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La preposizione Le preposizioni e l’X-factor

Le preposizioni hanno l’X-factor? La risposta è: sì, senza dubbio. Sentite qua: La canzone di Marinella, Bocca di Rosa, Il cielo ď Irlanda; A chi, Cervo a primavera, A te; Una vita da mediano, Bella da dimenticare, E mi manchi da morire; Mi ritorni in mente, In bicicletta, Il cielo in una stanza; Con te partirò, Con le mani, Con tutto l’amore che posso; Onda su onda, Su di noi, Uno su mille ce la fa; Una canzone per te, Per Te, É l’uomo per me; E io tra di voi, Tra palco e realtà; Fra noi. Ve li immaginate i titoli di questi successi, ormai entrati nella nostra memoria collettiva, se non fossero esistite le preposizioni? Impensabile. Qualcuno obietterà: se è per questo, senza preposizioni non possiamo immaginarci niente, o quasi, che abbia un senso compiuto. La preposizione, infatti, ha la funzione fondamentale di stabilire rapporti e relazioni fra parole, sicché non possiamo farne a meno per comunicare. Giusto. Ma se ci fossimo limitati a dirvi questo, come avremmo fatto a rendervi simpatiche le preposizioni?

Di, a

Oltre che a far scrivere canzoni belle come II cielo d’Irlanda e A chi, le preposizioni di e a servono a molte altre cose.

Di può indicare una stagione o un momento della giornata («D’estate Roma è bellissima»; «Lavoro bene solo di mattina»), un modo («Mi sono svegliato di cattivo umore»), un possesso («Hai visto la moto di Carlo?»), un rapporto di amicizia, di parentela, di lavoro («Quello è un amico di Alfredo, quella è la sorella di Claudio, vicino a lei c’è il direttore di Stefania»), l’autore o l’inventore di qualcosa («Un film di Federico Fellini»), un argomento di discussione («Abbiamo parlato di politica»), la materia di cui è fatto un oggetto («Una borsa di pelle»), quello di cui qualcuno o qualcosa abbonda o è privo («Un armadio pieno di vestiti»; «Una persona priva di ironia»), una qualità o una caratteristica («Un uomo di poche parole»; «Un orologio di valore»), un insieme di persone o di cose («La squadra più forte di tutte»), il secondo termine di un paragone («Carlo è più simpatico di te»), un mezzo («Ungere la padella di burro»), l’età («Ho una figlia di diciannove anni»), la colpa di cui si accusa qualcuno («L’imputato è accusato di favoreggiamento»).

A può indicare una posizione o una direzione verso un luogo («Viveva a Lucca»; «Andrò a Palermo»), la condizione in un’ipotesi («A sentire Mario, la colpa non è sua»); può spiegare a chi o a che cosa è diretta l’azione del verbo («Mi sono rivolto a Luigi»; «Penso sempre all’amore»), a che età si fa qualcosa («Si è diplomato a diciotto anni»), a chi o a che cosa si procura un vantaggio o un danno («Il fumo fa male ai polmoni»), a che prezzo si vende o si compra qualcosa («Ho comprato una cravatta a 40 euro»), a che gioco si gioca («Facciamo una partita a tennis?»), a che velocità si procede («Andavo a cento all’ora»), quanto è distante qualcuno o qualcosa («Abita a cento metri da qui»), una qualità o una caratteristica («Ho messo la camicia a maniche corte»).

In, da, per, con

Ritornerò in ginocchio da te / l’altra non è non è niente per me / Ora lo so ho sbagliato con te /ritornerò in ginocchio da te.

Gianni Mo randi, In ginocchio da te (1964)

Con In ginocchio da te prendiamo quattro piccioni con una fava, anzi: quattro preposizioni (in, da, per e con) con una sola strofa.

