Storia della letteratura italiana
1. Dalle origini al Seicento
I
l
Cantico
delle Creature
di San
Francesco d’Assisi
(1225), scritto in volgare umbro, è il testo più antico della
letteratura italiana. Nel XIII secolo fioriscono anche dei
componimenti di carattere popolare che probabilmente servivano come
accompagnamento alle danze durante le feste. Si tratta di poesie che
trattano d'amore, di canti in forma dialogata tra una madre e una
figlia che si deve sposare, di lamenti di giovinette che vogliono
marito, di contrasti tra moglie e marito, tra suocera e nuora.
lingua volgare: диалект; разговорный язык trattare: обсуждать; касаться giovinetta: девушка |
suocera: свекровь; тёща nuora: невестка |
Cantico delle Creature (San Francesco di Assisi, 1224 ca.) |
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Altissimu, onnipotente bon Signore, Tue so' le laude, la gloria e l'honore et onne benedictione. Ad Te solo, Altissimo, se konfano, et nullu homo ène dignu te mentovare. |
Laudato sie, mi' Signore cum tucte le Tue creature, spetialmente messor lo frate Sole, lo qual è iorna, et allumeni noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore: de Te, Altissimo, porta significatione ... ... |
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Una
prima elaborazione di lingua
letteraria da poter mettere in versi
si ebbe al tempo di Federico
II
di Svevia,
in Sicilia
dove l’imperatore
aveva dato l'avvio, nel 1220-50
circa, alla Scuola
siciliana,
una vera scuola
poetica che si ispirava ai modelli provenzali. A Jacopo
da Lentini
si attribuisce l'invenzione del sonetto
e la teoria
dell’amore,
inteso come sentimento che nasce alla vista di una donna
e che viene alimentato attraverso l’immaginazione.
Questa concezione dell’amore sarà ripresa da tutta la lirica
d’amore del Duecento,
dai siciliani
agli stilnovisti.
Tra i principali rappresentanti della scuola, che furono tutti
funzionari della corte di Federico II, si ricorda, oltre Jacopo da
Lentini, Pier
della Vigna,
Jacopo
Mostacci,
Percivalle
Doria,
Rinaldo
d'Aquino,
Guido
delle Colonne,
Ciacco
dell'Anguillara,
Stefano
Protonotaro,
Giacomino
Pugliese,
oltre lo stesso Federico e il figlio naturale Enzo
di Svevia.
elaborazione: разработка, выработка versi: стихи |
alimentare: питать stilnovista: представитель "Нового сладостного стиля" |
Amore è uno desio (Jacopo da Lentini) |
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Amor è un[o] desio che ven da core per abondanza di gran piacimento; e li occhi in prima genera[n] l’amore e lo core li dà nutricamento. |
Ben è alcuna fiata om amatore senza vedere so ’namoramento, ma quell’amor che stringe con furore da la vista de li occhi à nas[ci]mento... ... |
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C
on
la morte di Federico II e del figlio Manfredi l’attività culturale
si sposta dalla Sicilia alla Toscana,
dove nasce una lirica d'amore, la lirica
toscana,
non dissimile da quella dei poeti della corte siciliana. Fanno parte
del gruppo dei poeti toscani Bonaggiunta
degli Orbicciani
da Lucca,
Monte
Andrea,
il fiorentino Chiaro
Davanzati,
Compiuta
Donzella
e molti altri di cui il più noto è Fra
Guittone dal Viva da Arezzo.
Negli ultimi decenni del XIII secolo e nei primi anni del secolo successivo si afferma il primo grande movimento letterario italiano, il Dolce Stil Novo. Si tratta di una scuola poetica i cui maggiori esponenti sono il bolognese Guido Guinizelli e i fiorentini Dante Alighieri e Guido Cavalcanti. Nelle loro opere i poeti del "Dolce Stil Novo" dedicano i versi alla donna amata e cantano l'amore ispirandosi ai concetti della “donna angelo” e del “cuor gentile”. La donna è paragonata ad un angelo, è una creatura perfetta la cui contemplazione eleva a Dio; l’amore è, perciò, una forza spirituale ma solo un "cuor gentile", cioè una persona che possiede per natura la possibilità di migliorarsi e di raggiungere la perfezione morale, può provare questo sentimento.
La
Divina
Commedia
di
Dante, scritta in lingua volgare, è un grande poema in versi
endecasillabi
suddivisi in 100 canti e in tre parti dette cantiche: l'Inferno,
il Purgatorio,
il Paradiso.
