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Итальянский язык «l’arte lirica». Хрестоматия по чтению специальных текстов для студентов 1-2-го курсов направления 070100 «Музыкальное искусство», сп

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dell'Ottocento scrivevano per lei diverse opere, fra cui "Giulietta e Romeo" (1796) di N. Zingarelli. Contralto perfetto, la Grassini poteva cantare anche le parti di soprano leggero. Dotata di una bellissima voce, entusiasmo il pubblico di tutti i principali teatri con il suo possesso di scena e l'incomparabile accento drammatico.

La Marcolini poss edeva la voce di contralto, estesa al “fa diesis”, e un talento comico impareggiabile. Rossini le affidò molte parti delle sue opere ("Tancredi", ecc.) e scrisse per lei "La pietra del paragone" (1812), "L'Italiana in Algeri" e altre. Le arie di bravura che ella aveva cantato ai finali di quelle opere restano a testimonianza della rara agilità della sua voce, del suo brio.

Giuseppina Fodor brillò sulle scene dal 1815 al 1830. Debuttò a Pietrburgo, si esibí a Parigi, Londra, Vienna, Stoccolma, ecc. A Parigi trionfò al Teatro italiano (1816) (gestito allora da Angelica Catalani) come Rosina del "Barbiere di Siviglia" di G. Rossini. Una volta si esibì in quel teatro nella "Semiramide" di G. Rossini. Assistevano molti compositori: Rossini, Cherubini, Paer. Ad un tratto, alla fine del secondo atto, la sua voce si arresta, e l'attrice non poté articolare una sillaba. Si abbassa il sipario. Tutti i suoi amici erano desolati. Rossini piangeva come un fanciullo. Ma ben presto la voce riapparve e risuono più bella e più soave che mai. Ella condusse a termine la sua parte, ma aveva abusato delle sue forze e da quella sera non cantò più. Dovette rinunciare alle scene e si dedicò all'insegnamento del canto.

Angelica Catalani, contralto anch'essa, fu rinomatissima in quell'epoca. Studiò il canto a Roma e fra due anni esordì alla Fenice di Venezia (1796) nella "Lodoiska" di Mayr. A diciassette anni la Catalani era già l'idolo della corte di Potrogallo. Cantò poi a Parigi, Londra e in altre città. A Parigi assunse la direzione del Teatro italiano. Era famosa per la facilità, con cui eseguiva le scale cromatiche, ponendo su ciascuna nota un trillo. Le piaceva pure picchiettare la nota, un martellato grazioso. Aveva una voce limpida di una estensione meravigliosa, si da arrivare al “ sol sopracuto “. La sua respirazione ben condotta le permetteva di dare alla frase melodica il necessario accento con un suono sempre vivo e pastoso, era impareggiabile negli effetti di contrasto. Fu però sempre più a posto come cantante di concerto che sulle scene.

Isabella Colbran (spagnola) moglie di Rossini, Sthendal diceva nel suo libro “ La vita di Rossini “ che mai vi fu cantante celebre, altrettanto belle.Ella

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era primadonna dei teatri napoletani San Carlo e Fondo, cantava anche a Roma, Milano, Venezia e Torino. Rossini scrisse per lei le parti di Desdemona nell'"Otello" (1816), Armida nella "Semiramide", Elisabetta nell'opera "Elisabetta, regina d'Inghilterra". In quest'ultima parte Colbran ebbe un vero trionfo. Stendhal² scrive a proposito: "Ella apparve a Napoli nel 1815 nella parte di Elisabetta dall'opera di Rossini dello stesso nome, e l'immaginazione piu esaltata... non avrebbe potuto figurarsi una Elisabetta piu bella e maestosa".

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1Nicola Zingarelli – итальянский композитор XVIII века.

2Frederic de Sthendal – французский писатель XIX века, один из основоположников реалистического романа.

