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LE_LINGUE_E_IL_LINGUAGGIO fabio.doc
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5. Sintagmatico e paradigmatico

In un atto linguistico i suoni vengono disposti in una sequenza lineare cioè uno dopo l’altro; in questa operazione succede che i suoni si influenzino l’un l’altro. Esistono rapporti sintagmatici che si stabiliscono tra elementi in presentia, ovvero co-presenti: ad esempio amico/amici: la prima parola ha un suono velare mentre la seconda un suono palatale. Esistono poi dei rapporti paradigmatici che si stabiliscono tra suoni che possono comparire in un certo contesto, sono rapporti in absentia, cioè la presenza di un determinato suono esclude tutti gli altri: ad esempio si consideri la parola “stolto”: tra la “s” e la “o” compare la lettera “t”, la sua posizione è il suo contesto; tra la “s” e la “o” possono comparire altri elementi “c”, “g”, “p”, “b”, “d”; scegliendo una combinazione si escludono le altre.

stolto “sto”

sdoganare “sdo”

scorta “sco”

sgombro “sgo”

sporta “spo”

sbobinare “sbo”

Rapporti sintagmatici e paradigmatici non esistono solo tra suoni ma anche tra espressioni. Nell’espressione <Questo mio amico.>, esiste una relazione sintagmatica tra la “o” di “questo”, di “mio” e di “amico”; nelle espressioni <Questo amico.> e <Quel amico.> esiste una relazione paradigmatica tra “questo”e “quel”.

6. Sincronia e diacronia

Nel corso del tempo le lingue possono andare incontro a dei cambiamenti. Lo studio di un cambiamento linguistico è detto “diacronico”, è lo studio di un fenomeno nel tempo. Un fenomeno “sincronico” è un rapporto tra elementi simultanei con l’esclusione dell’elemento tempo.

7. Il segno linguistico

Una parola è un segno, un segno è un’unione tra significante (rappresentazione sonora) e significato (rappresentazione mentale). Il segno ha varie proprietà tra cui:

Distintività: ogni segno si distingue da un altro (notte/botte).

Linearità: il segno si estende nel tempo se è orale e nello spazio se è scritto.

Arbitrarietà: non esistono regole che associano al significante il significato, esistono delle eccezioni che riguardano le forme onomatopeiche.

I segni possono essere linguistici o no: la disciplina che studia i segni linguistici è la linguistica, quella che studia i segni in generale è la semiologia o semiotica.

8. Le funzioni della lingua

Secondo Jakobson le componenti necessarie per un atto linguistico sono sei:

  1. parlante;

  2. referente (ciò di cui si parla, ciò cui l’atto linguistico rimanda, realtà extralinguistica);

  3. messaggio;

  4. canale (attraverso cui passa la comunicazione);

  5. codice;

  6. ascoltatore.

A ciascuna di queste componenti Jakobson associa una funzione linguistica:

  1. funzione emotiva: si realizza quando il parlante esprime stati d’animo;

  2. funzione referenziale: è informativa, neutra;

  3. funzione poetica: si realizza quando il messaggio inviato fa si che l’ascoltatore ritorni sul messaggio stesso per apprezzarne il modo in cui è formulato;

  4. funzione fatica: quando si vuole controllare se il canale è aperto è funziona regolarmente;

  5. funzione metalinguistica: quando il codice viene usato per parlare del codice stesso;

  6. funzione conativa: si realizza sotto forma di comando o di esortazione rivolti all’ascoltatore perché modifichi il suo comportamento.

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