Il verbo
Le bandiere tutte al vento per il grande avvenimento viene il VERBO quel regnante nel discorso il più importante a regione va superbo, è un monarca il grande verbo cos’è il verbo? E’ un’azione sia di cose o di persone per esempio io posso amare, posso scrivere e giocare e tu puoi sentire e bere, puoi studiare, poui cadere e la rosa può fiorire, può odorare, può appassire queste azioni che ho segnate tutte verbi son chiamate altri verbi vorrei dire, ma ho gran voglia di finire.
Guarda un verbo può finire solo in are ere o ire son le tre terminazioni dette tre coniugazioni è la prima quella in are, come andare, stare, entrare la seconda è quella in ere, come credere e vedere poi la terza è quella in ire, come offrire uscire e dire.
Pur nel verbo puoi notare il plurale e il singolare quando è fatta qualche azione da più cose o più persone certo allora è naturale che quel verbo sia plurale per esempio gli astri brillano, noi cantiamo, i bimbi strillano ma se invece è sola sola, quel che canta, brilla, vola una ed una solamente, quel che sboccia, strilla, sente ecco allor non puoi sbagliare, cono verbi al singolare perchè il verbo, insomma è detto, che si accorda col soggetto.
Giunto è il tempo di imparare tutti i verbi a coniugare prima l’essere e l’avere a puntin dovrai sapere quindi i verbi regolari, e poi quelli irregolari un po’ strano questo verbo, è davvero un re superbo or si mostra transitivo, or lo vedi intransitivo or lo trovi regolare, ora invece è irregolare ora è attivo, ora è passivo, spesso spesso è riflessivo e talvolta è impersonale, che regnante originale ed aggiungo che ha tre trono per le tre coniugazioni cinque modi ha per mangiare, molti tempi per ballare tre persone per suonare e due numeri a cantare tutta questa gran famiglia il cervello mi scompiglia.
Che vuol dire transitare? Transitar vuol dir passare ci son verbi transitivi, ci son verbi intransitivi riconoscerli dobbiamo, e dai primi cominciamo transitivo un vetro pare, che la luce fa passare fa passare ogni azione, quelle tristi e quelle buone e l’azione dal soggetto, passa al complemento oggetto transitivi son mangiare, bere, cogliere, aspettare bevo l’acqua, mangio un panino, colgo un giore, aspetto Gino qui la cosa è un po’ curiosa, se domando chi? Che cosa? e risposta mi darà, transitivo allor sarà oh, che modo sbrigativo, per trovare il transitivo.
Meglio il verbo INTRANSITIVO, ciò che fa, buono o cattivo sol per lui se lo mantiene, di passarlo se ne astiene non è vetro, nè cristallo, ma una lastra di metallo che non fa giammai passare, ogni luce che vi appare senza il complemento oggetto, qui l’azione resta al soggetto sono verbi intransitivi essi andarono, tu arrivi io cammino, noi entriamo, ci fermiamo e riposiamo.
Ecco il verbo ha forma attiva, e può aver forma passiva per spiegarlo stamattina, entro un po’ nella cucina mamma cuoce un buon cappone, chi la fa la bella azione? la fa mamma, che è il soggetto, la riceve poveretto quel cappone non più vivo. Ecco cuoce è un verbo attivo. Ma se dico, un po’ mutato, il cappone è cucinato qui il soggetto è quel cappone, che riceve lui l’azione ed il verbo è cucinato, in passivo s’è mutato.
All’attivo ed al passivo segue il verbo riflessivo questo verbo è un po’ burlone: il soggetto fa l’azione ed il verbo per diletto, la riflette sul soggetto e l’azione, in verità, così torna a chi la fa riflessivi sono coprirsi, annoiarsi, divertirsi nota bene, i verbi qui, voglion mi, ti, ci, vi, si l’ausiliare poi deve essere, sempre sempre sempre l’essere per esempio io mi diverto, ti sei alzato, si è coperto noi ci amiamo, voi vi alzate, esse si erano stancate ecco prendo uno specchietto, contro il sole poi lo metto lo specchietto cosa fa? lo riflette or qua or là guarda il sol come riluce, dove il gioco lo conduce spesso il verbo è uno specchietto, che riflette sul soggetto.