Lina Cavalieri

Lina Cavalieri, il cui vero nome era Natalina Cavalieri (Onano, 24 dicembre 1874 – Firenze, 7 febbraio 1944), è stata un soprano e attrice cinematografica italiana.Dal 1887 alla fine del XIX secolo, si affermò clamorosamente prima a Roma, poi nel resto d'Italia ed in Europa, come canzonettista di caffè-concerto, rivaleggiando perfino con La Bella Otero.¹La Bella Otero fu affascinata dalla sua bellezza e dalla sua grazia. Nonostante le sue origini modeste (era stata fioraia e piegatrice di giornali), aveva il portamento ed i modi della gran dama.Gabriele d'Annunzio² le dedicò il romanzo “Il piacere” (1899) definendola “la massima testimonianza di Venere in Terra”.Giunta al culmine della popolarità, la Cavalieri si trasformò in cantante lirica, debuttando nel 1900 ne “ La Bohème“di Giacomo Puccini al Teatro San Carlo di Napoli. Ebbe ancora enorme successo e da allora si dedicò alla nuova carriera.

Cantò in quasi tutti i maggiori teatri d'opera del mondo. I suoi mezzi canori come soprano lirico erano piuttosto limitati, ma al pubblico interessava più vederla che udirla, per la splendida bellezza, l'eleganza del portamento, le acconciature sontuose. Nel puritanesimo della scena lirica, la Cavalieri portava una eccitante atmosfera di raffinata sensualità.Famoso per audacia restò il bacio appassionato che diede ad Enrico Caruso sul palcoscenico del Metropolitan Opera di New York, al termine del gran duetto d'amore della

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“Fedora “.Da allora la Cavalieri fu soprannominata negli Stati Uniti “ the kissing primadonna” (la primadonna che bacia). Nel 1914 esordì anche nel cinema con Manon Lescaut e fino al 1920 interpretò altri sette film; ma sullo schermo era deludente.Nel 1920 diede il suo addio alle scene dicendo: “ mi ritiro dall'arte senza chiasso dopo una carriera forse troppo clamorosa “. Negli ultimi anni si ritirò con Arnaldo Pavone nella villa Cappucina presso Rieti. Morì sotto un bombardamento aereo.La sua vita fu rievocata da Gina Lollobrigida nel film “La donna più bella del mondo “ (1955).

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1Bella Otero (Belle époque) – начало XX века.

2Gabriele Annunzio – итальянский писатель, поэт и политический деятель

XIX века.

Maria Garcia Malibran

(1808–1836)

Ella fu d'origine andalusa, figlia d'arte, nacque a Parigi. Studio il canto con il padre Manuel Garcia. Alla scuola di Manuel Garcia, che fiori a Parigi ai primi dell'Ottocento, sommi cantanti e compositori appresero l'arte di dire cantando e le norme dell'articolazione, del fraseggio, dei suoni legati, filati, staccati, martellati; delle fioriture, dei trilli, delle cadenzee degli stili. E vi conobbero le regole del ben respirare, vocalizzare ed eseguire musica.

Maria Malibran esordì a sedici anni, per caso, come prima donna in sostituzione di Giuditta Pasta,¹ eseguendo la parte di Rosina nell'opera "II barbiere di Siviglia" all'Opera di Londra. Poi (a diciassette anni) partí con il padre e la famiglia in Nord America, a New York, dove estese il suo repertorio alle opere di G. Rossini: "Otello", "Cenerentola", "Semiramide". In soli sei giorni sotto l'implacabile ferula paterna aveva imparato la parte di Desdemona. In questa occasione si staccò dal padre e nel 1826 sposo il commerciante francese Malibran per liberarsi dalla ferrea disciplina paterna.

Ma proprio a tale padre e tale disciplina la Malibran deve la sua eccelenza artistica, il fuoco sacro della sua arte. Maria Malibran restò sempre una fiera Garcia, andalusa: innamorata dell’avventura e del rischio; fucile in spalla, scorrazzava sul suo destiero per i campi.

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G. Lauri-Volpi² nel suo libro "Voci parallele" definisce la voce di Malibran "trivalente", che si estendeva dal contralto al mezzosoprano e al soprano. E questa trivalenza di registri non alterava la omogeneità, l'intensità, l'agilità dei suoni. Quindi non già tre voci, ma una sola voce su tre registri.