Si tratta di un poema
allegorico
didascalico
che si serve di personaggi e figure simboliche per trasmettere un
messaggio morale: mostrare
agli uomini gli effetti negativi del peccato e insieme indicare la
via per la redenzione spirituale.
Altre opere di Dante sono: La Vita nuova (1293), Il Convivio (1304,
1307), il De vulgari Eloquentia.
dissimile: несходный, различный affermarsi: приобретать популярность/ известность esponente: представитель |
endecasillibo: одиннадцатисложный redenzione: искупление, спасение |
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Al cor gentil rempaira sempre amore (Guido Guinizzelli) |
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Al cor gentil rempaira sempre amore come l’ausello in selva a la verdura; né fe’ amor anti che gentil core, né gentil core anti ch’amor, natura: ch’adesso con’ fu ’l sole, sì tosto lo splendore fu lucente, né fu davanti ’l sole; e prende amore in gentilezza loco così propïamente come calore in clarità di foco. .... |
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La Divina Commedia, Inferno, I Canto (Dante Alighieri) |
Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura ché la diritta via era smarrita. |
Ahi quanto a dir qual era è cosa dura esta selva selvaggia e aspra e forte che nel pensier rinova la paura! |
Tant'è amara che poco è più morte; ma per trattar del ben ch'i' vi trovai, dirò de l'altre cose ch'i' v'ho scorte. |
A
ltri
due grandi scrittori testimoniano nelle loro opere la complessa fase
di trasformazione culturale, sociale e politica del Trecento e che
rappresentano, nella letteratura
italiana,
un momento di passaggio tra l'età medievale e l'Umanesimo
del Quattrocento:
Francesco
Petrarca
(1304-1374) che scrive in lingua
volgare
il Canzoniere
e Giovanni
Boccaccio
(1313-1375). Le canzoni del Petrarca, che appartengono a quel tipo di
componimenti che fino al Duecento erano destinati ad avere un
accompagnamento musicale, furono considerate, nei secoli successivi,
degli esempi perfetti di canzoni, tanto che ancor oggi vengono dette
"canzoni petrarchesche". Il capolavoro di Boccaccio è il
Decameron,
una raccolta di novelle,
scritta tra il 1348
e il 1353
in lingua volgare che ci offre uno straordinario ritratto della
civiltà cittadina e mercantile del Trecento, un’epoca
caratterizzata dai singoli individui, capaci di adattarsi e di
dominare la realtà attraverso le proprie azioni.
Voi ch'ascoltate in rime sparse il suono (Francesco Petrarca) |
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Voi ch'ascoltate in rime sparse il suono di quei sospiri ond'io nudriva 'l core in sul mio primo giovenile errore quand'era in parte altr'uom da quel ch'i' sono, |
del vario stile in ch'io piango et ragiono fra le vane speranze e 'l van dolore, ove sia chi per prova intenda amore, spero trovar pietà, nonché perdono. .... |
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Il Decameron, Prima giornata, Novella Prima (Giovanni Boccaccio) |
Ser Cepperello con una falsa confessione inganna uno santo frate, e muorsi; ed essendo stato un pessimo uomo in vita, è morto reputato per santo e chiamato san Ciappelletto. Convenevole cosa è, carissime donne, che ciascheduna cosa la quale l'uomo fa, dallo ammirabile e santo nome di Colui il quale di tutte fu facitore le dea principio. Per che, dovendo io al nostro novellare, sì come primo, dare cominciamento, intendo da una delle sue maravigliose cose incominciare, acciò che, quella udita, la nostra speranza in lui, sì come in cosa impermutabile, si fermi e sempre sia da noi il suo nome lodato. |
I
l
‘400 e il ‘500 sono i secoli del poema
cavalleresco,
epopea di uomini e imprese lontani nel tempo. Ludovico
Ariosto
scrive l’Orlando
Furioso
e
Torquato Tasso
con La
Gerusalemme liberata
(1575) realizza un vero e proprio rinnovamento del genere. In questi
secoli ebbe grande diffusione anche il trattato; Niccolò
Machiavelli
nel Principe
(1513) delinea questa figura in modo realistico: le sue virtù
politiche sono la forza, il cinismo e la risolutezza. Machiavelli
ha il merito di aver posto le basi della politica come scienza
autonoma, il cui obiettivo è la risoluzione dei problemi pratici.
