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Итальянский язык «l’arte lirica». Хрестоматия по чтению специальных текстов для студентов 1-2-го курсов направления 070100 «Музыкальное искусство», сп

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La scuola di canto romana

II teatro musicale a Roma fu importato da Firenze e assomigliò a quello, ma vi si notano saggi di genere comico e popolare, e dall'altro lato, hanno luogo i drammi di soggetto semisacro, ma di tipo teatrale. II teatro romano era protetto dai patrizi romani Barberini ed altri, grande influsso ebbero i pontefici. I due papi Innocenzo XI e XII proibirono le rappresentazioni, e un teatro era dietro I'ordine del Papa demolito. Gli spettacoli dei teatri romani dovettero i loro successi non al valore musicale, ma alla sontuosità dell'addobbo scenico alla esaltazione di tutti per il nuovo genere d'arte.

In gran voga a Roma erano i cantanti.

Fin dall'inizio del teatro musicale rinomatissima fu la scuola di canto romana, fu scritto a Roma il primo "Metodo di canto", e a Giulio Caccini¹ spettano le "Nuove musiche".

Tra le cantanti romane più celebri del Seicento erano Vittoria Archilei,Anna Renzi, Cecca dal Padule, Maria la Pia e molte altre, ma due sopra tutte hanno raggiunto una grande fama ed hanno lasciato maggior ricordo di sé nella storia: Leonora Baroni² e Adriana Basile³. II poeta inglese Milton celebrò la Baroni con tre epigrammi latini "Ad Leonoram Romae canentem".

Anche fra uomini vi erano cantanti splendidi. Le donne furono ammesse al teatro più tardi e varie furono allontanate. I sopranisti romani erano spesso grandi artisti e interpretavano benissimo le parti di donne. Molti eccellenti cantanti vantavano i teatri romani nel Seicento. Come dovevano essere le scuole di canto che preparavano tali cantanti? Le notizie sono scarse. Era celebre la scuola di canto di Roma, diretta da V. Mazzochi, professore e maestro di capella di San Pietro. Gli allievi vi imparavano a cantare sotto l’udito del maestro e davanti a uno specchio per non fare inconveniente, studiavano le lettere, suonavano il clavicembalo, si esercitavano nella composizione di qualche salmo, canzonetta o motteto.

Il melodrama teatrale passò da Venezia non solo a Roma ma anche a Napoli nella seconda metà del Seicento, e il teatro lirico napoletano fu l’inizio di una nuova fase.

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1 Giulio Caccini – итальянский композитор, теоретик.

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2Leonora Baroni – теоретик, композитор и любимая певица папы Климента IX.

3Adriana Basile – композитор и певица при дворе в Мантуе (город в Италии).

L’OPERA ITALIANA NEL SETTOCENTO

La Scala nel Settecento e Ottocento

II teatro alla Scala cominciò a vivere, come è noto, il 3 aprile 1778. Negli anni 1778–1790 alla Scala erano rappresentate 70 opere di diversi autori (25 composte appositamente per la Scala) fra cui "Il matrimonio segreto" di Cimarosa "II Barbiere di Siviglia" di Paisiello. In quei tempi i cittadini andavano al teatro d'opera per divertirsi. La Scala del Settecento, e in parte anche dell'Ottocento, fu un centro di ritrovo dei milanesi, funzionava da salotto per la società aristocratica, da ristorante, sala da gioco e da ballo. I palchi della Scala erano di proprietà privata, e ogni proprietario ci si sentiva come a casa sua, anzi, ci aveva la chiave del palco. La padrona del palco teneva conversazione, offriva la cena. La tenda del palco s'alzava spesso soltanto per ascoltare 1’aria preferita o per giudicare della bellezza di una nuova ballerina. Poi ad una certa ora i servitori bussavano timidamente alla porta per annunciare che lo spettacolo era finito e che bisognava andarsene. Nel ridotto del teatro fino a notte tarda si giocava a carte.

