Итальянский язык «l’arte lirica». Хрестоматия по чтению специальных текстов для студентов 1-2-го курсов направления 070100 «Музыкальное искусство», сп
.pdfMario Lanza Show
Il 26 giugno 1951 firma un contratto con la Coca Cola per interpretare uno spettacolo televisivo con cadenza settimanale, Il Mario Lanza Show, di cui vengono realizzate 59 puntate, trasmesse dalle reti CBC¹ ed NBC².
In questo show Lanza, oltre ad ospitare personaggi famosi, mostra al suo pubblico – talmente entusiasta da non permettere l'effettuazione di riprese in diretta e da costringere la produzione a mandare in onda le puntate in differita – di essere in grado di interpretare canzoni di tutti i generi, da brani di Verdi alle canzoni popolari, da Cole Porter³ ai canti religiosi.
Il mondo della lirica sembra non voler rinunciare al talento di Lanza e gli propone alcune esibizioni: la Scala di Milano lo vuole per il Rigoletto, mentre il Teatro San Carlo di Napoli gli dà l'opportunità di interpretare un'opera a sua scelta. Lanza sceglie “ I pagliacci” ma il destino non gli concede di coronare il suo sogno: già reduce da un attacco cardiaco alcuni mesi prima, il cantante viene infatti ricoverato d'urgenza per un malore presso la clinica romana Valle Giulia, dove muore il 7 ottobre 1959 per un'embolia polmonare.
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1CBC (Canadian Broadcasting Corporation) – Канадская радио- и телевещатель-
ная корпорация.
2NBC (National Broadcasting Company) – Американская телерадиовещательная компания, основанная в 1926 году.
3Cole Porter – известный американский композитор XX века.
Giuseppe di Stefano
Giuseppe Di Stefano ebbe celebre tenore italiano. Ha studiato a Milano. Esordì nella "Manon" di Massenet. II successo lo condusse subito nei maggiori teatri. Possedeva una voce chiara di magnifico smalto che gli assicurò una rapida carriera e popolarità internazionale.
Di Stefano cantò con successo nelle opere di Verdi, Bellini, Donizetti. Nella parte di Edgar ("Lucia di Lammermoor"), secondo i critici musicali, egli era un degno erede del grande Rubini. Nel suo repertorio c'erano quasi cinquanta parti. Negli anni 50 Di Stefano si esibì spesso alla Scala nelle sue
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parti migliori: duca nel "Rigoletto", Edgar nella "Lucia di Lammermoor", Cavaradossi nella "Tosca", Lenskij nell'"Eugenio Oneghin", Nemorino nell'"Elisir d'amore", don Alvaro nella "Forza del destino", Rodolfo nella "Boheme", Werther ecc. Di Stefano e stato fra i primi e più versatili tenori del nostro tempo, e la sua popolarità era larghissima; il pubblico e la critica lo chiamarono "il primo tenore dell'Italia".
G. Di Stefano cominciò a cantare anche le parti drammatiche. Nel 1955 si esibà nella parte di Jose ("Carmen"), più tardi – Radames ("Aida") e fra un anno nella parte di Riccardo ("Un ballo in maschera"). Però l'esecuzione delle parti del tenore drammatico influi negativamente sulla sua voce che cominciò a offuscarsi e perdere 1'elasticità.
Lauri-Volpi così descrive la voce di questo cantante: "... II siciliano Di Stefano incominciò baldamente con i "Pescatori di perle" all'Opera di Roma, a far parlare di sé. Cantava allora con naturalezza, semplicità, buon gusto e disciplina. Mi par d'udire ancora, nel tono originale e con uguaglianza di gamma. Alla distanza di poco più di un lustro, dedicatosi alla "Tosca" e alla "Gioconda", ha cambiato tecnica; e l'abuso di suoni acuti, verticali, tra faringe e polmoni, minaccerebbbe un precoce dissolvimento).
