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«La bocca mi baciò tutto tremante»: il participio

Sapete perché il participio si chiama così? Perché il suo nome deriva, nelle sue remote origini, dall’aggettivo latino particeps, cioè «partecipe», «che partecipa». I grammatici antichi, che la sapevano lunga, chiamarono così questo modo verbale perché ne colsero la doppia (se non tripla) identità, consistente nell’essere partecipe di più nature: quella del verbo, quella del nome e quella dell’aggettivo.

Il più delle volte, infatti, il participio è un verbo a tutti gli effetti: da una parte, serve a formare tutti i tempi composti (ho letto, avevi detto, avrà fatto, eccetera) e tutte le forme passive (sono apprezzato, erano stati avvisati, fummo attratti, eccetera); dall’altra, usato da solo, può rappresentare la forma verbale intorno alla quale si organizza un’intera frase:

La ragazza, come avevo avuto modo di scoprire io stesso, appena conosciuta la verità [== appena ebbe conosciuto la verità], aveva reagito nel modo peggiore che si potesse immaginare.

Ermanno Rea, La dismissione, cit.

Spesso, però, il participio è un vero e proprio aggettivo riferito a un nome a cui si accompagna:

Il petto di Ada era in affanno sotto la casacca, le braccia scoperte, chiazzate di freddo.

Margaret Mazzantini, Non ti muovere, cit.

Infine, i casi in cui un participio equivale a un nome sono moltissimi. Possiedono questa trasformistica qualità sia molti participi presenti (quelli che terminano in -ante o in -ente) sia alcuni participi passati (quelli che per lo più terminano in -ato o in -ito). Morale: gratta il nome o l’aggettivo e troverai il participio.

Ecco, per cominciare, una nutrita lista di nomi che originariamente erano participi presenti o passati di altrettanti verbi:

abbagliante, affluente, amante, ambulante, badante, bagnante, battente, brillante, commerciante, confidente, contribuente, convivente, credente, delinquente, dirigente, emigrante, migrante, presidente, sapiente, sorgente, spasimante, tangente, tornante, villeggiante;

alcolizzato, barrito, belato, bollito, condannato, delegato, deputato, fatturato, latrato, nitrito, pentito, ruggito, significato, tracciato, trattato, udito, ululato.

Ed ecco, per concludere, un’altrettanto ricca lista di forme nate nella cerchia ristretta dei participi presenti e poi finite nel gran calderone degli aggettivi:

affascinante, attraente, consenziente, convincente, eccellente, eccitante, esigente, esilarante, intrigante, nutriente, preminente, promettente, resistente, sapiente, scocciante, seccante, seducente, trascendente, trasparente, travolgente, urgente.

Speriamo che il tutto vi risulti chiaro. Se non lo fosse, vi offriremo la più bella lezione che sia stata mai scritta sul participio. Porta la firma di Dante che, in alcuni versi pronunciati da Francesca da Rimini mentre evoca la sua storia d’amore con Paolo, del participio sperimenta tutte le forme e le possibilità. Sentite:

Quando leggemmo il disiato riso / esser basciato da cotanto amante, / questi, che mai da me non fia diviso, / la bocca mi basciò tutto tremante.

Disiato è il participio passato dell’antico verbo disiare (= desiderare) usato in funzione di aggettivo; basciato è il participio passato dell’antico verbo toscano basciare (= baciare): serve a formare l’infinito passivo «esser basciato». Amante è il participio presente di amare, usato in funzione di nome; diviso, participio passato di dividere, serve a formare il futuro passivo «fia diviso» (= sarà diviso); infine tremante è il participio presente di tremare. Qui è usato come aggettivo (= tremante) o come verbo (tremando, mentre tremava)? Non lo sappiamo. E, lo confessiamo, non ci interessa neanche saperlo. Perché Dante, come al solito, è riuscito a far venire i brividi anche a noi.

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