Nei primi anni la Scala rimaneva aperta tutto l'anno, alternando l'opera seria e buffa con balli, commedie e feste. Ci venivano anche i saltimbanchi e i funamboli. Una compagnía comica, per attirare il pubblico, aveva dato alla Scala una caccia al toro. Le ultime bizzarie del Settecento galante...

Alla Scala si gioca alle carte e già si parla delle idee nuove. Nello stesso salotto sono seduti insieme il celebre poeta Giuseppe Parini, un pensatore rivoluzionario come Cesare Beccaria¹ e gli avventurieri internazionali. II teatro era un po' simbolo di questo mondo.

L'Ottocento non ha cambiato quasi niente. Per affermarsi come artisti, i musicisti italiani vanno all'estero. Rossini e Bellini vanno a Parigi e a Vienna, Verdi a Parigi, a Londra, a Pietroburgo. Solamente dopo le grandi prime verdiane dell'"Otello'' (1887) e del "Falstaff" (1893) il centro musicale europeo si sposta alla Scala. II nuovo periodo della vita del teatro apre Arturo Toscanini² con le sue riforme. II teatro era ancora proprietà dei palchettisti,

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come cento anni fa; agli spettacoli si chiacchierava liberamente. Il sovrintendente era rappresentante di una delle famiglie nobili, Guido Visconti. Toscanini impone i nuovi ordini.Tutta l’aristocrazia è costretta ad arrivare in orario, a stare al buio, a rinunciare ai bis, a sentire opera nuove e difficili:Wagner, e i compositori della Giovane Scuole verista – Mascagni, Puccini ed altri. Con Toscanini inizia la rinascita democratica del teatro.

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1Cesare Beccaria – итальянский мыслитель, публицист, правовед.

2Arturo Toscanini – великий итальянский дирижер XIX века.

L'opera seria e la fioritura del l'opera buffa a Napoli

La scuola musicale napoletana rappresenta la terza fase (dopo quella fiorentina e veneziiana) e nel Settecento ha la posizione dominante. L'opera napoletana si presenta sotto il duplice aspetto di "opera seria" e di "opera buffa". L'opera seria si riduce a una successione di arie inframezzate da recitativi, con qualche coro e pezzo d'insieme.

La musica diventa lo scopo e il dramma un pretesto. II concetto è convenzionale e

stereotipato, l'aria è notevolmente sviluppata sotto molteplici aspetti (aria di carattere, di sentimento, di bravura, arietta, cavatina, cabaletta), e grande importanza assume il virtuosismo canoro.

Gli spettatori napoletani nel Settecento s'interessavano soltanto dell'aria, il recitativo andò perdendo d'importanza e divenne insignificante. Le altre parti del melodramma passarono in seconda linea, rari divennero i cori e più che altro a scopo puramente decorativo, i pezzi d'insieme, quasi limitati ai duetti, pochissimi essendo i terzetti, meno ancora i quartetti, semplice la strumentazione, spesso di soli archi, è destinata quasi esclusivamente all'accompagnamento del canto. Questi erano gli elementi di un'opera seria, che bastavano ad allettare un pubblico per tutta la sera e per una intera stagione.

Nacque così un particolare stile vocale virtuosistico, consistente nel cantare lunghi passaggi musicali su una sola sillaba (vocalizzare) con trilli e abbellimenti. Di solito tali passaggi non venivano scritti dal compositore, ma improvvisati dallo stesso cantante. Nel melodramma fiorentino domina il

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poeta e in quello veneziano il musicista: il melodramma napoletano fa primeggiare il cantante, e il periodo del bel canto. L'azione nell'opera seria preferisce gli eroi della storia antica: Enea, Romolo, Attilio e Alessandro di Macedonia² sono riprodotti in centinaia di opere. Al soggetto il pubblico badava così poco che era contento, se lo stesso libretto gli ricompariva piú volte dinanzi, purché accompagnato di musica nuova. Una cosa però interessava: cioè che l'azione, a dispetto della verità e della storia, avesse lieto fine. Certo vi erano dei libretti seri come quelli del Metastasio, ma non erano molti.