Franco Corelli
(Ancona, 8 aprile 1921 – Milano, 29 ottobre 2003) è stato un tenore italiano di fama internazionale; cantò nei maggiori teatri di tutto il mondo.
Dapprima incerto sulla scelta di tentare una carriera professionale nella lirica, conseguì il diploma di geometra, e nell’immediato dopoguerra si impiegò per alcuni anni presso l’ufficio tecnico del comune di Ancona, proseguendo sporadicamente gli studi di canto.
Dotato di una voce tenorile di rara estensione, nel 1950 fu ammesso a un corso di perfezionamento presso il Teatro Comunale di Firenze, e l’anno successivo vinse il concorso del Centro Lirico Sperimentale di Spoleto¹, debuttando il 26 agosto 1951 nella “Carmen “ di Bizet nel ruolo di Don Josè.
Nel 1954 ci fu l’esordio alla Scala di Milano.
Al Teatro Metropolitan di New York, debuttò il 27 gennaio 1961 nel ruolo di Manrico ne “Il trovatore “ di Giuseppe Verdi. Quel debutto fu l’inizio della sua grande carriera americana. L’inizio d’una carriera tanto prestigiosa
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non interruppe gli studi di perfezionamento vocale, condotti sotto la guida dell’amico tenore G.L.Volpi.
Al Metropolitan rimase per sedici stagioni consecutive, dal 1961 al 1975, cantò tutte le opere del grande repertorio verdiano, pucciniano e verista, e due importanti opere del repertorio francese: “ Roméo et Juliette “ e “ Werther “).
La sua ultima recita fu una “Bohème “ di Puccini a Torre del Lago, il 13 agosto 1976 a soli 55 anni.
L’addio al canto avvenne nel novembre del 1981 a Stoccolma in occasione di un concerto.
Corelli cantò con molti fra i più grandi direttori d’orchestra del suo tempo. Herbert Von Karajan² lo volle nel 1962 a Salisburgo per interpretare “ Il trovatore “ nel ruolo di
Manrico. Tenore dotato di un innegabile fascino e presenza scenica venne più volte invitato a partecipare a lungometraggi su opere (fra cui, negli anni sessanta e settanta, anche ad alcune grandi realizzazioni della RAI – filmate sia in studio che in diretta a teatro).
1Centro Lirico Sperimentale di Spoleto – оперная школа в г.Сполетто (Италия).
2Herbert Von Karajan – Герберт фон Караян, великий австрийский дирижер XX века.
Luciano Pavarotti
(1935)
Celebre tenore italiano è nato il 12 ottobre a Modena. Egli esordì nel 1961 a Reggio Emilia, interpetando l'opera, con la quale più tardi avrebbe avuto grandissimo successo nei maggiori teatri del mondo: "La Boheme", messa in scena da Mafalda Favero¹.
Pavarotti si fece subito notare, la sua voce a quel tempo si imponeva per la bellezza del colore e per la nettezza dell'emissione. Solo più tardi il cantante raggiunse la raffinatezza di stile e l'ammirevole esecuzione delle opere dell'Ottocento che costi-tuiscono oggi la fama internazionale di questo tenore. Includere nel proprio repertorio opere come "I Puritani", "La figlia del
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reggimento", "La favorita" ed "I Capuleti e I Montecchi" e il segno di una maturazione tecnica e stilistica. La sicurezza del registro acuto di Pavarotti, la facilità, con la quale egli raggiunge (senza diminuzione di volume) le vette del do e del re bemolle, la tecnica, con la quale egli esegue gli abbellimenti, – tutto ciò gli permette di cantare il repertorio ottocentesco. Allo stesso modo, la calda bellezza del timbro, la rotondità dei centri, la chiarezza del fraseggio consentono al tenore di eseguire con successo il repertorio verista. Arnoldo e Rodolfo, Manrico e Enzo Grimaldo, Fernando e Federico non creano mai equivoci interpretativi o stilistici. Angelo Sguerzi, autore del libro "Le stirpi canore", dice: "Credo che non ci sia amatore della lirica che non conosca il nome di Luciano Pavarotti, perché il tenore emiliano e davvero uno dei protagonisti delle nostre scene melodrammatiche e non solo delle nostre....
