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Итальянский язык «l’arte lirica». Хрестоматия по чтению специальных текстов для студентов 1-2-го курсов направления 070100 «Музыкальное искусство», сп

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mirabili note sembravano dolorose ed erano carezzose. Nel "Barbiere di Siviglia" la voce di Patti diveniva di una festività e d'una gaiezza incantevole. I suoi gorgheggi, d'impareggiabile purezza, sembravano il tintinnìo di un campanello d'argento.

Adelina Patti ha avuto il dono della voce più bella che forse sia mai esistita al mondo, ed è stata, senza dubbio, la cantante lirica, che ha toccato più da vicino le cime della perfezione assoluta.

Il grande e primo viaggio artistico di Adelina Patti in Italia sollevò entusiasmi fantastici. Nelle città dove cantava la Patti, gli alberghi erano pieni di forestieri: vi furono sere, in cui molti, arrivati cogli ultimi treni, dovettero dormire per le strade e nelle piazze.

Verdi in una lettera (27 dicembre 1877) scriveva: "Qui nulla di nuovo se non che vi furono tre recite della Patti con entusiasmo incredibile. Meritamente, per tura d'artista così completa, che forse non vi è stata mai uguale... Voce meravigliosa, stile di canto, purissimo. Artista stupenda “con un charme” e un naturale che nessuna ha".

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1Felice Romani – итальянский драматург XIX века, автор либретто опер.

2La Pergola – оперный театр в Венеции.

Tenori nelle opere di G. Verdi

Fra gli uomini, interpreti delle opere di G. Verdi, erano tenori famosi Fraschini, Tamagno, Stagno, Masini, ecc.

Gaetano Fraschini (1816–1887) fu uno dei più grandi esecutori del repertorio verdiano. G. Fraschini studiò lettere, filosofìa e volle dedicarsi alla medicina quando scoprì una bella voce di tenore, e si diede all'arte lirica. Interpretò a Bergamo il Rodrigo nel'"Otello" di G. Rossini; si esibì al San Carlo di Napoli (1842–1848) dove incontrò il favore del pubblico. Cantò alla Scala e all'estero, specialmente a Londra dove fu dichiarato "il re dei tenori" del suo tempo. Fraschini eccelse nelle opere di Verdi ("Luisa Miller", "Il Trovatore", "Rigoletto"; "Oberto conte di S. Bonifazio", "I Lombardi", ecc.) e di altri compositori di quel felice periodo del melodramma italiano. Per lui

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scrissero G. Donizetti ("Caterina Cornaro"), G. Verdi ("Alzira" e "Un ballo in maschera") e molti altri dei maggiori maestri. Dotato di una voce potente, di timbro delizioso e di straordinaria estensione, poteva cantare per circa trent'anni.

Francesco Tamagno (1851–1905), celebre tenore italiano, nacque a Torino, in Piemonte. Suo padre era oste della Trattoria del Centauro, dove il canto era in onore quasi quanto il vino o il pesce fritto. Al liceo musicale il professore Pedrocchi vide in Francesco un possibile buon corista e nulla più. Tuttavia si ricordò di lui durante la stagione del Regio di Torino nel 1870, quando venne a mancare il secondo tenore del "Poliuto" di G. Donizetti e Tamagno esordì in quest’opera a diciannove anni con gran successo. Un impresario di Milano, certo Rosani, lo fece studiare seriamente e lo sorresse nei primi passi, dopo il servizio militore, con un assegno mensile, ma la preparazione fu scarsa e mal condotta. Pero già nel corso dei lunghi lavori tra il 1873 e 1887 la lucentezza dei suoni aveva conquistato il pubblico, sebbene in quegli anni fossero celebri i tenori Masini e Stagno, Gayarre, Campanini e Marconi.