Mentre il pubblico del Seicento aveva dimostrato un grande interessamento per l'apparato scenico, per i meccanismi, per tutto ciò che appariva d'effetto, il pubblico del Settecento non lo apprezzava affatto e questo fu eliminato quasi del tutto. Tra i compositori più eminenti ricoderemo Alessandro Scarlatti, Nicola Piccinni, Giovanni Pergolesi.

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1 Pietro Metastasio – итальянский драматург и либреттист XVII века.

L’opera buffa

Il Settecento e il secolo che conobbe la grandiosa fioritura dell'opera buffa, la quale si distacco dall'opera seria e fiori prima a Napoli e poi in Europa. L'opera buffa corrispose allora e per molto tempo anche poi, ad un bisogno di un po' di buon umore, di un po' di gaiezza. I teatri l'accolsero subito, e i compositori della scuola napoletana, crearono veri capolavori dell'opera buffa. Il 28 agosto del 1733 si rappresentava in un teatro napoletano 1'opera seria di Pergolesi "Il prigionier superbo", ma secondo l'uso si intromise un intermezzo comico dello stesso autore, che era intitolato "La serva padrona". Questo piccolo intermezzo fu accolto con trionfo ed ebbe una grande importanza nell'evoluzione del teatro musicale; 1'intermezzo si elevò a opera buffa. Nella seconda metà del Settecento 1'opera buffa raggiunge l'apogeo della sua evoluzione. Giovanni Paisiello la rende più fine, più semplice e pura, le sue melodie sono più vivaci e brillanti. Fra molte opere buffe, scritte da lui, il primo posto tiene il "Matrimonio Segreto" che finora non ha perduto il suo valore musicale, la sua freschezza.

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Nicola Piccinni coadiuvò lo sviluppo dell'opera buffa con le sue opere "La Cecchina". "La molinara", "II mondo di luna", ecc. Il Settecento termina con il trionfo dell'opera buffa su quella seria, era il periodo classico dell'opera buffa italiana.

L'opera buffa continuò per buona parte nel secolo XIX a dilettare i pubblici dei teatri italiani, finché da un lato il mutamento dei tempi e del gusto, d'altro lato l'invasione dell'operetta francese la fece sparire quasi del tutto. Si deve fare eccezione per il sempre vivo "Barbiere di Siviglia" di G. Rossini, il "Don Pasquale" di Donizetti e qualch'altra ancora.

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1 Santa Croce – город в Италии.

L’OPERA ITALAIANA NELL’OTTOCENTO A NEL NOVECENTO

La riforma di Rossini nel teatro lirico

Gioacchino Rossini partecipò con 1'opera italiana ai progressi dell'arte musicale; il cantante, conservando sempre una importantissima parte, fu costretto a sottomettersi alle leggi d'una verità drammatica piú seria. L'espressione del sentimento per mezzo della melodía fu completata dalla variazione degli accompagnamenti dell’orchestra che più attivamente intervenne alla descrizione delle passioni e limitò la libertà e la fantasía del cantante. A differenza dei suoi predecessori, Rossini diede molta importanza all'orchestra, che, secondo lui, non doveva limitarsi al puro accompagnamento, ma svolgere una propria funzione indipendente, creò per essa i suoi famosi "crescendo". Combatté sempre contro il dominio dei cantanti, obbligandoli a cantare solo le cadenze e le fioriture da lui prescritte. Il cantante si senti obbligato a rispettare meglio il pensiero del compositore, seguirlo nelle sue melodíe, ma nello stesso tempo la melodía non cessava di fluire limpida e luminosa, ella lasciava al cantante il tempo di respirare, di dare sfogo alla sua immaginazione. Questa rivoluzione musicale ed altri ragioni fecero sparire i sopranisti dall'opera italiana.

