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Francamente

Cinque anni prima di Aldo Grasso, sempre sul «Corriere della Sera», un’altra penna molto attenta ai fatti di lingua, quella di Giulio Nascimbeni, aveva segnalato il dilagare di un altro avverbio: francamente.

Proposta francamente inaccettabile. Circostanze francamente ignobili. Soluzione francamente imperfetta. Paragone francamente eccessivo. Risposta francamente elusiva. Fisico francamente pesante. Crollo francamente prevedibile. Prezzo francamente incontrollabile. Tesi francamente insostenibile. Arbitraggio francamente casalingo... I dieci esempi qui citati sono stati rilevati, tutti nello stesso giorno, tra le pagine di politica, cultura, economia, cronaca e sport di un quotidiano. La costante presenza di «francamente» è (scusate il giochino di parole) «francamente» indiscutibile. Aggiungiamo che questa presenza viene da lontano, nel senso che si è imposta a poco a poco, entrando nel linguaggio dei politici, dei giornalisti, dei conduttori televisivi, degli opinionisti, degli ospiti dei «talkshow». La data di nascita di questo avverbio risale al Duecento, nella Rettorica di Brunetto Latini. Ma perché il dilagare attuale? Che cosa può aver causato una prevalenza così totale? [.....] I motivi che spingono una parola a diventare di moda sono sempre avvolti nel mistero dell’uso, come fu sentenziato, duemila anni fa, nell’Ars poetica di Orazio: «Ritorneranno in auge molti vocaboli che ormai sono caduti in disuso, e vi cadranno altri che ora sono in auge, se lo vorrà l’uso». Dunque, non resta che aspettare. Giorno verrà in cui, tornando ai nostri esempi iniziali, si riprenderà a dire «proposta sinceramente inaccettabile», «circostanze veramente ignobili»; «soluzione chiaramente imperfetta», «paragone in realtà eccessivo»... Già si è notato un calo del famigerato «attimino», pur ammettendo che «francamente» ha una circolazione più ristretta, quasi elitaria. Seguiremo attentamente l’auspicabile declino. «Francamente» ci ha stancato questo uso «francamente» esagerato di «francamente».

Giulio Nascimbeni, «Corriere della Sera», 21 novembre 1999

Purtroppo, su questo caso specifico, l’ottimo e rimpianto Nascimbeni non è stato buon profeta. A distanza di undici anni dalla pubblicazione del suo articolo, francamente continua a debordare dalle pagine dei giornali, compreso il suo, e in particolare dalle pagine che riportano le dichiarazioni degli uomini politici.

«Francamente c’è da restare...» Da restare interdetti, sembra di capire; «Francamente non lo penso»; «È francamente inappropriato per una persona con lo status di Hague condividere la stanza con il suo autista» («Corriere della Sera», 2 settembre 2010).

«Se dovesse essere questa l’unica assegnazione all’Italia sarebbe francamente deludente»; «Francamente ci sembrano lamentele fuori luogo»; «É stata una bella sorpresa, che francamente non mi aspettavo»; «Francamente ci sembra di essere davvero di fronte a un esempio di informazione parziale, faziosa e deviata»; «Non so francamente se la situazione sia reversibile»; «Mi pare francamente esagerato»; «Ci sembrava francamente sbagliato e inopportuno»; «Si sentono critiche francamente eccessive» («La Stampa», 15 e 16 settembre 2010).

Basta. Non siamo disposti a tollerare un solo francamente in più. Perciò, li cancelliamo tutti dalla nostra memoria linguistica. Tutti, tranne quello che Rhett Butler scodellò a Rossella O’Hara quando, dopo tre ore di film, lei capisce che è lui, e solo lui, l’uomo della sua vita: «Francamente, mia cara, me ne infischio».

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