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Qualche curiosità in più: ella

L’estensione indiscriminata dell’uso del tu si manifesta oggi in situazioni un tempo impensabili. Può capitare che una persona di mezza età si senta dare del tu da un giovane commesso in un negozio di abbigliamento; può capitare che, in un’occasione sociale qualunque (una cena, un ricevimento, una festa e così via), due adulti che non si sono mai visti prima si diano del tu per una sorta di tacito accordo basato sulla presunta condivisione di conoscenze, amicizie o valori; capita sistematicamente che due avversari politici che non si conoscono si diano del tu per il solo fatto di far politica. Quest’ultima abitudine ha conosciuto talvolta delle eccezioni esilaranti. Il 26 maggio 2009, in una memorabile puntata di Ballarò», Sandro Bondi, dopo essersi infuriato con Dario Franceschini, pretese che questi gli si rivolgesse col lei e non più col tu che aveva usato fino a quel momento; Franceschini, obbedendo compassato, abbandonato il tu, si rivolse a Bondi col titolo di Eccellenza (suggerito dal protocollo per i ministri della Repubblica) e col pronome allocutivo più ossequioso di tutti: ella.

Ella, infatti, si adopera quando non si è in confidenza con qualcuno, uomo o donna, in situazioni molto formali. Ben più raro e ricercato del lei, ella compare nei discorsi ufficiali e nel linguaggio burocratico. Ella richiede sempre l’accordo grammaticale al femminile, anche quando ci si rivolge a un uomo. Il plurale di ella è loro, naturalmente, non certo voi: «Ella, Signor Ambasciatore, ha rappresentato il nostro Paese in modo degno; ed Ella, Signor Ministro, si è dimostrato un politico accorto e competente. Vogliano accettare il ringraziamento di tutta la nazione e mio personale».

Nell’italiano burocratico il lei è spesso sostituito, oltre e più che dall’Ella, dall’espressione la Signoria Vostra (in forma abbreviata la S. V), che richiede obbligatoriamente l’accordo al femminile, con la parola Signoria: «La S.V. è invitata a presentarsi presso quest’ufficio per comunicazioni che la riguardano». Questa forma, oggi confinata negli archivi polverosi dei ministeri, ha un passato elegante e raffinato e, come vedremo più avanti, può addirittura considerarsi l’antenata del nostro lei. Se oggi, ahimè, la usano i funzionari dell’Agenzia delle Entrate per inviarci la cartella esattoriale, un tempo la usavano i poeti per dichiararsi alle loro amate: «Di tanto prego vostra signoria [...] piacciavi sol ch’eo vostro servo sia» (Dante da Maiano); «Or donna, se la vostra signoria / piace avere in disdegno il meo servire...» (Cino da Pistoia); «Priegovi dunque, se ‘l mio priego vale / che via cacciate ogni malinconia, / e me, se io vi paio tanto e tale, / qual si conviene a vostra signoria, / in servidor prendiate» (= Perciò vi prego, se la mia preghiera conta qualcosa, di cacciare via ogni malinconia e, come si conviene alla signoria vostra, di prendere me come servo, se vi sembro adatto: Giovanni Boccaccio).

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