Rossini li aveva rimpiazzati per le sue opere con i contralti femminili. E come nel secolo XVIII fioriva una schiera di mirabili virtuose che

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propagavano le creazioni dei maestri italiani, cosi nel secolo XIX si formo un gruppo di cantanti celebri che eseguivano le opere della nuova scuola musicale.

La rivoluzione di Rossini sta nella sua stessa musica. Con questo mezzo egli liberò il palcoscenico dalle parrucche incipriatee vi portò la vita stessa. Prendete qualsiasi dei suoi personaggi piú famosi, come Figaro, Don Basilio, Guglielmo Tell, ecc; sono personaggi vivi, reali e realisticamente ritratti... La rivoluzione musicale, iniziata da Rossini, seguiva il suo corso per opera di Bellini, di Donizetti e soprattutto di Verdi.

L'opera romantica italiana

Il movimento del romanticismo² sviluppato sotto l'influsso della lotta liberatrice delle masse popolari, legata alla Grande Rivoluzione Francese, contro il feudalesimo e contro il giogo nazionale.

Nella musica del romanticismo prevaleva la tendenza progressista. Nelle opere dei compositori romantici (di questa tendenza) si esprimevano le idee patriottiche e democratiche, la protesta contro il giogo nazionale e sociale. La fioritura dell'opera romantica eroica e dell'opera popolare suscitò l'interesse alla vita del popolo, alla cultura nazionale, al passato storico, alle leggende e ai canti popolari.

Accanto ai temi della patetica eroica e passione rivoluzionaria risuonavano i temi della solitudine e della nostalgía di cose e persone lontane nel tempo e nello spazio. Il legame con le aspirazioni progressiste sociali, l'interesse alla vita della gente semplice, all'arte popolare definirono il realismo dell'arte dei migliori esponenti della musicа

romantica.

Le ricerche dell'espressione pittoresca, la soluzione dei compiti nuovi nell'espressione psicologica determinarono grandi successi innovatori del romanticismo nel campo del'armonía, della strumentazione, della forma musicale, ecc. Ancora nel Settecento apparirono le tendenze che preannunciavano il romanticismo. Come tendenza musicale il romanticismo si formò nell'inizio dell'Ottocento, nel primo decennio e si svilluppò nella prima metà di questo secolo. Nella prima metà dell'Ottocento il romanticismo dominava in Italia. Riflettendo l'entusiasmo eroico, il romanticismo italiano si

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realizzò nell 'opera, genere musicale di una grandissima forza emotiva. I compositori più celebri di questo periodo erano Gioacchino Rossini, Gaetano Donizetti e Vincenzo Bellini.

Gioacchino Rossini con il suo ingegno inventivo e la varietà di forma diede un'ondata vivificatrice all'opera italiana, dandole un nuovo impulso e destando stupore nel mondo per la sua audacia. La sua orchestra possiede una vivacità inesauribile, un bel colorito strumentale e fa uso di conosciutissimi effetti di crescendo. II teatro musicale si ispira spesso a testi di origine romantica, ma spesso li risolve attraverso una musica di classica compostezza. Un caso tipico è quello di "Gulglielmo Tell" di G. Rossini, dove tutto è romantico tranne la chiara compostezza della musica.

Tratti romantici sono notevoli nei "Puritani" di V. Bellini, e soprattutto nella "Lucia di Lammermoor" di G. Donizetti, un'opera tipica del romanticismo italiano. Le opere di V. Bellini sono piene di pure, soavi e bellissime melodíe con una grande potenza emotiva; la sua opera "Norma" e la più forte opera tragica della prima met dell'Ottocento. Le opere serie di G. Donizetti offrono pagirle mirabili per la forza melodica ed espressività drammatica.

L'opera italiana del Risorgimento, soprattuto le opere di Rossini, Bellini, Donizetti, e le opere del giovane Verdi, portarono un grandissimo contributo alla cultura mondiale.

