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Affatto

Se, dopo la predica che vi abbiamo fatto un paio di pagine fa, avete deciso di moderarvi nell’uso dell’avverbio assolutamente, vi suggeriamo di sostituirlo, almeno qualche volta, con affatto. Affatto significa «del tutto», «completamente», e quindi può essere usato, come elemento rafforzativo, sia in frasi affermative del tipo «Carlo è affatto (cioè del tutto) privo d’ironia»; «Abbiamo idee affatto (cioè completamente) diverse», sia in frasi negative del tipo «Non lo conosco affatto»; «Non fa affatto freddo».

Attenzione, però. Nelle frasi negative, prima di affatto ci deve essere la negazione non (o una parola equivalente come niente). Occorre precisarlo perché oggi si è diffusa l’abitudine di attribuire ad affatto valore negativo anche senza la negazione, ed è comune trovare questa parola anche da sola, soprattutto nelle risposte, col senso di «per niente», «in nessun modo». Il paradosso è che affatto, da solo, non significa «per niente», ma il suo esatto contrario, cioè «del tutto». Sicché, a rigor di grammatica, nello scambio di battute: «‘Hai caldo?’ ‘Affatto’», affatto non vuol dire «Non ho per niente caldo», come saremmo portati a pensare, ma, al contrario, «Ho caldo completamente, del tutto». Mentre nel parlato la cosa non suscita problemi perché la situazione, il tono e la mimica di chi parla eliminano ogni ambiguità, nello scritto è meglio seguire le regole, adoperando affatto con valore negativo insieme a non o a niente.

Mica

Fa il paio con affatto l’avverbio mica, che anticamente era un nome: voleva dire «briciola», «granellino». Successivamente, questa parola è diventata, un avverbio con significato analogo a quello di affatto e, proprio come affatto, richiede la negazione non: «Non è mica sbagliato quello che dici». Spesso, chi proviene dall’Italia settentrionale evita la negazione, e dice: «È mica sbagliato quello che dici». È un’abitudine determinata dall’influenza del dialetto che va evitata.

Risparmiate la «a» con l’avverbio

La parola gratis è un avverbio. Significa, come tutti sanno, «gratuitamente», e deriva, come forse non tutti sanno, dal latino grattis. In alcune regioni questa parola viene spesso trasformata in a gratis o in aggratis: «L’ho avuto a gratis» anziché «L’ho avuto gratis». Si tratta di un errore da evitare: gratis non deve mai essere preceduto dalla preposizione a, perché sarebbe come se dicessimo (e scrivessimo) a gratuitamente.

Non risparmiate la «a» con l’avverbio

La grammatica insegna che a poco a poco, a faccia a faccia, a corpo a corpo, a mano a mano sono «locuzioni avverbiali», cioè gruppi di parole usate in funzione di avverbi. Tutte queste espressioni vanno sempre usate con la doppia preposizione (a... a): a corpo a corpo, a faccia a faccia, a poco a poco, e non corpo a corpo, faccia a faccia, mano a mano, poco a poco. La prima a può essere eliminata solo se queste espressioni sono usate con valore di nomi: «Entrare in un corpo a corpo»; «L’argomento è stato discusso in un faccia a faccia televisivo».

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