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«Se me lo dicevi...» il periodo ipotetico

Le nostre posizioni sul congiuntivo e sul condizionale le abbiamo espresse e ci sembrano, tutto sommato, ragionevolmente moderate. Come tutti i nostri colleghi linguisti, pensiamo (sulla base non di chiacchiere, ma di dati obiettivi) che né l’uno né l’altro siano morti, e che la loro episodica sostituzione con l’indicativo non sia una degenerazione linguistica dell’ultim’ora, ma coincida con la storia plurisecolare dell’italiano. Con tutto ciò, nonostante le dichiarazioni documentate e tranquillizzanti di noi linguisti, alcuni giornalisti dissentono fortemente, e continuano a ritenere imperterriti che il congiuntivo sia morto, e che il condizionale lo seguirà presto.

In un’intervista rilasciata il 21 settembre 2010 al «Corriere della Sera» Francesco Sabatini, presidente onorario dell’Accademia della Crusca, ha ripetuto per l’ennesima volta (non sappiamo più quante volte sia stato costretto a farlo) non solo che questi modi verbali non sono morti, ma anche che in determinati contesti si alternano con l’indicativo da che italiano è italiano. Sabatini ha convinto noi (che peraltro eravamo già convinti) ma non ha convinto giornalisti anche molto apprezzati. Sul «Corriere della Sera» del giorno dopo Giorgio De Rienzo, persuaso che il congiuntivo «sia destinato a scomparire in una società globalizzata che corre verso una lingua appiattita magari su una sintassi inglese di base», ha considerato improprio l’esempio letterario addotto dal professore a sostegno delle sue argomentazioni pro indicativo: («Se mi accostava un passo di più, l’infilavo addirittura il birbone», Alessandro Manzoni, I Promessi Sposi). Niente da fare. Qui - ha obiettato De Rienzo - a parlare è Renzo, «un contadino, che ha un bagaglio linguistico limitato». Se è per questo il povero Renzo (che comunque, a voler essere pignoli, non era un contadino, ma un filatore di seta) all’altezza del 1628 l’italiano non sapeva neppure che cosa fosse: al massimo, poteva esprimersi (pardon, avrebbe potuto esprimersi) in uno stentato lumbard. Ma che c’entra questo con la scelta manzoniana di far parlare i suoi personaggi in una lingua che in séguito sarebbe diventata la lingua di tutti gli italiani? A ogni modo allegheremo qualche indicativo accolto al posto di congiuntivo e condizionale non da contadini o da filatori di seta, ma da scrittori che hanno fatto grande l’italiano. Nell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto i casi di indicativo usato al posto del congiuntivo e del condizionale si sprecano. Eccone un paio: «Forse noi facea, se più tardava» (= forse non lo avrebbe fatto, se avesse tardato di più; XVI, 83, 2); «E se non era doppio e fin l’arnese / feria la coscia ove cadendo scese» (= e se lo scudo non fosse stato spesso e ben temprato, [la spada] avrebbe ferito la coscia su cui si abbatté cadendo; XVII, 101, 7-8). Licenze poetiche, obietterà qualcuno. Niente affatto. Tagliamo la testa al toro allegando un esempio che porta la firma del padre della grammatica italiana, quel Pietro Bembo che, con le sue Prose della volgar lingua, dal 1525 in poi ha esercitato una sorta di dittatura normativa sull’italiano che, per certi aspetti, dura ancor oggi. Sentite che cosa scrive Bembo in una sua dottissima lettera: «Ahi fiera e maledetta disaventura! non ti bastavano le ingiurie che per lo adietro fatte m’avevi [...], se tu ancora quella ferita non mi davi». Il senso del passo è questo: «Le offese che mi avevi fatto prima non ti sarebbero bastate se non mi avessi dato anche quella ferita».

Insomma: nella formulazione del periodo ipotetico dell’irrealtà nel passato vi consigliamo di adoperare il congiuntivo trapassato nella frase che esprime la condizione (quella introdotta da se) e il condizionale passato nella frase che esprime la conseguenza (l’altra):

«Se me lo avessi detto, sarei venuto prima».

Ma non saremo noi a impallinarvi (beninteso parlando e non scrivendo) se sostituirete condizionale e congiuntivo con l’imperfetto indicativo, in una o in tutte e due le frasi che formano nel loro insieme l’ipotesi:

«Se me lo dicevi, venivo prima»;

«Se me lo avessi detto, venivo prima»;

«Se me lo dicevi, sarei venuto prima».

L’unica cosa che dovete evitare davvero è un’altra: e cioè che nei vostri discorsi compaiano frasi come:

«Se lo saprei te lo direi»;

«Se potrei lo farei»;

«Se sarei ricco non lavorerei»;

«Se lo sapessi te lo dicessi».

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