F. Tamagno esordì a Palermo come primo tenore nel 1874 in "Un ballo in maschera" con successo enorme.

Un pomeriggio d'ottobre del 1877, il Rosani vede passare in Galleria di Milano Giulio Ricordi¹ e lo domanda: – Vuoi sentire una meraviglia? Ci ho un tenore piemontese con una voce da sbalordire! “

Ricordi acconsente, e Tamagno canta per lui con voce di una potenza straordinaria, rafforzata dalla dizione chiarissima, talché tutte le parole spiccavano sillaba per sillaba. E Ricordi subito s'arrende: – E vero, signor Rosani, è vero; è una voce che sbalordisce, ma credo che manchi un po' di studio. Tamagno fu scritturato alla Scala (nel 1877), dove cantò in molti spettacoli. Dotato di acuti di formidabile squillo e potenza, Tamagno predilesse subito il repertorio verdiano ("Ernani," Simon Boccanegra", "La forza del destino", ecc.) Emerse ancora nel "Trovatore", "Don Carlos", "Aida".

II celebre direttore d'orchestra Franco Faccio scrisse a Verdi a proposito dell'"Ernani": "Benissimo il Tamagno, dalla voce eccezionale". Così comincia la leggenda di Tamagno, la sua collaborazione con Giuseppe Verdi che invitò Tamagno a eseguire la parte di Otello nella sua nuova opera nel 1887. Verdi

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scriveva a Faccio e a Boito: "Ed ora, mio caro Faccio, vi prego caldamente di far studiare a Tamagno la sua parte... Anche imparata la musica, vi sara molto da dire nell'interpretazione e nell'espressione".

Appena cominciate le prove, si capì che l'insegnamento più sicuro sarebbe venuto proprio da Verdi, il quale s'improvvisò attore di singolare potenza ed eseguì la scena della morte.

Tamagno ascoltava e taceva. Sentiva che questa era la sua grande ora, l'attimo, in cui nel tenore poteva svegliarsi un grande artista. Il trionfo del 5 febbraio 1887 ebbe per lui un significato grandissimo.

Con l'Otello Tamagno è entrato nella storia del teatro. Ciò che colpí in lui, era ciò che gli veniva negato: il talento d'attore. Nella seconda metà del secolo XIX due tenori Roberto Stagno a Angelo Masini si contendecano il primate sulle scene italiane e straniere.

Roberto Stagno (Vincenzo Andreoli) (1836–1897), celebre tenore drammatico. Esordì a Lisbona nel 1865 nell'opera "Roberto il Diavolo" di Meyerbeer, sostituendo il grande tenore Tamberlick che ammalo. La voce bellissima di Stagno e la sua arte scenica vinsero il pubblico. Il trionfo fu straordinario. Da quella sera cominciò la sua celebrità, e da quel momento egli adottò il nome di Roberto. R. Stagno cantò sulle scene primarie del mondo e fu ammirato non solo per le splendide qualità canore, ma anche per la squisità arte scenica, versatilità e la scrupolosa cura d'ogni minimo particolare riguardante il personaggio, ciò che rendeva le sue interpretazioni storicamente ed esteticamente perfette. Eccelse nelle opere di Verdi ("Otello", "La Traviata"), Rossini ("II barbiere di Siviglia"), Bellini ("I Puritani"), Meyerbeer ("Africana"), ecc.

Insieme a Gemma Bellincioni ²fu il primo interprete della "Cavalleria rusticana" di Mascagni e contribuì al grandissimo successo dell'opera.

La sua abilità vocale gli permetteva di andare dal "Barbiere" agli "Ugonotti", dai "Puritani" al "Roberto il Diavolo", dal "Lohengrin" all'"Otello".

Angelo Masini (1844–1926) invece possedeva una voce dolce, soave, cristallina nella vocalizzazione. Esordì nel 1868 nella "Norma" con un successo grandissimo. Cantò nei principali teatri d'ltalia e dell'estero, fu al Cairo, a Lisbona, Londra, Vienna, per sei anni a Pietroburgo, in America, ecc,

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ovunque trionfalmente accolto, per la finezza del suo canto e l'arte perfetta, specialmente per la sua voce d'un timbro soavissimo. La sua voce vi si insinuava fin dentro l'anima e portava il pubblico al delirio.

