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Come scegliere quando si è incerti fra indicativo e congiuntivo?

In qualche caso, però, anche i nostri conti non tornano, , e un residuo passivo di dubbi rimane. «Penso che hai fatto bene» o «Penso che abbia fatto bene»? «Voglio che venite» o «Voglio che veniate»?

Non preoccupatevi. Rivolgetevi con fiducia a noi, e le vostre azioni linguistiche saliranno alle stelle. Vi basterà ricordare che l’indicativo è il modo dell’oggettività (cioè della realtà), mentre il congiuntivo è il modo della soggettività (cioè del modo personale di vedere e di sentire le cose). Quindi:

  • si avrà l’indicativo in dipendenza da verbi che appartengono all’area della certezza;

  • si avrà il congiuntivo in dipendenza da verbi che appartengono all’area delle opinioni e dei sentimenti personali.

Appartengono all’area della certezza verbi come dire, annunciare, confermare, raccontare, negare, eccetera: «Ti dico che è lui»; «Ti confermo che è proprio lui».

Appartengono all’area delle opinioni e dei sentimenti personali verbi come pensare, supporre, credere, volere, desiderare, sperare, temere, augurarsi, rallegrarsi, dispiacersi, eccetera: «Penso che sia lui»; «Temo che sia proprio lui»; «Voglio che sia lui a chiedermelo».

Dite:

.

Ma non dite:

Spero che vengano...

Spero che vengono.

Mi auguro che le cose funzionino.

Mi auguro che le cose funzionano.

Si dice che il responsabile sia lui.

Si dice che il responsabile è lui.

Vorrei che ne parlaste.

Vorrei che ne parlate.

Immagino che sia partito.

Immagino che è partito.

Temeva che avessi capito.

Temeva che avevo capito.

Crediamo che abbiano torto.

Crediamo che hanno torto.

Suppongo che siano arrivati.

Suppongo che sono arrivati.

L’indicativo, come abbiamo detto, indica certezza, e quindi non va usato quando si vuole esprimere un’incertezza, un dubbio, un desiderio. Frasi come: «Penso che hanno fatto bene»; «Voglio che me lo dici» sono accettabili quando chiacchieriamo in situazioni informali, ma non quando scriviamo.

Però...

Nell’italiano colloquiale non è raro incontrare l’indicativo al posto del congiuntivo anche dopo verbi che esprimono opinioni e sentimenti personali, soprattutto se il soggetto della frase introdotta da che è la seconda persona singolare tu:

«Carlo, credo proprio che hai torto» (invece che tu abbia).

«Ho idea che Gloria ha fatto tardi» (invece che abbia).

In casi del genere, l’indicativo può essere accettato nell’italiano parlato, ma è preferibile evitarlo nell’italiano scritto e anche nell’italiano parlato di tono formale.

Un’ultima osservazione. I verbi che di norma richiedono il congiuntivo possono reggere l’indicativo futuro e reggono preferibilmente il condizionale passato se la frase introdotta da che indica un’azione o una situazione proiettata nel futuro. In particolare, si avrà l’indicativo futuro in dipendenza da un tempo presente e il condizionale passato in dipendenza da un tempo passato:

«Penso che Natalia arriverà presto» / «Pensavo che Natalia sarebbe arrivata presto»;

«Temo che Valeria arriverà tardi» / «Temevo che Valeria sarebbe arrivata tardi»;

«La mia speranza è che riuscirò a superare l’esame» / «La mia speranza era che sarei riuscito a superare l’esame»;

«L’ipotesi più probabile è che il direttore arriverà in ritardo» / «L’ipotesi più probabile era che il direttore sarebbe arrivato in ritardo».

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