Добавил:
Upload Опубликованный материал нарушает ваши авторские права? Сообщите нам.
Вуз: Предмет: Файл:
Grammatica.doc
Скачиваний:
1
Добавлен:
01.05.2025
Размер:
745.47 Кб
Скачать

Indicativo Quando il presente è futuro

Il tempo presente, insegna la grammatica, indica un’azione o un fatto che avvengono nel preciso momento in cui si parla. Le domande fatte a Magda dal puntualissimo Furio nel film Bianco, rosso e Verdone (1981), articolate per l’appunto sul filo del presente, non possono che riguardare cronometricamente questo tempo: «‘Magda, tu mi adori? ‘Sì...’ ‘E allora lo vedi che la cosa è reciproca?’». Non sempre, però, il presente esprime qualcosa che accade davvero nel presente. I due casi più vistosi che testimoniano questa curiosa, apparente contraddizione sono il presente in luogo del futuro e il presente storico.

«Domani facciamo festa»; «Fra un mese vado in vacanza». Qualcuno avrà già arricciato il naso: non si dice «Domani facciamo festa», si dice «Domani faremo festa»; non si dice «Fra un mese vado in vacanza», bisogna dire «Fra un mese andrò in vacanza»! Anche se la tradizione grammaticale e il senso linguistico comune considerano corrette solo le due frasi col futuro, la lingua parlata accoglie, in casi del genere, anche le frasi col presente. Chi ha ragione? La grammatica o l’uso? Ha ragione l’uso, senza ombra di dubbio. Nella lingua parlata, in frasi come quelle che abbiamo riportato, la collocazione dell’azione nel futuro è affidata non al tempo verbale (che dunque può essere benissimo un presente) ma alle determinazioni di tempo che accompagnano il verbo, cioè - per rimanere ai nostri esempi - domani e fra un mese. In più - udite udite - il presente usato come futuro, benché tipico dell’italiano colloquiale contemporaneo, è ben documentato anche nell’italiano antico. Gli esempi che seguono portano la firma illustre di Dante: sono tratti nientemeno che dalla Divina Commedia. Nella citazione iniziale c’è il testo originale, in quella immediatamente successiva la sua traduzione in prosa italiana moderna:

Di questa luculenta e cara gioia / del nostro cielo che più m’è propinqua, / grande fama rimase; e pria che moia / questo centesimo anno ancor s’incinqua (Paradiso IX, 37-40).

Di questo luminoso e prezioso gioiello del nostro cielo che mi è più vicino rimane una grande fama, e prima che questa fama venga meno, passano (=passeranno) ancora cinque secoli.

Pensa che questo dì mai non raggiorna! (Purgatorio, XII, 84).

Pensa che questo giorno non torna (= tornerà) mai più.

Lasciala tal, che di qui a mille anni / ne lo stato primaio non si rinselva (Purgatorio, XIV, 66).

La lascia così (devastata e malconcia) che da qui a mille anni non si rinselva (= rinselverà, cioè: non tornerà a adornarsi di rami e di foglie).

Peraltro, anche se queste testimonianze illustri (e le molte altre che potremmo presentare) non esistessero, non avrebbe senso considerare sbagliato l’uso del presente in luogo del futuro, perché la norma dell’italiano, come quella di qualsiasi altra lingua, non può fondarsi su indicazioni astratte, ma deve identificarsi con gli usi numericamente più consistenti dell’insieme delle persone che adoperano la nostra lingua.

Соседние файлы в предмете [НЕСОРТИРОВАННОЕ]