Masini fu il cantante preferito di Verdi che lo apprezzava assai e lo voile interprete della sua "Messa da requiem" in tournée a Parigi, Londra e Vienna nel 1875. Masini eseguiva il repertorio lirico di tutte le scuole dai "Pescatori di perle" di Bizet al "Lohengrin" di Wagner; eccelse nelle opere di G. Verdi ("Rigoletto", "La Traviata", "Aida"), ecc. Ultima grande figura del tenore virtuoso, gli si attribuiscono sette variazioni diverse per concludere "La donna è mobile" (la canzonetta del duca dal "Rigoletto").

1Giulio Ricordi – глава влиятельного издательского дома Италии, специализирующийся на издании партитур.

2Gemma Bellincioni – известная итальянская певица XIX века (сопрано).

Baritoni nelle opere di Verdi

Le voci di baritono e basso furono valorizzate al pari delle tenorili, nell'Ottocento romantico. Solo nelle opere di Donizetti e di Verdi il baritono trovò la sua fortuna, incarnando nel mondo dei suoni la voce affettuosa del padre, o quella adirata del marito oltraggiato, o la parola ammonitrice del saggio, talvolta, la frivolità di un Don Giovanni o la perfidia di uno Scarpia… E la voce più commune nel canto. Fra gli interpreti delle opera di Verdi, vi erano baritone famosi Ronconi, Coletti, Varesi, Maurel, Cotogno, Battistini e altri.

Giorgio Ronconi

II famoso baritono Giorgio Ronconi (1810–1890) aveva una voce d'una forza e nello stesso tempo d'una malleabilità straordinaria. Egli poteva ridurla alle più sottile gradazioni del suono poteva distenderla con un falsetto meraviglioso, sino al naturale acuto. Eccelse nel repertorio verdiano (Rigoletto) e fu anche un acclamato interprete di opere donizettiane. Gli altri baritoni del tempo non potevano emulare Ronconi.

Filippo Coletti (1811–1894), rinomato baritono e basso cantante esordì al San Carlo di Napoli nel 1835. Cantò nei principali teatri e d'Europa. Il Coletti fu magnifico nelle opere di Verdi e in alcune parti, come ad esempio,

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nel "Trovatore", nei "Masnadieri" e nei "Due Foscari" lasciò ricordi insuperati. Verdi, udendolo cantare la famosa aria "La sua lampada vitale", dichiarò che nessun altro a potuto darle interpretazione vocale più vigorosa ed efficace. Quella romanza fu chiamata per molti anni di Coletti e venne anche stampata con questo titolo. Eccelse anche nelle opere di Rossini “ Turco in Italia" e "Moisè") e di Bellini ("Beatrice di Tenda"), ecc.

Con meravigliosa agilità eseguiva le parti più difficili, sia drammatiche che d'agi-lità; aveva una fenomenale estensione di voce e sapeva maestrevolmente colorire tutti i caratteri. Grazie alla facilità, con cui vocalizzava, conservò sempre un'intonazione perfetta,

ed il timbro della sua voce restò sempre uguale e sonoro. Coletti è autore dell'opuscolo "La scuola di canto in Italia. Pensieri".

Felice Varesi (1813–1889), celebre baritono, dotato di talento eccezionale e di una splendida voce, esordì a Varese nel "Torquato Tasso" di G. Donizetti (1834), poi in breve si esibì con plauso sulle maggiori scene di Europa. Ebbe la voce vibrante, sonora e pastosa del Ronconi, lo stesso modo ampio e bello di fraseggiare, lo stesso fuoco sacro, la stessa passione, lo stesso impeto nella interpretazione del dramma.

Nel "Rigoletto", scritto per lui dal Verdi, Varesi raggiunse tale potenza di colore che il ricordo di quel suo quadro scenico e rimasto, sino ad oggi, insuperato. Qui, la sua figura bassa, tarchiata, era di vantaggio come anche nella parte di Macbeth. Eccelse anche nella parte di Germont dell'opera "La Traviata" di Verdi.

Victor Maurel (1848–1923), celebre baritono francese esordì nel 1868 negli "Ugonotti" di J. Meyerbeer, cantò in Italia, Spagna, America, ovunque con grandissimo successo.