Si tratta infatti della voce tenorile (tenore lirico per la precisione) più argentina, più omogenea e più estesa, apparsa negli ultimi anni; è una voce che si espande libera nelle sale dei teatri, ed è una voce ricca di calore e colore melodrammatico che costituiscono uno dei vanti del canto italiano.
La ricchezza timbrica gli consente di cantare sia nel genere del tenore di grazia che in quello del lirico spinto".
Un successo trionfale era Pavarotti nella parte di Enzo Grimaldo nell'opera "La Gioconda" di Ponchielli, eseguita all'inaugurazione della stagione all'Arena di Verona. Nel 1980 "L'Unita" scriveva: "La Gioconda" all'Arena è Luciano Pavarotti. L'opera, s'intende. Perché la Gioconda e anche qui una bella ragazza. Ma per il pubblico c'era lui al centro dello spettacolo: il Luciano nazionale, il divino, capace di bissare "Cielo e mar" come nessun altro".
1 M. Favero-итальянская оперная певица, сопрано, пела в Ковент Гарден.
Carlo Bergonzi
(1924)
È conosciuto dagli amatori di lirica come tenore verdiano, tanto egli svolse la sua attività in questo campo. Studiò al conservatorio di Parma, esordì a Lecce nel 1948 quale baritono nelle vesti di Figaro nel "Barbiere di Siviglia"
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di G. Rossini. Dopo aver cantato sempre come baritono, in altri teatri, passo nel 1951 al registro di tenore, eseguendo l'Andrea Chenier di Giordano. Cosi, da Figaro seppe diventare Riccardo, Alfredo, Don Alvaro, e persino Radames, Manrico, Ernani. Cantò anche il repertorio verista e pucciniano ("Pagliacci", "Cavalleria rusticana", "Manon", "Boheme", "Tosca"), di Donizetti: "Lucia di Lammermoor" e perfino l'"Elisir d'amore", dove si esibì nel ruolo del tenore lirico leggero.
C. Bergonzi è un ottimo esecutore, possiede la tecnica perfetta, la dizione eccellente ed è dotato di una musicalità istintiva e di una sensibilità interpretativa che lo porta quasi sempre al giusto accento e all'espressione convincente specialmente nel repertorio verdiano. Lauri-Volpi dice che la voce di Carlo Bergonzi ha per centro di gravità il settore medio della gamma, con note pastose e cordiali, ch'egli riesce,. in modo sorprendente, ad amalgamare con il registro acuto. Il che gli permette di affrontare il repertorio verdiano con risultati ammirevoli.
II suo stile, nelle legature, e nei portamenti, si rifa alle tradizioni belcantistiche; e, forse, l'unico tenore, capace di cantare "Un ballo in maschera", attenendosi a tutte le indicazioni della partitura di Giuseppe Verdi in materia di smorzature, filature e rinforzamenti.
Mario del Monaco
Nacque da distinta famiglia, padre napoletano e madre fiorentina. Dopo aver studiato violino inizialmente come autodidatta, si rese conto che la sua reale passione era il canto. Successivamente fu allievo della scuola di perfezionamento, dove però il metodo di insegnamento inadatto alle sue caratteristiche vocali gli procurò problemi, che il suo precedente maestro contribuì in seguito a risolvere.
Appassionato di pittura e scultura, si diplomò anche alla Scuola d'Arte della stessa città di Pesaro. Sposò Rina Fedora Filippini, conosciuta alla scuola del Teatro dell'Opera di Roma, nel 1941.
