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...Molte eccezioni

Le poche regole che abbiamo indicato sono soggette a decine, centinaia di eccezioni. Qualche straniero che studia l’italiano potrebbe dire: «Ecco qua. L’italiano è come gli italiani: fatta la legge, trovato l’inganno; fissata la regola, spuntano le eccezioni». Non è così. Noi italiani non saremo perfetti (magari lo fossimo...) ma la nostra lingua non è il regno dell’anarchia: è il risultato della storia, il dominio della stratificazione, il territorio dell’incrocio e dello scambio. Molte forme, regolarissime in greco, in latino o in italiano antico, nel corso del tempo hanno dovuto percorrere sentieri accidentati, finendo in un’apparente periferia della grammatica. Eccone qualcuna.

Città

Città come Napoli, Milano, Messina, Torino, Bergamo, Catania, Urbino, Arezzo, Taranto sono maschili o femminili? Nel passato i nomi di città che avevano la desinenza in -o erano considerati maschili; oggi, invece, tutti i nomi di città vengono considerati femminili. Quindi si dice: la bella Torino, la mia Milano, la Palermo antica, sottintendendo sempre il nome città. É vero che uno scrittore famoso, Paolo Volponi, ha considerato maschile la sua città, e ha scritto in un romanzo: «Urbino [...] stretto e marrone, a punta e scontroso», ma agli scrittori, si sa, tutto è consentito.

Squadre di calcio

Dei nomi delle squadre di calcio alcuni sono maschili, altri sono femminili. Si possono individuare due linee o tendenze:

    1. I nomi delle squadre che ripropongono in forma identica il nome della città sede della società sono maschili: il Bari, il Bologna, il Brescia, il Campobasso, il Catania, il Cesena, il Foggia, il Napoli, il Messina, il Palermo, il Perugia, il Pescara, il Torino, il Venezia, il Verona (unica eccezione rilevante la Roma, che è femminile);

    2. I nomi delle squadre che non ripropongono in forma identica il nome della città sede della società o che non rinviano al nome di una città sono femminili: l’Atalanta, la· Casertana, la Fiorentina, l’Inter, la Juventus, la Lazio, la· Reggiana, la Reggina, la· Salernitana, la· Sampdoria, l’Udinese, la· Ternana, la Triestina (sole eccezioni il Genoa e il Milan, maschili, il cui nome è comunque molto simile a quello delle città dove hanno sede le squadre, cioè Genova e Milano).

Frutti

I nomi dei frutti sono quasi sempre femminili: la banana, la pesca, la noce, la mela, l’arancia; al frutto femminile corrisponde un nome d’albero maschile: il banano, il pesco, il noce, il melo, l’arancio.

Nei casi seguenti sia il nome del frutto sia il nome dell’albero sono maschili: il cedro, il fico, il lampone, il limone, il bergamotto, il chinotto, il mandarancio, il mandarino, il pompelmo.

I nomi dei frutti esotici sono quasi sempre maschili: l’ananas, l’avocado, il cachi, il kiwi, il mango, il litchi, il maracuja.

Un’ultima osservazione. Il plurale di frutto è frutti o frutta? I frutti indicano i prodotti delle piante: «i frutti dell’olivo»; oppure, in senso figurato, il risultato o il vantaggio che si ricava da qualcosa: «i frutti di una buona educazione». La (o le) frutta (con valore collettivo) indica i frutti che si comprano e si mettono a tavola: «un bel cesto di frutta»; «mettere la frutta in tavola»; «frutta fresca e frutta secca». Questa varietà di forme si spiega, ancora una volta, con la storia della parola. Dal latino fructus, maschile, in italiano si è avuto frutto, anch’esso maschile, che al plurale ha dato regolarmente i frutti. Nel latino tardo, accanto a fructus si è sviluppata un’altra forma usata solo al plurale, fructa, da cui si è avuto, in italiano, frutta, usato sia al singolare (la frutta) sia al plurale (le frutta).

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