Egli possedeva una figura proporzionata e ben fatta, un ingegno vivacissimo, una voce piena di colore e di calore, robusta e flessibile, una voce di baritono vero, con tendenza allo scuro, ma da cui egli traeva fuori delle mezze tinte e anche dei chiari per mezzo delle modulazioni, che davano al suo canto un'espressione efficacissima. Il suo nome è legato soprattutto alle prime rappresentazioni di "Otello" (1887) e "Falstaff" (1893) di G. Verdi che lo stimò molto e lo volle il primo interprete dei ruoli di Jago e di Falstaff.

Quando Victor Maurel venne a cantare il Jago nell'"Otello" egli era già notissimo in Italia. La parte di Jago è quasi tutto un recitative melodioso, fine,

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che richiede un’accuratezza squisita di frase e di accento, che sottolinei, per così dire, la frase musicale. E Maurel ruiscì a superare le intenzioni artistiche e musicali dell'autore.

Maurel aveva molto lavorato e indagato intorno ai personaggi da lui interpretati, così fece anche col Falstaff,e Verdi gli scriveva nel 1892, alla vigilia di "Falstaff":

"Mio caro Maurel! Ammiro in generale lo studio e ammiro in particolare quello che voi farete sul personaggio di Falstaff..."

II personaggio di Falstaff riuscì bello, libero, sincero e completo. Maurel fu anche interprete del "Don Giovanni di" Mozart, del'"Amleto" di Tomas, del "Simon Boccanegra" e "Rigoletto" di Verdi. A proposito di lui nel "Simon Bocanegra" Verdi scriveva a un amico in data di 8 agosto 1881: "Peccato! Se foste venuto a Milano, avreste visto un attore e un cantante come se ne vede ben di rado. Maurel è un Simone Boccanegra ch'io non vedrò più uguagliato". R. Leoncavallo scrisse per V. Maurel il celebre prologo dei "Pagliacci". Nel 1904 Maurel si ritirò dalle scene e si dedicò all'insegnamento di canto.

Antonio Cotogni (1831–1918), celebre baritone, nella sua lunga carriera interpretò oltre centacinquanta opere, eccellendo soprattutto in quelle verdiane.

Impareggiabile interprete delle opere "Don Carlos", "Macbeth" e "Rigoletto" di Verdi, "Africana" e "Ugonotti" di Meyerbeer, "Lohengrin" e "Tannhauser" di Wagner e di molte altre, fu applaudito in tutti i primari teatri del mondo.

La sua voce piena, fluida, uguale, dal timbro più simpatico, commoveva l'uditorio, specialmente nel canto a fior di labbra.

Fra le tante e tante opere cantate dal Cotogni, e si tratta di una cifra favolosa, nessuna è rimasta attaccata alla sua persona, quanto il "Don Carlos". Dopo il 1868 la fama di Cotogni crebbe talmente che la Russia, l’Inghilterra e la Spagna se lo disputarono continuamente, lasciandogli ben rare volte occasione di cantare in Italia. Ritiratosi dalle scene tardi, il Cotogni si dedicò all'insegnamento e formò al liceo musicale di S. Cecilia a Roma numerosi cantanti, fra cui G. Lauri Volpi, M. Basiola, B. Franci, M. Stabile¹.

1 M. Basiola, B. Franci, M. Stabile – итальянские оперные певцы конца

XVIII начала XIX вв. (теноры).

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Mattia Battistini

(1856–1928)

Egli era considerato re dei baritoni italiani, avendo conquistato le corti e il pubblico di tutta l'Europa tra il 1878 e il 1928. Esordì trionfalmente all'Argentina di Roma nella "Favorita" di Gaetano Donizetti nel 1878.

Battistini aveva nel repertorio 82 parti, dal "Roberto Devereux" di Donizetti alla "Tosca" di Puccini, dal "Faust" di Gounod al "Rigoletto" e aH'"Otello" di Verdi, e le eseguiva tutte in modo vocalmente perfetto e da attore brillante. Sono da ricordare anche "Un ballo in maschera" (la parte di Renato) e "Falstaff" di Verdi, delle quali il Battistini fu interprete eminente.

Per educazione e natura la voce di Battistini era verdiana e ottocentesca, e faceva meraviglie nella esecuzione delle opere di G. Verdi rivaleggiando con la voce di Giuseppe De Luca (pero Battistini non eccelleva nelle opere veriste).