La sua carriera ebbe inizio nel 1939. Il primo successo risale al 31 dicembre 1940 al Teatro Puccini di Milano. Dopo un periodo di attività irregolare a causa della guerra, la sua carriera decollò dal 1945 in poi. Il
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debutto internazionale avvenne nel 1946 a Londra. La vera svolta della sua carriera avvenne nel 1950, il debutto nel ruolo del protagonista nell”Otello” di Verdi. Da qui in poi gli si aprirono le porte dei teatri più prestigiosi del mondo, in spettacoli passati alla storia dell'opera, collaborando con i più grandi artisti della sua epoca. Fu il primo cantante italiano nel dopoguerra ad esibirsi al Teatro Bol'šoj di Mosca, dove il fanatismo suscitato dalle sue interpretazioni di “Carmen” e “Pagliacci” indusse le autorità sovietiche a conferirgli l'Ordine di Lenin, massima onorificenza dello Stato.
Nel 1964, un grave incidente automobilistico lo costrinse ad interrompere la sua attività, che riprese comunque entro la fine di quell'anno, per proseguire poi fino agli anni Settanta.
Lasciò le scene nel 1975 con alcune recite di “Pagliacci “. Ritiratosi nella sua villa si dedicò all'insegnamento fino alla morte, avvenuta per un infarto conseguente ad un lungo periodo di dialisi renale.
Voce e stile di canto
Dotato di voce scura ed estremamente potente, da tenore drammatico (con inflessioni quasi baritonali), ma con una grande padronanza anche del registro superiore. Voce estremamente dotata per volume, colore ed estensione, ha saputo mantenersi nel complesso abbastanza integra sino a tarda età malgrado una tecnica assolutamente "personale" ed apparentemente approssimativa ed un uso smodato della voce.
Interpretò in almeno 218 recite l'”Otello” verdiano (alcune fonti indicano ben 427 recite). Nel ruolo del “Moro di Venezia”, Del Monaco è stato uno dei maggiori interpreti del XX secolo. La sua voce tratteggia un Otello scuro e violento, ricco di una drammaticità impetuosa che prende letteralmente alla gola.
Del Monaco fu sepolto nei panni di Otello, col costume da lui stesso disegnato.
L'attività artistica di Del Monaco vede un erede nel figlio Giancarlo Del Monaco, affermato regista teatrale e anche nella nipote, la cantante Donella Del Monaco.
Mario Del Monaco si è spesso dedicato alla musica leggera: il suo successo più grande è stato, nel 1976, “ Un amore così grande “, brano
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scritto da Guido Maria Ferilli, ed in seguito inciso anche da moltissimi altri artisti, tra cui Luciano Pavarotti e Andrea Bocelli.
1 Guido Maria Ferilli – известный итальянский композитор XX века, автор популярных песен, которые исполняли М. Монако, Л. Паворотти, А. Бочелли и др.
Andrea Bocelli
E senza dubbio la voce italiana più amata del momento, sopratutto a livello internazionale dove la gente fa a gara per comprare i suoi dischi e dove tutti apprezzato, i prodotti veramente e genuimente italiano.
Nato il 22 settembre 1958 a Lajatico nella campagna toscana. A sei anni è già prendeva gli studi del pianoforte su cui le sue piccole mani. Non contento, si mette anche a suonare flauto e sassofono, alla ricerca di un'espressione sempre più profonda della musica. Finito il liceo, si iscrive a giurisprudenza all'Università di Pisa dove si laurea, sempre attento però a non dimenticare gli studi di canto. Poi cominciò prendere lezioni da un mostro sacro del Novecento, quel Franco Corelli che è l'idolo tenorile di molti amanti dell'Opera. Tuttavia vivere di musica al giorno d'oggi è quasi impossibile e Bocelli non disdegna di cimentarsi talvolta anche nel più prosaico piano-bar. E' in questo periodo che incontra Enrica, che diventerà sua moglie e che gli darà due figli: Amos e Matteo.