M. Malibran amò la musica di Bellini e divenne una delle interpreti più originali di "Sonnambula" e "Norma". Ritornò a Parigi nel 1828 e gli esponenti del romanticismo con a capo Victor Hugo videro in quell 'ardente cantante ciò che ancora mancava al giovane romanticismo: il canto. La Malibran fu veramente per loro la musa melodrammatica. Il suo passaggio dal repertorio rossiniano a quello belliniano (dopo il 1830) rese inevitabile il confronto con Giuditta Pasta, la sua grande rivale. Nella "Sonnambula" tutto fa pensare che avesse partita vinta. Il Hervé Florimond³ disse: "E stata la più sublime interprete della "Sonnambula". La Malibran seppe immedesimarsi in quel carattere della pastorella Amina, da tradurre perfettamente sulla scena i teneri affetti che l'agitavano con una voce temperata dalla passione più pura e dalla verità.... L'entusiasmo del pubblico fu indicibile”. Ferita gravemente in un incidente di equitazione, continuò a cantare pur con un presentimento della fine; mori giovanissima nel 1836, a soli 28 anni. La Malibran fu pure valente pianista e distinta compositrice; compose arie, romanze, canzonette.

Ferita gravemente in un incidente di equitazione, continuo a cantare pur con un preseniamento della fine; morí giovanissima nel 1836, a soli 28 anni.

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1Giuditta Pasta – великая итальянская певица (сопрано) XIX века.

2Giacomo Lauri-Volpi – знаменитый итальянский тенор XX века.

3Hervé Florimond – французский композитор XIX века.

Giuditta Pasta

(1797–1865)

Giuditta Pasta fu artista classica per elevatezza di stile, per potenza ed estensione di voce, per eificacia di azione drammatica.

Nacque a Como nel 1797 e studiò al Conservatorio di Milano. L'estensione della voce di Giuditta Pasta come quella di Malibran era straordinaria. Da un “la” sotto le righe esse potevano salire fino a “do diesis “

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e magari a un “re “ acuto, estensione che permetteva loro di cantare con eguale facilità la musica di soprano e quella di contralto. Pasta poteva unire con facilità la voce di petto alla voce di testa,per ravvivare il colore d'una frase adoperava il falsetto.

Un giornale di quel tempo scriveva: "Corde basse – un po'soffocate, corde medie – leggermente velate, corde acute che vanno all'anima, abilità sorprendente, drammaticita sublime... Nel suo insieme un fenomeno assolutamente portentoso". Bellini scriveva al suo librettista Romani:

"La nostra "Norma" fece un furore vero. Giuditta è in voce e canta e declama in modo da strappare le lagrime... fa piangere anche me! E piansi infatti per tante emozioni che provai". Come è noto, V. Bellini scrisse la "Norma" e "La Sonnambula" per la Pasta: Donizetti scrisse per lei la sua opera "Anna Bolena"; Pacini – "Niobe". Un critico musicale descrive l'effetto che produsse l'esecuzione di Pasta sul celebre attore francese, Talma: "Una sera Talma si trovava in un palco di prima fila (alla rappresentazione del "Tancredi" di Rossini a Parigi). Egli che aveva recitato "Tancredi", che conosceva tutte le difficoltà dell'arte tragica, rimase colpito fin dai primi passi, che fece sulla scena questa donna così fiera e leggiadra. Egli ne seguì attentamente i gesti, i piccoli movimenti del viso, le diverse tonalità della voce. Quando la signora Pasta pronuncio le parole: "O, patria! dolce ed ingrata patria!” vi era nella sua voce, nel suo sguardo una tale potenza, un sentimento così serio e così vero che era impossibile resistere alla commozione. La Pasta, come la Malibran, aveva creato attorno a sé un'atmosfera d'entusiasmo in Italia e fuori; è stata anche in Russia a Pietroburgo e a Mosca ove canto "Norma", "Semiramide" e "Anna Bolena".

Giuditta Pasta aveva un dono che la natura concede molto raramente, cioè una profonda sensibilità che sapeva realizzare nella parte da rappresentare. Fu sublime nelle opere di Rossini e di Donizetti e in molte altre opere di quel tempo.

Le voci maschili nelle opere di Rossini, Bellini, Donizetti

Prima di Rossini non si solevano mai affidare parti importanti di opera seria alle voci di basso, delle quali si teneva pochissimo conto. Per questo

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motivo Rossini fu obbligato a scrivere in chiave di tenore le parti nell' "Elisabetta".

Siccome le parti di basso nei melodrammi (di quei tempi) erano insignificanti, man-cavano le voci di basso. Rossini sentì il bisogno di scrivere per questo genere di voci alcune parti importanti e difficili come nelle opere: "La cenerentola", "Mosè", "L'ltaliana in Algeri", "II barbiere di Siviglia", ecc.