Si ritirò dalle scene nel 1927, dopo aver cantato nei massimi teatri lirici d'Europa (specialemente in Russia) e nell'America del Sud.

I numerosissimi dischi di Battistini (opere, arie da camera, romanze, canzoni) rappresentano le più importanti documentazioni di arte di canto: il suo timbro chiaro, soave, brillante, pianissimi incantevoli, fioriture.

E considerato con Antonio Cotogni il più grande baritono italiano dell'Ottocento.

CANTANTI FAMOSI ITALIANI DEL NOVECENTO

Soprani e mezzosoprani

Nel Novecento emergono bellissime voci di soprano e di mezzosoprano. Fra le voci femminili del Novecento basta nominare Maria Callas, Renata Tebaldi, Monserrat Caballé.

Maria Calias possedeva una voce stupenda di soprano drammatico fino al “ mi bemolle “ della terza ottava, un'ottima tecnica vocale, un timbro unico della voce, ed era una grande musicista e artista.

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La Callas rinnovò una tecnica che il verismo aveva praticamente distrutto: il canto “ sul fiato “, i passaggi di registro, ecc. Maria Callas tornò alla fondazione della scuola italiana prima dell'avvento del dramma musicale e del verismo, e fu questo che le permise di rompere le barriere che dalla fine dell 'Ottocento separavano i soprani drammatici dai lirici e i lirici dai leggeri. Il ritorno alla tecnica antica fu anche il ritorno a un repertorio che consentiva a un soprano di essere Luci, Norma. La Callas sollecitò raffronti con primadonne come la Malibran o la Pasta; il suo modo di cantare e di interpretare era legato a un repertorio in gran parte scomparso. La Callas diede un decisivo impulso alla rivalutazione di opere dimenticate. Lo fece non solo con le riprese della "Medea", della "Vestale", del "Turco in Italia", dell"Armida", dell'"Anna Bolena", ma con una maniera nuova di cantare la "Lucia", la "Sonnambula", la "Norma", "I Puritani", il "Macbeth", "I Vespri Siciliani".

La Callas dimostrò che cosa veramente avesse rappresentato, per Rossini, per Donizetti, per Bellini, per il primo Verdi, la coloratura: proprio un modo di esprimersi, sia pure per allegoría.

Maria Callas aveva il dono di immedesimarsi con i suoi personaggi; l'andatura, l'at-teggiamento, l'espressione del viso, la truccatura, il modo di indossare il costume erano elementi della sua recitazione, della sua presenza magnetica. La sua recitazione si basava sul gesto melodrammatico tradizionale, a volte anche molto enfatico.

Maria Callas resta il modello interpretativo di personaggi eccezionali. Eccezionali o per la particolare versione che la Callas poté dare della loro vocalità, o per il loro rango e la loro indole aggressiva e tragica: Medea, Armida, Lady Macbeth.

Solo due tenori sarebbero stati, vocalmente, i partner ideali della Callas: il Lauri-Volpi e il Pertile¹ degli anni venti e dei primi degli anni trenta. La Callas aveva una gamma di colori inesauribile, dalle inflessioni del mezzosoprano a quella del soprano di coloratura.

I suo momento migliore fu breve: dai 1947 al 1955. Poi la voce cominciò a stridere nei sopracuti, ad oscillare negli acuti, a perdere duttilità nelle smorzature e nei piani. Ma Maria Callas, vocalmente, non è mai scomparsa.

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Lauri-Volpi nei suo libro "Voci parallele" definisce così la voce della Callas: "Voce leggera, lirica, drammatica, abbraccia il repertorio, rappresentato da tre secoli e mezzo di musica melodica: voce multipla, metodo personalissimo".

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1 Aureliano Pertile – итальянский артист оперы (тенор), с 1916 года работал в Ла Скала.

Licia Albanese (1909), celebre soprano italiano, è nata a Bari nei 1909. Dall'infanzia aveva una bellissima voce, studiò sotto la direzione dell'excantante Giuseppina Baldassarre Tedeschi, che le insegno canto e arte scenica, portando la formazione della sua allieva a un livello notevole.

