci" si presenta così non come una vicenda verosimile, ma vera.Inoltre si presta a far rivivere il vecchio trucco del teatro nel teatro: Leoncavallo, non ancora soddisfatto, fa precedere l'opera da un prologo dove si enuncia un vero e proprio manifesto del verismo musicale; l'opera, presentata nel 1892 al Teatro Dal Verme di Milano,è un clamoroso successo.
Da quel momento in poi il nome del compositore si diffonde anche all'estero e questo nonostante il fatto che il musicista non riesca a replicare quella fortunata combinazione. Prova anche a scrivere una sua "Bohéme", diversa da quella di Puccininella sua conduzione verista e nell'attenzione maggiore posta sui personaggi di Marcello e Musetta: il risultato è ottimo, ma la fortuna della "Bohéme" di Puccini mette in ombra quella di Leoncavallo. Il compositore ritrova il consenso con "Zazà" del 1900, un'opera che racconta dall'interno l'ambiente teatrale e che verrà portata su tutti i palcoscenici del mondo dalla sua affezionata sostenitrice Emma Carelli.¹ È l'ultima opera in cui il compositore provvede in prima persona alla stesura del libretto: subito dopo il musicista decide di conquistare palcoscenici europei e, sempre nel 1900, manda in scena a Parigi "Maja".
Ma è la Germania il paese in cui pubblico e critica sembrano meglio disposti verso il musicista: nel 1904 va in scena "Der Roland von Berlin", che gli conquista i favori di Guglielmo II e alcune altissime onorificenze. Dopo un periodo dedicato allo studio dell'operetta, Leoncavallo torna all'opera nel 1916 con "Goffredo Mameli", un lavoro di intento patriottico scritto per avvalorare la sua conversione all'interventismo, accompagnata dal gesto dannunziano della restituzione delle onorificenze ricevute da Guglielmo II. Negli ultimi anni di vita si dedica ad altre opere minori o, addirittura come nel caso di "Prometeo", mai rappresentate: la morte lo coglie a Montecatini mentre è al lavoro su un libretto desunto dalla cronaca nera sarda, "Tormenta" nel 1919.
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1Pietro Mascagni – великий итальянский композитор XIX века.
2Emma Carrelli – итальянская артиска оперы (сопрано), театральный деятель
XIX века.
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L’ARTE LIRICO IN ITALIA
VOCE E CANTO
L'estensione della voce umana e suddivisa in sei categorie: basso, baritono, tenore per le voci di uomo; contralto, mezzosoprano, soprano per le voci di donna. Ciascuna categoria comprende circa due ottave.
Ogni uomo ha un timbro individuale, per mezzo del quale possiamo riconoscere la persona senza vederla. Nelle voci esistono due registri principali: registro di petto e registro di testa. Si distinguono alcune specie di t e n o r i:
Tenore drammatico (o potente) è espressivo, forte e sonoro nei toni medi del suo volume, e nei toni alti – brillante (Raul in “ Ugonotti” di Mayerbeer).. Tenore lirico, con timbro morbido è dolce (Lenskij). Primo tenore ha lo stesso volume del tenore drammatico, ma il suo timbro è più dolce e la sua voce è più agile (Don Josè in “ Carmen “ di Bizet, Rodolfo nella “ Boheme “ di Puccini).
Primo tenore nell'opera buffa o tenore leggiero ha volume più piccolo, un timbro più dolce, meno virile, capace di esprimere sentimenti delicati, anziché forti passioni (Almaviva).
Tenorino canta i più alti toni di falsetto.
Ci sono due specie di b a r i t o n i: baritono alto (drammatico e lirico); baritono ordinario o comune. II baritono drammatico (che si chiama anche baritono verdiano) è potente, grave ed espressivo nei toni alti (Rigoletto).
II baritono lirico ha un timbro più dolce, leggiero e soave. II baritono comune o ordinario ha un tono più basso e un tono più alto del baritono drammatico. I suoi toni alti sono brillanti e virili.
Le voci basse possono essere: basso cantante, basso nobile o basso profondo e basso baritono. Il basso cantante ha un timbro morbido, leggiero e brillante (Leporello nel “ Don Giovanni “ di Mozart). Il basso profondo o basso nobile è una voce grave, robusta e potente (Boris Godunov). Il basso baritono un basso cantante con altezza di baritono. Le voci femminili possono essere: soprano, mezzosoprano, contralto.
II soprano, oppure soprano lirico ha una voce soave, dolce, espressiva e leggiera, è più forte del soprano leggiero Margherita in “ Faust “ di Gounod).
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II soprano leggiero ha una tecnica virtuosa nell'esecuzione di passaggi rapidi, scale, trilli,ecc (Rosina). Certe cantanti sono soprano lirico leggiero con le qualità dei due soprani (Violetta). II soprano drammatico nel suo volume ha uno o due toni più bassi degli altri soprani. II soprano drammatico è potente, decisivo (Aida, Tosca). II soprano lirico-drammatico unisce le qualità dei due soprani.
II mezzosoprano tiene il mezzo fra il soprano e il contralto. In tutto il suo registro è pieno e capace di esprimere vari sentimenti (Carmen).
II contralto è la voce più bassa di donna con volume di due ottave, e il suo registro basso e grave (Azucena).
Cantanti famosi dell”Ottocento
Nell'inizio dell'Ottocento dopo la riforma di Rossini nel teatro lirico, i sopranisti furono sostituiti dai contralti femminili che si esibivano nelle opere di Rossini, Bellini e Donizetti. Tali sono:Melanotte, la Colbran, la Pasta, la Malibran, ecc.
La Cafferini Elisabeta (Veneta) fu celebre nell'opera buffa. Ella brillò in Italia e nei principali centri d'Europa dal 1796 al 1815. La sua voce di contralto limpida e pieghevolissima saliva al “fa“ e discendeva in fino al “la“.
Adelaide Melanotte, dotata di una splendida voce di contralto e mezzosoprano, canto con grande successo su tutte le principali scene d'Italia. Per la sua arte perfetta, per il canto affascinante e pieno di profonda espressione fu una delle cantanti più ricercate dell'epoca sua. Aveva un contralto potente, facile e puro. La Malanotte fu interprete prediletta di molte opere di Rossini che scrisse per lei il "Tancredi" (1813); della celebre cavatina "Di tanti palpiti" essa fece una creazione indimenticabile.
La Grassini apparve sulle scene della Scala nel carnevale del 1793–94 e divenne ben presto la più celebre cantante. Nella "Gazzetta Musicale" di Milano nel 1892 un critico musicale scriveva che nella soave aria di Orazia (dell'opera "Orazi e Curiazi" di Cimarosa) "Quelle pupille tenere" e nella famosa ultima cantilena di Romeo nessun'altra virtuosa poteva mai uguagliarla per la deliziosa emissione dei suoni, per l'accento espressivo, per l'imponente suo fraseggiare. I famosi compositori della fine del Settecento e dell'inizio
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