E apparve una schiera di bassi insigni ad eseguire le opere rossiniane come L. Lablanche D. Donzelli, R. Mirate, G.Mario, E. Tamberlick e tanti altri.

Luigi Leblanche (1794–1858), uno dei bassi più famosi, riformò lo stile interpretativo nell’opera lirica. Lablanche è nato a Napoli nel 1794 e continuò a cantare fino alla tarda età. Nel 1845 il Verdi lo chiamo a Londra per creare la parte di Massimiliano nell’opera “ I Masnadieri ”. Il nome di questo cantante è stato ripetuto per oltre mezzo secolo con venerazione ed entusiasmo.

Un critico di quell tempo scriveva che la voce di Lablanche non oltrpassa l’estensione normale di basso dal “ sol “ al “ mi”. Le note suonano tutte ugualmente con la stessa intensità metallica, ugualmente robuste per forza di naturale vibrazione. Il suono sprigiona dal suo petto con la stessa facilità con cui uscirebbe da una grossa canna d’organo: una intonazione perfetta, una messa di voce sempre certa, una accentuazione musicale piena di buon gusto … l’unione perfetta della capacita di cantante a quella di attore …

Illustre maestro di canto, violinista e compositore tedesco H.Panofka che visse a Parigi e vi fondo un’Academia di canto, cosi descrive la sua impressione del canto di Leblanche: ‘”Di Lablanche vi dirò soltanto una mia impressione: egli canta con tale facilità, sicurezza e disinvoltura, la sua voce ha tale musicalità naturale, che a me sembra che canti, quando parla. Il canto è per lui cosi famigliare, come a noi la parola. La storia di Lablanche è ormai nota a tutti: egli divenne cantante sensa saperlo. Infatti egli non ebbe mai bisogno di nessun maestro per disciplinare il suo poderoso volume di voce”.

D. Donzelli interpretava le parti delle opere di Bellini, Donizetti e di Verdi. La robustezza e telasticità delle corde vocali gli davano l'ampiezza sonora di un baritono, e 1'estensione massima di un tenore. Bellini scrisse per lui la parte di Pollione nella "Norma"; Rossini, Donizetti, e altri celebri

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maestri composero per lui alcune opere. Heinrich Panofka in "Voci e cantanti" dice che la voce di Domenico Donzelli era di una rara forza drammatica. La sua estensione era dal “si basso “ al “ la sopra “ le righe (chiave di “sol “). E la vera estensione del tenore di forza.

N. Moriani

Il tenore N. Moriani sorprendeva l'uditorio con la dolcezza e la fluidità della sua voce, con il bel modo di canto. Fu impareggiabile interprete nelle opere di Rossini ("Otello", "Semiramide", "La gazza ladra"), Bellini ("La Sonnambula", "I Puritani"), Verdi ("I Lombardi" e "Un ballo in maschera"), ecc. Donizetti scrisse per lui la sua opera "Maria di Rudenz" (1838). Giuseppe Verdi disse di Napoleone Moriani: "Dei tanti artisti che ho sentito, quelli, di cui serbo il culto più devoto e la memoria più cara, sono la Frezzolini e il Moriani".

R a f f a e l e M i r a t e era un altro celebre tenore del tempo. La sua voce era soave, sicura, flessibile, potente e gli permetteva di cantare ugualmente e senza il minimo sforzo tanto nella "Cenerentola" di Rossini quanto nel "Rigoletto" di Verdi. Dotato di una bellissima voce di tenore, esordì a Napoli nel 1837 coll'opera "Torquato Tasso" di G. Donizetti, ottenendo splendido successo. Al teatro italiano a Parigi ebbe un completo trionfo nelle opere di Rossini ("Otello", "La gazza ladra"), Donizetti ("Lucia di Lammermoor", cantata per 182 rappresentazioni) e altre. G. Verdi scrisse per lui la parte del duca nel "Rigoletto" (cantato per 193 volte)

