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Totò, Peppino e la punteggiatura

Signorina

veniamo noi con questa mia addirvi che scusate se sono poche ma settecento mila lire; noi ci fanno specie che questanno c’è stato una grande morìa delle vacche come voi ben sapete.: questa moneta servono a che voi vi consolate dal dispiacere che avreta perché dovete lasciare nostro nipote che gli zii che siamo noi medesimo di persona vi mandano questo perché il giovanotto è studente che studia che si deve prendere una laura che deve tenere la testa al solito posto cioè sul collo.;.;

salutandovi indistintamente

i fratelli Caponi (che siamo noi).

Il testo che avete appena letto non ha certo bisogno di presentazioni: è la celebre lettera che Totò detta a Peppino De Filippo in Totò, Peppino e... la malafemmina (1956).

L’abbiamo scritta anche noi, proprio come Peppino De Filippo, sotto dettatura, attenendoci a tutte le prescrizioni di Totò, senza tralasciare neppure una virgola, e abbondando in punti e punti e virgola in tutti i casi in cui lui suggeriva di farlo. La pagina che ne vien fuori fa parte della storia del cinema. Le omissioni e le ipertrofie interpuntorie imposte dal grande Totò non smettono di farci sorridere. Fanno sorridere meno, invece, le gravi improprietà nell’uso dei segni di punteggiatura che - come è stato segnalato spesso e autorevolmente - connotano, purtroppo, la scrittura di molti italiani, in particolare di quelli che frequentano le scuole, dalle elementari all’università.

A scuola, a nostro avviso, la punteggiatura s’insegna poco e male.

Quanto al poco: chi può dire di aver fruito, nel corso della sua carriera scolastica, di un ciclo, sia pur ridotto, di lezioni sui segni d’interpunzione? Diciamo «lezioni» e non indicazioni frettolose, distribuite qua e là fra la correzione di un tema e la spiegazione di una poesia: «La virgola indica pausa breve, il punto indica pausa lunga, il punto e virgola indica una pausa più lunga della virgola e più breve del punto...» Santo cielo, che dobbiamo fare? Scegliere i segni d’interpunzione usando il metronomo?

Quanto al male: fra le tante regole grammaticali, quelle che riguardano la punteggiatura sembravano (e, ahinoi, spesso ancora sembrano) inesistenti. A parte poche indicazioni precise (quando si conclude un periodo bisogna mettere il punto, alla fine di una domanda bisogna mettere il punto interrogativo, alla fine di un’esclamazione bisogna mettere il punto esclamativo), sembra che, per il resto, la distribuzione dei segni d’interpunzione sia più una questione di gusti e di stile personale che una questione di grammatica.

In realtà, la mancanza di regole è solo apparente.

Quella che ci viene dalla grammatica spicciola è un’errata concezione pausativa della punteggiatura, secondo la quale sarebbero i segni d’interpunzione a produrre delle pause nel testo. Non è così: il punto, la virgola e gli altri segni d’interpunzione non producono una pausa, ma segnalano una pausa prodotta dal significato del testo; i segni d’interpunzione non separano le parole e le frasi ma, al contrario, le collegano: «agganciano», per così dire, due parole, due frasi o due periodi fra i quali esiste già una pausa determinata dal significato.

Se finiamo un discorso o una sua parte importante, è naturale che, prima di iniziare il discorso successivo, facciamo un’interruzione: se l’interruzione è debole, ci vorrà un segno di collegamento debole (la virgola); se l’interruzione è forte, ci vorrà un segno di collegamento più forte (il punto, il punto e virgola o i due punti).

Ecco allora la prima regola relativa ai segni d’interpunzione. Per garantire al nostro scritto una buona punteggiatura dobbiamo leggerlo. Il senso ci imporrà delle pause. Se le pause saranno deboli, inseriremo una virgola; se le pause saranno forti, inseriremo o un punto o un punto e virgola o due punti.

Naturalmente questa prima operazione non è sufficiente, perché non consente di distinguere fra punto, punto e virgola o due punti in caso di pausa forte. Perciò, dopo questo primo passo indispensabile, entriamo nel merito e vediamo, caso per caso, quando e come si usano tutti i segni d’interpunzione.

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