Tornando alla musica, l'inizio "ufficiale" della sua carriera di cantante è casuale. Si fa avanti per un'audizione che il già celebre Zucchero tiene nel 1992 per realizzare un provino di "Miserere", pensata per Luciano Pavarotti e da realizzare proprio con il fantastico tenore modenese. E qui accade il "coup de teatre". Pavarotti, infatti, ascoltando la registrazione, commenterà: "Grazie per la splendida canzone, ma lascia che sia Andrea a cantarla. Nessuno è più adatto di lui."
Luciano Pavarotti, com'è noto, in seguito registrerà comunque la canzone, ma nella tournée europea di Zucchero, sarà proprio Andrea Bocelli a sostituirlo sul palco.
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Nel 1994 è dunque invitato a partecipare al Festival di Sanremo dov’è antò la canzone "Il mare calmo della sera". Il suo primo album (che porta il titolo della canzone) ebbe un gran sucesso: in poche settimane ottiene il primo disco di platino. A Sanremo l'anno successivo interpretò "Con te partirò", che viene inserita nell'album "Bocelli" e che in Italia ottiene un doppio disco di platino.
Nello stesso anno, ha participato nella tournée europea alla quale partecipano i cantanti celebri. Il successo planetario è immediato.
In Francia il singolo rimarrà in testa alle classifiche per sei settimane, registrò tre dische d’oro; in Belgio sarà numero uno per 12 settimane: il più grande sucesso di tutti tempi. Sarà tuttuvia l’album successo “Romanza” a raggiungere nel 1996 un successo internazionale. Solo dopo poche settimane, il CD era già disco di platino in quasi tutti i paesi nei quali era uscito, e la stampa internazionale riconosceva al tenore toscano una popolarità degna di Enrico Caruso.
Ma sulla spinta del fenomeno montante già nel 1995 Bocelli aveva offerto il suo tributo alla tradizione del tenore italiano, pubblicando il CD "Viaggio Italiano", ispirato agli emigranti e agli artisti che hanno reso popolare l'opera italiana nel mondo. Così nel 1998, con il debutto internazionale del disco classico "Aria", si ritroverà a dominare le classifiche di musica classica.
Intanto, parallelamente alle tournée, fioccano ormai anche proposte per l'interpretazione di opere liriche, un'aspirazione coltivata fin da bambino e che finalmente il tenore è riuscito a realizzare.
Uno dei suoi più bei lavori è proprio l'incisione della temibile "Tosca" di Giacomo Puccini, un capolavoro che il timido cantante toscano sa rendere con classe e gusto del fraseggio sopraffini.
Baritoni
L'inizio del Novecento e stato contrassegnato dall'apparizione delle eccellenti voci baritonali quail Titta Ruffo con moltissime capacità, Giuseppe de Luca, con grande talento d'attore, Riccardo Stracciari con timbro pastoso e bellissimi acuti, Carlo Galeffi con voce potente e sonora. Più tardi apparvero i baritoni Sesto Bruscantini, Gino Becchi e Tito Gobbi, un baritono unico, e altri.
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Carlo Galeffi
Carlo Galeffi (1882–1961) ha cantato alla Scala 18 stagioni con 32 opere e più di 500 recite. Galeffi è nato nel 1882. Egli esordì nel 1903 a 19 anni al teatro Quirinale di Roma con la "Lucia di Lamermoor" di Donizetti, cantò in provincia fino al 1908, e cominciò ad affermarsi nei grandi teatri tra il 1909 e 1910. Carlo Galeffi maturò quindi in un periodo, un cui la scuola vocale italiana era ormai dominate dal gusto verista. Dovrebbe essere appunto questo periodo, in cui Titta Ruffo, riferendosi a Galeffi, avrebbe pronunciato la frase: "Quel ragazzo mi fa paura". Nella carriera di Galeffi possiamo distinguere due diversi periodi.
