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Letteratura d’altri tempi

Nonostante le previsioni dei catastrofisti, il passato remoto regge brillantemente in diversi settori della lingua scritta: per esempio, regge bene nei testi d’argomento storico e nelle biografie, e benissimo nella lingua letteraria, compresi i romanzi di autori giovani e di successo. Ne La solitudine dei numeri primi (2008), premio Strega e Campiello e soggetto dell’omonimo film di Saverio Costanzo, Paolo Giordano (classe 1982) racconta la storia dolorosa e commovente di Alice e di Mattia attraverso lunghe sequenze di passati remoti:

Alice ingurgitò tre dita di latte bollente, che le bruciò prima la lingua, poi l’esofago e lo stomaco.

«Bene. E oggi fai vedere chi sei» le disse.

E chi sono?, pensò lei.

Poi la spinse fuori, mummificata nella tuta da sci verde, costellata di gagliardetti e delle scritte fluorescenti degli sponsor.

Nel caso Mattia non l’avesse già capito da solo che sua sorella aveva qualcosa di storto, ci pensarono i suoi compagni di classe a farglielo presente, ad esempio Simona Volterra, che quando in prima la maestra le disse Simona, questo mese sarai vicina di banco di Michela, si ribellò incrociando le braccia e disse io vicino a quella là non ci voglio stare.

Naturalmente, in letteratura le cose non sono mai nette, ma sempre un po’ sfumate. Nell’italiano della narrativa il passato remoto è usato abitualmente, ma questo non vuol dire che tutti i narratori lo adoperino. Per fare un esempio: nei romanzi di un altro scrittore di successo come Andrea De Carlo non s’incontra un passato remoto neanche a cercarlo col lanternino. Anche quando deve descrivere fatti lontani rispetto al presente, De Carlo ricorre sempre e solo al passato prossimo:

Settimio Archi è venuto a casa mia un pomeriggio con due grosse scatole da film di alluminio; le ha posate sul ripiano della cucina, ha detto «Ecco qua. Finito».

«E com’è?» gli ho chiesto, irritato dal suo modo di muoversi e guardarsi intorno.

«Niente male», ha detto lui, mentre frugava nel mio frigo vuoto. «Certo, non è proprio il film di Natale per la famiglia italiana media, ma un suo mercato secondo me ce lo potrebbe avere».

Andrea De Carlo, Di noi tre, 1997

Viceversa, non dobbiamo pensare che il passato remoto frequenti solo i palazzi rinomati della Letteratura con la L maiuscola, là dove risiedono le opere degli scrittori di successo. Questo tempo si aggira anche nei condomìni popolosi della letteratura di consumo, quella dinanzi alla quale gl’intellettuali storcono il naso. Nei romanzi rosa, che continuano a essere una delle scuole di lingua più frequentate d’Italia, i passati remoti si sprecano, il che non deve sorprendere: è ovvio che questo tipo di letteratura soffra di un forte complesso d’inferiorità nei confronti della letteratura alta, quella amata dal pubblico più raffinato. Proprio per questo, chi si occupa della redazione o della traduzione di un romanzo rosa è attentissimo ad adoperare un italiano grammaticalmente impeccabile. Sfogliamo a caso qualche pagina dell’Harmony Due cuori in prova di Helen Bianchin (2010): c’imbattiamo subito in una salva di passati remoti appassionati su cui s’incardinano i momenti magici dell’amore tra i due protagonisti, Katrina e Nicos:

Katrina aprì la bocca per protestare, ma non ebbe il tempo perché lui ne prese possesso in un modo che risvegliò sensazioni a lungo sopite, evocando il vivido ricordo di com’era stato bello fra loro.

Il corpo di lei aderì a quello di Nicos, assaporando per pochi brevi istanti la sensazione di essere di nuovo a casa. La lingua di Nicos le esplorò la bocca, prima delicatamente e poi più a fondo.

Come poteva avere ancora bisogno di lui?

Con un gemito riluttante, Katrina si scostò cercando di mettere un po’ di distanza fra loro. Il suo tormento era evidente, e lei dovette combattere contro un misto di rabbia e risentimento.

Ve lo immaginate lo stesso brano con la sua carovana irruente di passati remoti trasformata in un trenino di passati prossimi? «Katrina ha aperto la bocca per protestare...»; «Il corpo di lei ha aderito...»; «Katrina si è scostata...» Andiamo: i passati prossimi possono andar bene per descrivere qualche amplesso semestrale tra il ragioner Fantozzi e la moglie Pina, non certo per raccontare la passione che brucia i corpi di Katrina e Nicos!

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