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Parole influenzate dalle pronunce dialettali

Chiudiamo con alcuni gruppi di parole a rischio in diverse regioni d’Italia:

  • parole con la doppia fra due vocali: pelliccia, non peliccia; dovrebbe, non dovrebe; eccellente, non eccelente, eccetera;

  • parole con una b fra due vocali: ribelle, non ribbelle; abile, non abbile; vagabondo, non vagabbondo, eccetera;

  • parole con ld e lt. soldo, non sordo; coltello, non cortello, eccetera;

  • parole con ls, ns, rs: polsini, non polzini; pensilina, non penzilina; borsa, non borza, eccetera;

  • parole con gl: figlio, non fio (e neppure filio o fillio); moglie, non moie (né molie o mollie); cogliere, non coiere (e neppure coliere o colliere), eccetera;

  • parole con due r fra due vocali: ferramenta, non feramenta; concorrenza, non concorenza, eccetera;

  • parole con nia, nie, nio, che in alcune regioni tendono a essere pronunciate e scritte con gna, gne, gno: matrimoniale, non matrimognale; straniero, non stragnero; scrutinio non scrutigno;

  • parole con gna, gne, gno, che in certe regioni tendono a essere pronunciate e scritte con nia, nie, nio: insegnare, non inseniare; ingegnere, non ingeniere; congegno, non congenio;

  • parole con age, ege, ige, oge, uge, agi, egi, igi, ogi, ugi: agente, non aggente; egemonia, non eggemonia; vigente, non viggente; cogente, non coggente; ugello, non uggello; agile, non aggile; legittimo, non leggittimo; vigile, non viggile; logico, non loggico; pugile, non puggile, eccetera.

L’accento Quando indicarlo nella scrittura

Quando si parla, l’accento si fa sentire in tutte le parole, perché tutte lo hanno, tranne rarissime eccezioni. Quando si scrive, non sempre c’è bisogno di segnare l’accento, anzi, i casi in cui è obbligatorio indicarlo sono pochi.

Nello scritto, l’accento va segnato:

  • nelle parole tronche (cioè accentate alla fine) con più di una sillaba: «La servitù emigrò in Perù»;

  • nelle seguenti parole formate da una sola sillaba: ciò, già, giù, più, può, scià (attenzione: in tutte le altre parole di una sillaba, tranne quelle indicate qui e alle pp. 17-18, l’accento non va segnato);

  • nei casi di ambiguità, quando una parola si distingue da un’altra solo per la diversa posizione dell’accento: «Mi pare che àbitino qui» / «È un bell’abitino»; «L’àncora della nave» / «Non è ancóra tornato». In proposito, ecco un elenco di parole che, a seconda della posizione dell’accento, cambiano completamente significato:

àmbito ambito

àncora ancòra

àuspici auspìci

benèfici benefìci

circùito circuìto

cómpito compìto

cùpido Cupìdo

desìderi desidèri

fòrmica formìca

lèggere leggère

malèfici malefìci

nèttare nettàre

nòcciolo nocciòlo

pàgano pagàno

prèdico predìco

prìncipi princìpi

rètina retìna

séguito seguìto

sùbito subìto

tèndine tendìne

vìola viòla

vólano volàno

Piccole parole, grandi dubbi: con o senza accento?

Nell’elenco che segue le parole sono, a due a due, identiche. Le distingue solo l’accento: sulle parole della colonna di sinistra l’accento va indicato, su quelle della colonna di destra no.

L’accento va messo su:

(verbo dare):

Mi fastidio.

(il giorno):

Il di festa.

è (verbo essere):

É stanca

(avverbio di luogo):

Vai là.

Li (avverbio di luogo):

Rimani lì.

(congiunzione negativa):

carne pesce.

(pronome):

Chi fa da fa per tre.

(affermazione):

Sì, mi piace.

(la bevanda):

Una tazza di tè.

L’accento non va messo su:

da (preposizione):

Vengo da Bari.

di (preposizione):

É amico di Marco.

e (congiunzione):

Coltelli e forchette.

La (articolo o pronome):

La pizza, la mangi?

Li (pronome):

Non li vedo.

ne (avverbio e pronome):

Me ne vado; te ne importa?

se (congiunzione):

Se torni, avvisami.

si (pronome):

Marzia non si piace.

te (pronome):

Dico a te!

Alcuni, quando il pronome è seguito da stesso e medesimo, tralasciano di indicare l’accento, perché in questo caso il se pronome non può confondersi con se congiunzione: se stesso, se medesimo. Noi, però, consigliamo di indicare l’accento anche in questo caso, e quindi di scrivere sé stesso, sé medesimo.

Per quanto riguarda la parola su, è meglio scriverla sempre senza accento: «Venite sul»; «Uno su dieci».

Scrivete do (prima persona del presente di dare) e soprattutto sto (prima persona del presente di stare) sempre senza accento: «Ti do ragione»; «Sto qui ad aspettarti». Qualcuno mette l’accento sul verbo do, per distinguerlo dalla nota musicale. Ma nessuno confonderebbe questi due do, così come nessuno confonde i due re!

La stessa indicazione vale per fa e sta (terze persone del presente di fare e stare) e per gli avverbi qui e qua, che non devono mai avere l’accento.

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