Giovanni Mario (1810–1883), tenore, essordí nel 1840 sulle scene del Teatro Italiano a Parigi nel'"Elisir d'amore" insieme con la Persiani ¹, Tamburini² e Lablache. Da quella sera in poi l'arte di Mario penetrò nella coscienza del mondo musicale parigino e il suo nome cominciò ad esser ripetuto con rispetto e ammirazione. Ogni nuova interpretazione segnò per lui un nuovo successo e gli procurò proposte e contratti per tutti i principali teatri d'Europa e d'America. Il suo modo di dire e di cantare si distaccava talmente da quello degli altri artisti, che l'impressione, che si provava udendolo la prima volta, era sfavorevole. Egli aveva suoni chiari e aperti, uno fraseggiare scandito, una sillabazione martellata che pareva smanierata, ma man mano che la sua voce penetrava nell'animo, si provava una dolcezza infinita. La sua arte consisteva specialmente nel dare alla parola cantata la sua perfetta espressione,

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senza alterare la limpidezza del disegno melodico. La nobiltà del gesto e dell'atteggiamento bastavano per attirare sopra di lui l'attenzione ammirativa del pubblico.

Enrico Tamberlick (1820–1889) – un altro tenore celebre. Egli era famoso per la declamazione cantata dei recitativi. Nelle opere di Rossini, in cui il recitativo ha una somma importanza, il Tamberlick non aveva rivali. Un'altra particolarità che dette a lui una celebrità quasi universale, fu il famoso “do diesis “ di petto, nota strana e formidabile che il pubblico aspettava da lui con frenetica impazienza (egli fu il primo ad eseguire il “do diesis “ acuto di petto).

Ma Rossini, udendo una sera il Tamberlick nel'"Otello", dove quest'ultimo sostituì al “ la “ naturale, scritto nella partitura, il famoso “ do diesis “ nel duetto fra Otello e Jago "Morro ma vendicato", fuggì dal teatro esclamando: "Questo è un urlo che io non ho scritto e che è fuori dell'umano!"

Nel 1862, a Pietroburgo, prese parte alla prima esecuzione dell'opera verdiana "La forza del destino". Il Tamberlick fu 1'ultimo dei tenori del teatro italiano a Parigi.

1Fanni Persiani – известная итальянская оперная певица XIX века (сопрано).

2Antonio Tamburini – итальянский оперный певец XIX века (баритон).

LE VOCI VERDIANE

Soprani nelle opere di G. Verdi

Nella metà dell 'Ottocento, con la torrente delle opere verdiane, il periodo storico di canto di Bellini e Donizetti cambia indole e forma. Dal 1842, quando fu messo in scena il "Nabucco" al 1855 apparvero "I Lombardi"; "Ernani", "I due Foscari"; "Attila"; "Giovanna d'Arco", "I Masnadieri", "Luisa Miller", "Rigoletto","Il Trovatore", "La Traviata", "I Vespri Siciliani", ecc.

Per eseguire queste opere occorrevano cantanti meritevoli, prodigiosi, perche le parti erano molto difficili, specialmente "I Lombardi" e "Il Trovatore". Fra le donne, interpreti delle opere di Verdi erano soprani: la Frezzolini, la Strepponi, la Brambilla, la Barbieri-Nini, la Patti, ecc:

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Erminia Frezzolini (1818–1884) è stata la prima a portare alla ribalta due opere di G. Verdi, scritte per lei, "I Lombardi" e "Giovanna d'Arco", ambedue con gran successo alla Scala di Milano. Cantò in tutti i principali teatri d'Italia e all'estero, si soffermò lungamente a Parigi, dove Paganini la scritturo nella stagione del 1853 per il Teatro Italiano. Essa brillò per purezza di voce, per canto soave, per efficacissima espressione e per la sua grande arte musicale e drammatica. Felice Romani ¹ scriveva a proposito dell 'esecuzione della "Beatrice di Tenda" di Bellini al Regio di Torino nel 1841 che nessuna al pari di lei, dopo la Malibran, era dotata di voce più estesa, più flessibile, più melodiosa.

G. Verdi mostrava una illimitata ammirazione per la Frezzolini e, nominandola, o sentendola nominare egli soleva portare la mano al cappello e scoprirsi leggermente il capo.

Giuseppina Strepponi (1815–1897) studiò al Conservatorio di Milano ed esordì con tal successo che fu subito scritturata all'Opera italiana di Vienna. Cantò in seguito a Roma, Firenze, Bologna, Venezia. Nel 1839 alla Scala di Milano interpretò "Lucia di Lammermoor" e l"'Elisir d'amore" di Donizetti e "I Puritani" di Bellini. Con enorme successo creò la parte di Abigaille nel "Nabucco" di Verdi. Morta la Malibran, declinanti la Pasta i, appena agli inizi la Frezzolini, Giuseppina Strepponi divenne prima-donna. Milano ammiro in lei la purezza cristallina del timbro e l'impeccabile musicalita. Nel 1849 si ritirò dalle scene, diventando la signora Verdi. Giuseppina Strepponi aveva voce limpida, penetrante, soave, azione efficace; a questi doti aggiungasi la virtuosità del canto, in cui si èmostrata eccellente.