I COMPOSITORI ITALIANI DALL’SETTECENTO AL NOVECENTO

Alessandro Scarlatti

(1660–1725)

Alessandro Scarlatti e il più grande compositore italiano del Settecento e rappresentante della scuola musicale napoletana, cominciò i suoi studi musicali a Roma sotto Giacomo Carissimi, celebre maestro di musica. Inizio l'attività di compositore nel 1679 e fra cinque anni si stabilí a Napoli come maestro di cappella reale.

Alessandro Scarlatti dominò il melodramma e la cantata da camera. Egli è una grande figura del melodramma italiano. A. Scarlatti compose 65

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melodrammi, creando quel tipo d'opera che sarà poi definito "napoletano". Tra le sue opere le più importanti sono: "Rosaura", "Tigrane", "Telemaco", "Il trionfo dell'onore" (commedia semicomica), "Marco Attilio Regolo", "La clemenza di Tito", ma soprattutto "Griselda" (1721), ultima sua opera teatrale.

L'aria col da capo, il recitativo secco, la sinfonía d'apertura in tre parti (allegro – adagio – allegro conclusivo in ritmo di danza) sono caratteristici per le sue opere. Oltre a ciò A. Scarlatti compose circa 600 cantate da camera, circa 20 oratori, messe, motteti, ecc. lasciando una profonda traccia anche nella musica strumentale.

Nella cantata Scarlatti fu autore insuperabile; sotto il suo influsso Händel scrisse cantate italiane (nello stile di A. Scarlatti) e Bach compose spesso l'aria scarlattiana.

La numerosa famiglia degli Scarlatti, una delle più famose nella storia della musica, diede al mondo accanto ad Alessandro e Domenico vari altri musicisti famosi.

Giovanni Paisiello

(1740–1816)

Paisiello può essere considerato il vero iniziatore dell'opera buffa itliana. Studiò al Conservatorio a Capuana, giovanissimo, compose messe, mottetti, ecc. Appena uscito dal Conservatorio, in due anni Paisiello compose undici opere, tra serie e buffe tutte trionfalmente accolte sulle scene di Bologna, Parma, Venezia e Napoli.

Nel 1776 fu invitato alla corte di Russia. E questo il suo periodo più felice e il più notevole per la sua attività artistica. In Russia Paisiello compose "II Barbiere di Siviglia" (1782), "La serva padrona" su libretto già musicato dal Pergolese, con qualche aggiunta. "Il barbiere di Siviglia, ovvero La precauzione inutile," opera giocosa in due atti fu rappresentata con successo per la prima volta a Pietroburgo nel Teatro Imperiale nel 1782.

La malattía della moglie forzò tornare Paisiello in Italia. A Napoli Paisiello scrisse due opere più rinomate "La bella molinara" (1788) e la commedia musicale "Nina o la pazza per amore" (1789). Quest'ultima opera ebbe un successo enorme, più tardi è chiamata "La Sonnambula" del XVIII secolo, e si disse che la Nina era pazza per amore e il pubblico pazzo per la "Nina".

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Nel 1802 Paisiello fu invitato a Parigi. Qui scrisse l'opera "Proserpina" che ebbe successo mediocre. Tornato a Napoli, Paisiello fu abbandonato da tutti e morí in indigenza nel 1816.

Domenico Cimarosa

(1749–1801)