Allegria! Ora si pranza, ogni MODO una pietanza cinque i modi e cinque piatti, ben sarete soddisfatti se con calma mangerete, meglio i modi gusterete primo piatto INDICATIVO, segue poi l’IMPERATIVO è pesante il primo, è vero, ma il secondo è assai leggero CONGIUNTIVO è una portata, un po’ dura un po’ salata ma è seguita, meno male, da quel buon CONDIZIONALE e poi ecco l’INFINITO, che è quel dolce ben guarnito con GERUNDIO al cioccolato, PARTICIPIO zuccherato così il pranzo è terminato, ed i modi tu hai imparato.
Or del verbo senti quali, sono i modi principali quando dico “Mangio adesso”, il presente viene espresso ma se dico io ho mangiato, questo è un tempo già passato per futuro poi dirò, che domani mangerò.
Ora spiego e metto a posto, tempo semplice e composto quando è semplice ha una sola, voce, unica parola come: andavo, leggerò, studierebbe, lavorò questi tempi ora li detto: il presente e l’imperfetto il futuro e quel passato, che remoto è nominato pei composti è necessario, che intervenga l’ausiliario due parole allora avrai, e un composto formerai per esempio sono uscito, ero entrato, avrei gradito ai composti van segnati, e passati e i trapassati.
Ecco in essere e in avere, gli ausiliari puoi vedere essi debbono aiutare, gli altri verbi a coniugare questo ausilio è a loro imposto, quando un tempo vien composto qualche verbo ora ti dico, che dell’essere è un amico stare andare entrare uscire, cader scendere salire così scrivi essere andato, ero sceso, sarei stato altri verbi invece e tanti, sempre avere hanno davanti dici quindi io ho bevuto, hai pranzato, avrà creduto aver detto, avere udito, hanno scritto, avrei capito.
Claudio s’alza, fa un inchino, e poi dice pian pianino “L’uno e l’altro non dispiace, ma più l’essere mi piace sol per l’essere qui sono, e son vivo e sono buono scherzo sì ma in verità, chiudo in cuor tanta bontà or credete son fanciullo, gioco rido mi trastullo ma nell’anima io sento, un profondo sentimento per le cose vere e belle, per i fiori per le stelle per la mamma che consola, per gli amici per la scuola”.
Dell’avere ora ci parla, quella birba di Giancarla e Giancarla, con bell’arte, così recita la parte “Dell’avere che dirò? Le ricchezze io no, non ho non ho gemme perle ed ori, ma posseggo altri tesori altri beni ancor più rari, ho l’affetto dei miei cari ho la buona mia mammina, come un angelo vicina chi mi cura e che mi guida, che mi loda che mi sgrida poi un un cuor che non oscilla, ho una mente che scintilla ho una grande volontà, che un bel giorno fiorirà.”
Ecco qui le tre persone, che del verbo fan l’azione tante sono proprio come, le persone del pronome con cui vivono a braccetto, nell’accordo più perfetto e la prima vuoi trovarla? E’ colei la quale parla son di prima: io dico io chiamo noi verremo noi scriviamo la seconda per trovarla, guarda a quello a cui si parla di seconda son voi siete tu comprendi voi saprete e la terza puoi trovarla, in colei di cui si parla son di terza egli obbedì essi vanno il babbo uscì negli esempi son ben chiari, i plurali e i singolari.
Questo verbo impersonale, proprio agli altri non è uguale è un gran povero padrone, se gli mancan due persone e lo puoi sol coniugare con la terza singolare questi verbi son tuonare, grandinare, nevicare e poi piovere albeggiare e fioccare e balenare così dici pioverà, albeggiava, fioccherà ed aggiungi pur tuonò grandinava nevicò questi verbi poverelli, a me sembrano pur belli non ci trovi confusione, quell’imbroglio di persone così semplici e modesti, non son mai troppo molesti mentre invece ogni altro verbo, mette innanzi l’io superbo l’io gerarca l’io borioso, sempre l’io più pretenzioso verbi verbi, per pietà, un pochino d’umiltà e cercate essere uguali, ai colleghi impersonali.