La Barbieri-Nini, Marianna (1820–1887) celebre soprano italiano. Allieva di G. Pasta, fu la prima interprete delle opere di Verdi "I due Foscari", "Il Corsaro", "Macbeth". Brillò nel genere drammatico, dove ella trovava degli slanci appassionati che trasportavano l'uditorio. Fu impareggiabile nella "Lucrezia Borgia" di Donizetti, ove la sua potenza tragica era impressionante. Con quest'opera la Barbieri-Nini soleva comparire per la prima volta innanzi ai nuovi pubblici, perche ciò le permetteva di cantare coperta dalla maschera la sua aria di sortita "Come e bello" e nascondere così la bruttezza del volto. Quando alla fine dell'atto essa era obbligata a rivelare al pubblico le sue sembianze, questo gàa vinto dalla virtú straordinaria della cantante, non avvertiva più, o quasi, la bruttezza della donna.

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La Barbieri-Nini, scelta da Verdi per la parte difficilissima di lady Macbeth, ricorda, come lavorava il maestro cogli interpreti per ottener maggior effetto. Le prove del "Macbeth", fra pianoforte e orchestra salirono a più di cento, poiché il Verdi non mostravasi mai contento della esecuzione e richiedeva una migliore interpretazione dagli artisti. Erano due, per Verdi, i punti culminanti dell'opera: la scena del sonnambulismo e il duetto di lady Macbeth con Mister Macbeth (baritono). La sola scena del sonnambulismo assorbò tre mesi di studio. Per tre mesi, mattina e sera, la Barbieri-Nini cercò d'imitare quelli che parlavano dormendo, che articolavano parole, come diceva il maestro, senza quasi muovere le labbra, lasciando immobili le altre parti del volto, gli occhi compresi... E il duetto col baritono, che comincia "Fatal mia donna", fu provato più di centocinquanta volte per ottenere, come diceva Verdi, che fosse più discorso che cantato. Il duetto ebbe un successo trionfale. Dappertutto, dove la Barbieri-Nini ha cantato alla Pergola² (di Firenze), quel duetto bisogno ripeterlo due, tre volte, perfino quattro.

Adelina Patti (1843–1919) è nata da genitori italiani a Madrid. A soli sei anni cantava con relative perfezione i pezzi più difficili delle opere da lei udite dalle maggiori cantatrici dell 'epoca L'anima della piccola Adelina, nata istintivamente alla musica,assorbiva al'atmosfera benefica delle grandi virtuose. Nel 1850 nella sua prima comparsa, innanzi al pubblico di NewYork,aveva allora otto anni appena, essa meravigliò l'uditorio cantando il rondo della "Sonnambula" e la famosa canzone “ L’Eco “. Dagli otto ai sedici anni la piccola virtuosa studiò assiduamente, ma era costretta di tanto in tanto a fare del le trionfali apparizioni in qualche concerto per conto dei suoi ingordi impresari. Il suo vero primo debutto, come primadonna, essa lo fece nella "Lucia di Lammermoor" il 24 novembre 1859 a New-York al Teatro del1'Opera italiana. Durante quella grandiosa stagione essa cantò nelle opere "La Sonnambula", "Don Pasquale", "I Puritani", lElisir d'amore", "Marta", "Don Giovanni", "La Traviata', "Il Trovatore", "Rigoletto", "Ernani", "Mose", "Linda di Chamounix", ecc. Adelina Patti possedeva la voce più perfetta come suono. Essa era veramente nata per cantare e per deliziare il mondo, e lo faceva per l'abitudine, con mediocre entusiasmo. Il suo intelletto bastava a tutto nell'esercizio dell'arte sua: il cuore non vi entrava per nulla. Eppure nella "Traviata" riusciva anche a commuovere: "Addio del passato" cantato dalla

Patti, vi scendeva nell'anima come il pianto melodioso d'una fata; quelle sue

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