cavalleresco: рыцарский imprese: подвиги Orlando Furioso: Неистовый Орландо |
delineare: описывать risolutezza: решительность
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Orlando Furioso, Canto I (Ludovico Ariosto, 1532) |
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1. Le donne, i cavallier, l'arme, gli amori, le cortesie, l'audaci imprese io canto, che furo al tempo che passaro i Mori d'Africa il mare, e in Francia nocquer tanto, seguendo l'ire e i giovenil furori d'Agramante lor re, che si diè vanto di vendicar la morte di Troiano sopra re Carlo imperator romano. |
2. Dirò d'Orlando in un medesmo tratto cosa non detta in prosa mai, né in rima: che per amor venne in furore e matto, d'uom che sì saggio era stimato prima; se da colei che tal quasi m'ha fatto, che 'l poco ingegno ad or ad or mi lima, me ne sarà però tanto concesso, che mi basti a finir quanto ho promesso. |
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3. Piacciavi, generosa Erculea prole, ornamento e splendor del secol nostro, Ippolito, aggradir questo che vuole e darvi sol può l'umil servo vostro. Quel ch'io vi debbo, posso di parole pagare in parte e d'opera d'inchiostro; né che poco io vi dia da imputar sono, che quanto io posso dar, tutto vi dono. ... |
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La Gerusalemme Liberata, Canto I (Torquato Tasso, 1575) |
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1. Canto l'arme pietose e 'l capitano che 'l gran sepolcro liberò di Cristo. Molto egli oprò co 'l senno e con la mano, molto soffrí nel glorioso acquisto; e in van l'Inferno vi s'oppose, e in vano s'armò d'Asia e di Libia il popol misto. Il Ciel gli diè favore, e sotto a i santi segni ridusse i suoi compagni erranti. |
2. O Musa, tu che di caduchi allori non circondi la fronte in Elicona, ma su nel cielo infra i beati cori hai di stelle immortali aurea corona, tu spira al petto mio celesti ardori, tu rischiara il mio canto, e tu perdona s'intesso fregi al ver, s'adorno in parte d'altri diletti, che de' tuoi, le carte. |
3. Sai che là corre il mondo ove piú versi di sue dolcezze il lusinghier Parnaso, e che 'l vero, condito in molli versi, i piú schivi allettando ha persuaso. Cosí a l'egro fanciul porgiamo aspersi di soavi licor gli orli del vaso: succhi amari ingannato intanto ei beve, e da l'inganno suo vita riceve. ... |
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Il principe, Capitolo XV (Nicolò Machiavelli, 1513) |
Resta ora a vedere quali debbano essere e modi e governi di uno principe con sudditi o con li amici. E perché io so che molti di questo hanno scritto, dubito, scrivendone ancora io, non essere tenuto prosuntuoso, partendomi, massime nel disputare questa materia, dalli ordini delli altri. Ma sendo l'intento mio scrivere cosa utile a chi la intende, mi è parso più conveniente andare drieto alla verità effettuale della cosa che alla imaginazione di essa. E molti si sono imaginati republiche e principati che non si sono mai visti né conosciuti essere in vero. Perché egli è tanto discosto da come si vive a come si doverrebbe vivere, che colui che lascia quello che si fa per quello che si doverrebbe fare, impara più tosto la ruina che la perservazione sua: perché uno uomo che voglia fare in tutte le parte professione di buono, conviene ruini infra tanti che non sono buoni. Onde è necessario a uno principe, volendosi mantenere, imparare a potere essere non buono, e usarlo e non l'usare secondo la necessità. ... |
Il Seicento è un secolo di profondo mutamento nell'intero sistema letterario. In questo secolo si assiste alla dissoluzione del poema eroico, alla comparsa nel teatro di nuove forme miste come il dramma pastorale e la tragicommedia, alla nascita del romanzo (inteso in senso moderno). È l’epoca del barocco e in letteratura gli autori mettono una cura estrema nella scelta della forma linguistica e nell'invenzione delle immagini che devono piacere al lettore e soprattutto meravigliarlo. Si esprime una poetica dello stupore centrata sul bizzarro, sulla sproporzione, sul virtuosismo e l'illusionismo tecnico. Il barocco letterario trova in Italia il suo poeta più significativo in Giambattista Marino: il suo Adone è l'esempio più coraggioso dell'esaltazione della fantasia poetica e della ricerca di una poesia aperta al virtuosismo espressivo. Tra gli altri autori ricordiamo Giambattista Basile e lo scienziato Galileo Galilei.
mutamento: перемена, изменение assistere: наблюдать |
dissoluzione: распад stupore: изумление |