In, oltre che a far mettere in ginocchio Gianni Morandi, serve a indicare un tempo («É nata in gennaio»), una posizione o una direzione verso un luogo («Rimarrò in casa»; «Andrò in Spagna»), un mezzo («Vengo a prenderti in moto»), la materia di un oggetto («Un lampadario in ferro battuto»), una quantità o un numero («Oddio, siamo in tredici a tavola!»).

Da, invece, si usa per indicare una posizione o una direzione verso un luogo («Sono dai miei genitori»; «Vado da Francesca»), una provenienza («Arrivo da Torino»; «Lo spagnolo deriva dal latino»), un passaggio («Sono entrato dalla finestra»), una causa («Tremo dalla paura»), una conseguenza («Fa un freddo da morire!»), qualcuno o qualcosa che compie un’azione passiva («Il presidente è stato applaudito dalla folla»), una qualità o una caratteristica («Lisa dagli occhi blu»), il valore di qualcosa («Un quadro da mezzo milione di euro»).

Per può indicare un tempo che continua («Sono stato all’estero per un anno»), un passaggio attraverso un luogo («Passo per la tangenziale»), uno scopo («Andrò fuori per lavoro»), una causa («Chiuso per ferie»), a chi o a che cosa si procura un vantaggio o un danno («Una canzone per te»), a che prezzo si vende o si compra qualcosa («La casa è in vendita per ottocentomila euro»), un mezzo («Spedisca tutto per corriere»), la colpa per cui si condanna qualcuno («È stato condannato per truffa»), uno scambio o una sostituzione di una persona o di una cosa («Prendere fischi per fiaschi»).

Con, infine, si usa per indicare un modo («Lo faccio con piacere»), una causa («Con questo freddo non esco»), un rapporto di unione con qualcuno o qualcosa («Pollo con peperoni»), un mezzo («Andremo in Inghilterra con l’Eurostar»), una qualità o una caratteristica («Con quella bocca, può dire ciò che vuole»), un possesso («Una villa con piscina»).

Su, tra, fra

Su, oltre che a far galleggiare dolcemente Paolo Conte in Onda su onda (1974), può indicare una posizione in un luogo («Sono sul balcone»), un argomento di discussione («Abbiamo discusso sulla fecondazione assistita»), l’età di qualcuno («Una donna sui quarant’anni»).

Tra, oltre che a fare impazzire di gelosia Charles Aznavour quando canta E io tra di voi ( 1967), serve a indicare un rapporto tra due o più persone («Siamo tra amici»), un insieme («È il più famoso tra i cantanti italiani»), una posizione («La farmacia si trova tra il mercato e il cinema»).

A questo punto, dovremmo illustrarvi le funzioni della preposizione fra. Invece, non c’è bisogno di farlo, perché fra è del tutto equivalente a tra sia per il significato sia per le funzioni. Si sceglie l’una o l’altra in base al gusto individuale, oppure per evitare che si ripetano sequenze di suoni identiche e perciò sgradevoli o difficili da pronunciare: per esempio, invece di dire o scrivere «fra le fragole», «fra fratelli», sarà meglio dire o scrivere «tra le fragole», «tra fratelli»; allo stesso modo, piuttosto che dire o scrivere «tra tre ore», «tra trenta giorni» sarà meglio dire o scrivere «fra tre ore», «fra trenta giorni».

Ma torniamo, ancora per un momento, alla canzone di Aznavour. Il grande Charles canta E io tra di voi, e fa benissimo; comunque, se la metrica glielo avesse consentito, avrebbe potuto anche cantare E io tra voi, senza per questo fare un torto alla grammatica. Infatti, se tra (o fra) è seguita dai pronomi personali noi, voi e loro, possiamo dire e scrivere sia tra noi, tra voi, tra loro sia tra di noi, tra di voi, tra di loro:

«Fra noi c’è una grande confidenza.» / «Fra di noi c’è una grande confidenza.»

«Decidete fra voi.» / «Decidete fra di voi».

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