II suo debutto scenico avvenne quasi per puro caso. Ella era andata a Milano per assistere con un amico ad una recita di "Madame Butterfly" alla Scala. Per volere del destino accadde che la primadonna, dopo il primo atto, si senti male. Il direttore del Teatro, preoccupato, cercò di trovare una sostituta, e si calmò solo quando gli fu detto che in sala c'era una giovanissima cantante che conosceva la parte e che si chiamava Albanese. "Che venga questa Albanese", gridò il direttore. L’opera aveva un grande sucesso, у da allora Madame Butterfly divenne la più grande fortunata interpretazione dell’Albanese.

Circa un anno dopo, nel 1935, Licia partecipò ad un concorso nazionale per “ La più bella voce “, indetto dal governo italiano, e dopo quattro lunghe giornate di selezioni, fra 300 candidate venute da tutte le regioni, ella fu la prescelta, ricevendo una medaglia d'oro.

Da allora fu richiesta per recite in tutta Italia. Ella fece il suo debuttto ufficiale al Teatro Reale di Parma con Butterfly, quindi cantò alla Scala di Milano. La pronuncia non e sempre perfetta, l'emissione delle note acute non tutte impeccabili, ma specialmente nel registro centrale la voce e dolce, calda, ardente, ricca di smalto.

Essa possiede, inoltre, ciò che non si insegna: il cuore, il temperamento e una calda sensibilità musicale e drammatica.

In seguito l'Albanese cantò alla Scala nella parte di Lauretta del "Gianni Schicchi". Poi passò a cantare al Covent Garden di Londra sostenendo la parte

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di Liú nella "Turandot" e quella di Alice nel "Falstaff"; si esibì a Parigi, in Spagna, in America. Licia Albanese si affermò in particolare al Metropolitan di New York sotto la direzione di Arturo Toscanini quale interprete del repertorio pucciniano e della “ Traviata” verdiana.

Mirella Freni è nata nel 1935 a Modena. Nel 1958 conquistò primo premio al concorso internazionale “ Viotti “ ¹ a Vercelli ². Da questo momento ha inizo la intense attività artistica della cantante, che l'ha portata al successo in Italia e all'estero. Il debutto milanese della cantante avvenne nel gennaio del 62 sul palcoscenico della Piccola Scala nella opera di Händel "Serse". Da quel momento Mirella Freni canta sul palcoscenico della Scala e va in tournée nei più grandi teatri musicali d'Europa e d'America. Nel suo repertorio le parti migliori sono quelle di Mimi e Liú ("Boheme" e "Turandot" di Puccini) che ha interpretato con successo al tempo della tournée del Teatro alla Scala a Mosca. Deliziosa e patetica Mimi e scintillante Adina nell' "Elisir d'amore", la Freni ha dato ammirevole dimostrazione della sua virtú canora e interpretativa.

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1Viotti – международный конкурс имени Марчелло Виоти, великого швейцарского дирижера итальянского происхождения. Был музыкальным директором венецианского театра Ла Феличе.

2Vercelli – город в итальянском регионе Пьемонт.

Renata Scotto è nata a Savona nel 1936. Cominciò a studiare canto sotto la direzione della esperta maestra Mercedes Slopart. Nell'estate del 1953 avvenne il debutto della giovane artista nel teatro Nuovo, sulla scena del quale interpretò la parte di Violetta nell'opera di Verdi "La Traviata". Nella stagione seguente Renata Scotto fu invitata al Teatro alla Scala di Milano, dove cantò nella parte di Valtera nella "Wally" di Catalani²; i suoi partners nello spettacolo furono i famosissimi cantanti italiani Renata Tebaldi, Mario Del Monaco e il baritono Giangiacomo Guelfi ¹.

Nel'57 al festival di Edinburgo³ la giovane artista sostituì con successo Maria Callas nell'opera di Bellini "La Sonnambula". La partecipazione a questo spettacolo porto alla giovane cantante ampia fama. In ogni interpretazione si perfeziona l'arte di Renata Scotto. Adina nell' "Elisir

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