Domenico Cimarosa di Aversa (nato nel 1749), ingegno originale e versatile, fu anche disegnatore e poeta, patriota ardente, partecipò alla rivoluzione napoletana nel 1799. Fu arrestato e condannato alla morte, ma fu salvato, grazie all'aiuto dei marinai russi che si trovarono in quel tempo nel porto di Napoli. Dovette emigrare. Esordí coll'opera "Le stravaganze del conte". Nel 1775 la fama di Cimarosa si era già sparsa dappertutto. Con lui la struttura dell' opera buffa si perfezionò, e le sue forme divennero più snelle, egli vi introdusse i cosiddetti "parlanti", la arricchí di terzetti e quartetti. Nel 1787 Cimarosa fu chiamato alla Corte di Russia.Nel suo viaggio di ritorno dalla Russia Cimarosa scrisse "Il matrimonio segreto", il quale alla prima esecuzione in Vienna nel 1792 si dové ripetere una seconda volta da capo al fine.L'opera fu ridata subito dopo a Napoli per centodieci serenello spazio di cinque mesi. A proposito del "Matrimonio segreto" Giuseppe Verdi cosí si esprimeva: "Essa è vera commedia musicale e li c'è tutto quello che un'opera buffa deve avere". Nel "Matrimonio segreto", un capolavoro di Cimarosa, vi è tale freschezza di ispirazione, tale squisita eleganza di forme che può considerarsi un vero gioiello. Il "Matrimonio segreto" ebbe subito trionfali successi a Vienna, a Parigi, Napoli. Quest'opera continua a meravigliare anche i pubblici moderni per la sua immutata freschezza.

E una delle più riuscite opere buffe del repertorio italiano, sia per il libretto brioso, sia per la musica, piena di grazia settecentesca. I personaggi e le situazioni hanno un loro palpito di vita, un loro carattere semplice, che interessa e diverte lo spettatore. Tra le arie più note ricorderemo quella di Paolino e quella di Carolina (soprano), piena di contrasti e di vivace arguzia. Fra le opere posteriori al suo capolavoro sono da ricordare le "Astuzie femminili". Domenico Cimarosa scrisse moltissime altre opere buffe e serie, eccellendo in quelle buffe.

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Di questo melodista rimasero circa cento opere buffe e serie, oltre molti oratori, cantate, composizioni di musica sacra, sinfonica e da camera. Il suo stile è facile, semplice, vivace. Domenico Cimarosa fu tra i primi ad adoperare nell'opera buffa i terzetti e i quartetti e a migliorarne l'armonizzazione e la strumentazione; scrisse anche musica strumentale.

Nel 1801 trovandosi a Venezia per l'esecuzione della sua ultima opera "Artemisia", morí improvvisamente a cinquanta due anni.

Nicola Piccinni

(1728–1800)

Nicola Piccinni era nato a Bari nel 1728. Egli studiò al Conservatorio di Napoli, e nel 1754 fece rappresentare il suo primo lavoro "Le donne dispettose" nel teatro dei Fiorentini che ebbe un gran successo. Seguirono subito altre opere: "Le gelose", "Zenobia". Egli cooperò allo sviluppo dell'opera buffa, ne migliorò le forme, vi introdusse il rondo, ne rese più varia la strumentazione. Ma il successo più notevole nel genere buffo fu quello della "Cecchina" (1760). Nell'opera seria il capolavoro di Piccini fu l'"Olimpiade", la quale segnò un passo notevole. La famosa aria di Megacle "Se cerca se dice" e il duetto "Nei giorni tuoi felici" ebbero quasi un secolo di popolarità.

Passato da Napoli a Parigi, chiamato dalla Corte di Francia, prese parte nella famosa lotta artistica con Glück. Si costituirono due partiti accaniti l'uno contro l'altro: i glückisti ed i piccinnisti. E il conflitto occupò la società parigina per parecchi anni. Artisticamente la contesa aveva questa base: nel melodramma fin dove si deve concedere la prevalenza alla poesia? – Fin dove alla musica? Il Piccinni, – alla melodía pura, confideva massimamente in essa per rendere con intensa rapidità passioni e situazioni, il Gliück sentiva il bisogno di forme più analitiche, spezzando spesso la fluente andatura melodica per rispetto alla espressione drammatica. II sistema di Glück trionfò allora e continuò poi sempre a dominare nel melodramma. L'opera più famosa, composta dal Piccinni, durante la sua permanenza a Parigi fu "Didone" (1773). Tornato a Napoli nel 1791, ebbe dapprima onori alla corte del re Ferdinando, ma poi cadde in disgrazia della Corte perché sospettato di giacobinismo e fini miseramente la vita a 74 anni.

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