Добавил:
Upload Опубликованный материал нарушает ваши авторские права? Сообщите нам.
Вуз: Предмет: Файл:
Grammatica.doc
Скачиваний:
1
Добавлен:
01.05.2025
Размер:
745.47 Кб
Скачать

Pronomi indefiniti c’è qualcosa di nuovo

Il pronome qualcosa si usa tutte le volte che si vuole alludere in modo indeterminato a una o a più cose, in frasi come: «Cerchi qualcosa?», «Posso fare qualcosa per te?». «Qualcosa non mi ha convinto», «Fammi sapere qualcosa» e via dicendo. In qualche caso l’uso di questo pronome può essere fonte di dubbio e perplessità. In una frase come «da quando è andata via, qualcosa è cambiato in questa casa», il participio deve essere concordato come abbiamo fatto, cioè al maschile, oppure deve essere concordato al femminile (cambiata)? Tutte e due le soluzioni sono ammesse, anche se la prima, con il participio al maschile, è molto più comune della seconda. Da dove nasce questa doppia possibilità? Dal ratto che, sul piano grammaticale, il pronome qualcosa viene trattato come una parola sola, di genere maschile («Vuole vedere qualcos’altro?»; «Qualcosa è andato storto»); ma siccome contiene al suo interno la parola cosa, che è femminile, può anche essere avvertito e considerato da chi parla o scrive come femminile, e come tale concordato, condizionando il participio che lo segue. Qualcosa può anche essere un nome, in questo caso è sempre e solo di genere maschile, come nei famosi versi dell’Aquilone (1900) di Giovanni Pascoli:

C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, / anzi d’antico: io vivo altrove, / e sento che sono intorno nate le viole.

E quant’altro

In un articolo del «Corriere della Sera», il 30 maggio 2009, Paolo Di Stefano scriveva: «Onorevoli, senatori, ministri e quant’altro... E quant’altro è diventata, come i virus, una di quelle locuzioni invasive che una volta entrate nell’orecchio sono difficili da debellare. Tipo a livello di e nella misura in cui degli anni ruggenti, tanto per intenderci». Paolo Di Stefano aveva ragione. Ci sono espressioni che, in sé, non hanno niente di sbagliato, ma che nel corso del tempo, per l’uso eccessivo che se ne fa, hanno finito per diventare banali. Una di queste è e quant’altro, «un eccetera con il vestito della domenica», come lo ha definito Stefano Bartezzaghi. Nel linguaggio della burocrazia in cui è nata, questa combinazione di parole era ed è in genere accompagnata da un participio passato («e quant’altro ritenuto obbligatorio», «e quant’altro giudicato opportuno»). Poi, dalle carte polverose dei decreti e dei regolamenti, l’espressione, perso il participio passato che la accompagnava, ha cominciato la sua ascesa in altri campi.

Prima di segnalarne l’abuso che se ne fa, vediamone però qualche esempio illustre:

«L’Inghilterra, si sa, è la patria tradizionale delle bande giovanili e delle loro controculture: anche tutto il folclore che circonda il rock, fino a farlo diventare nocciolo antropologico, invece che puro intrattenimento musicale, ha attecchito soprattutto in Gran Bretagna, producendo mods e rockers e punk e quant’altro» (Ugo Volli, «la Repubblica», 12 luglio 1984).

«Le ricerche s’intende fervevano, sul luogo, montagne abruzzesi: elicotteri, sommozzatori e quant’altro, per trovare un epilogo alla tragedia nazionale» (Salvatore Mannuzzu, Procedura, 1988).

«Su di me gelatina di dinamite, martello pneumatico, ruspe, picconi e quant’altro non hanno mai esercitato alcun fascino oscuro» (Ermanno Rea, La dismissione, 2002).

«Una commissione che indagasse [...] sugli atti dei magistrati, come l’utilizzo della carcerazione preventiva o delle intercettazioni e quant’altro, sarebbe costituzionalmente illegittima perché configurerebbe un conflitto di attribuzione» (Piero Ostellino, «Corriere della Sera», 9 ottobre 2010).

Da queste testimonianze emerge che l’espressione e quant’altro, abbandonati i corridoi dei ministeri, ha cominciato la sua irresistibile ascesa negli anni Ottanta. Da allora non si è più fermata, trasferendosi dagli scritti di giornalisti e scrittori, che ne facevano e ne fanno un uso generalmente meditato e parco, ai discorsi d’ogni giorno, con un’unica funzione: sostituire i più tradizionali e innocui eccetera o e via dicendo, e diventando una moda. Non tutte le mode, però sono buone, e questa ve la sconsigliamo. E perché mai?, potrebbe domandarsi qualcuno. Perché quel quant’altro, nato per evitare elenchi di nomi, ha finito per infestare in modo eccessivo chiacchiere televisive o da bar, diventando un tic contagioso, sussiegoso e un po’ ridicolo, perché sottintende che la si sa lunga, che si potrebbero dire moltissime altre cose che vengono, invece, taciute. Un buon motivo per stare alla larga sia da e quant’altro sia da chi lo usa troppo.

Соседние файлы в предмете [НЕСОРТИРОВАННОЕ]