Il primo, che parte dall'esordio e giunge all'inizio degli anni venti, coincide con una potenza vocale che può essere definita come eccezionale; il secondo periodo dagli anni trenta fino alla fine della sua carriera. Nel 1913, quando s'aprì la stagione d'autunno della Scala, dedicate interamente a Verdi, Galeffi fu protagonista del "Nabucco" e "Amonasro"; la stampa milanese fu larga di riferimenti al suo vigore vocale e lo defini "una delle voci più potenti e sonore sulle nostre scene". Poi Galeffi con enorme successo cantò Rigoletto, Simon Boccanegra, Jago, Germont, Di Luna, ecc. e divenne "un baritono verdiano di livello storico".
Nella sua lunghissima carriera, durata quasi mezzo secolo, Carlo Galeffi interpretò una sessantina di ruoli con ricchezza di accenti drammatici, chiara dizione e grande morbidezza di voce.
Sesto Bruscantini, baritono e basso comico italiano, nacque a Porto Civitanova il 10 dicembre 1919. Egli ha studiato canto a Roma e per un anno alla scuola del Teatro dell'Opera. Nel 1947 ha vinto un concorso della RAI1 e nel 1949 ha esordito in teatro come Don Geronimo nel "Matrimonio segreto" di Cimarosa alla Scala di Milano.
Fra le sue migliori interpretazioni sono: "Cosi fan tutte" di Mozart (Don Alfonso e Guglielmo), "La Cenerentola" di Rossini, "Il Barbiere di Siviglia" di Rossini e di Paisiello, "Don Pasquale" di Donizetti, "Don Giovanni" di Mozart (Leporello e Masetto), ecc. Nonostante che era voce poco timbrata, e diventato per la sua musicalità non comune, la dizione chiara e brillante, il senso del
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teatro comico (nella migliore tradizione italiana), un raffinato specialista nell 'opera buffa, assai ricercato in campo internazionale.
Si è affermato soprattutto nei ruoli comici e brillanti con eccellenti doti di attore.
Gino Becchi
È famoso baritono italiano, nato a Firenze nel 1913. A 17 anni cominciò a studiare il canto con Raul Frazzi, fu poi alla scuola di perfezionamento di Alessandria. Esordì nella "Traviata".Nell'estate di 1939 si affermò decisamente a Roma, alle Terme di Caracalla¹ in "I Pagliacci" di Leoncavallo e "Aida" di Verdi. Il successo gli schiuse, a partire dal 1940–41, le porte della Scala, dove, specie in "Un ballo in maschera" di Verdi e nel "Barbiere di Siviglia" di Rossini, mostrò un complesso di qualità eccezionali, e subito passo agevolente dalla "Zaza" al1' "Ernani", dalla "Forza del destino" al "Rigoletto". Il giovane Becchi aveva la voce di vibrante metallo, gli acuti (specie tra il fa e il la bemolle) di rara potenza e fermezza, la figura prestigiosa; è stato uno dei più popolari cantanti nel dopoguerra, il suo successo era enormе.
Tito Gobbi
Tito Gobbi (Bassano del Grappa, 24 ottobre 1913 – Roma 5 marzo 1984) è stato un celebre baritono italiano, fra i più famosi del suo tempo.
Notevole per il sottile modo in cui ha agito con la sua voce e l'incisività dell'accento, si è dedicato intensamente alla sua formazione musicale, ebbe la sua tecnica vocale e il bagaglio culturale richiesti per una carriera lirica internazionale. Famoso non solo per essere stato un cantante, ma anche attore, regista,designatore, insegnante e costumista.
Il giovane Tito studiò giurisprudenza all'Università di Padova. Durante lo studio, il suo talento viene scoperto da un amico di famiglia, appassionato musicista, che, gli ha sentito cantare una canzone, gli disse che aveva una bella voce di baritono e così gli suggerì di studiare canto lirico. E così, nel 1932, si trasferì a Roma per studiare cantare con celebre tenore italiano di questa età.
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